Nomi illustri si sono cimentati

Il plagio? Un diffuso peccato veniale
di Tullio Serafini

Quando eravamo a scuola, al momento del compito in classe, la prima cosa che ci veniva detta era che non dovevamo copiare; era un azione meschina per nascondere le proprie insufficienze di studenti.
Dunque, tutti sappiamo che copiare non è mai un bel gesto e, peggio ancora, quando si viene presi con le cosiddette mani nel sacco, come è successo anche ai grandi della letteratura studiati poi a scuola, ma che non si sono fatti scrupolo in vita di copiare con una certa delusione dei posteri.
C'è chi si è giustificato di questa azione per pagare i debiti, chi per amore e chi per... sbaglio, ma può anche capitare di scoprire il "delitto" anche dopo quasi un secolo, è il caso del grande drammaturgo italiano, Luigi Pirandello.
Era il 1908 e il nostro futuro premio Nobel non se la passava bene economicamente e aspirava alla cattedra alla facoltà di Magistero. Occorrevano però titoli per questo incarico e grazie all'editore Carabba pubblicò un saggio sull'umorismo.
Solo cento anni dopo l'italianista Daniela Marcheschi scoprì che erano stati presi per il libro spunti da molti autori specialmente stranieri.
Anche Ungaretti non ne fu esente, ma questa volta citò dei versi niente meno da Joyce solo per amore di una ragazza.
Il prolifico Emilio Salgari, il padre di Sandokan e del Corsaro nero, cedette in un momento di crisi finanziaria a causa della grave malattia della moglie nello scrivere il romanzo "Avventure tra i pellerossa" dove copiò pagine intere di un libro scritto su questo tema dall'americano Robert Montgomery Bird, alterando solo qualche nome o alcune parti del testo. Una debolezza che sfruttò anche per il libro "Caverne dei diamanti", ma questa volta si servì di vari autori inglesi poco conosciuti.
Un altro grande della nostra letteratura, Edmondo De Amicis, non esitò a raccontare il suo viaggio in Spagna in occasione della ascesa al trono del re Amedeo Ferdinando Maria di Savoia Aosta pubblicato dalla Nazione di Firenze, peccato che le pagine più belle del reportage erano tratte dal Voyage en Espagne di Théophile Gautier, scritto nel 1843.
Anche i moderni però non sono da meno.
Così Susanna Tamaro in una lettera aperta sul Corriere ammette di aver sempre copiato da autori come Sant'Agostino, da Montaigne, da Pascal, da Murasaki, da Kafka, da Leopardi, da Montale, da Martin Buber, dalla Bibbia, dal Talmud, da Tolstoj, da Dostoevskij, da Shakespeare, da Bonhoffer, da Schopenhauer, da Rilke, da Wittgenstein, da Khrisnamurti e molti altri, non per mancanza di idee, precisa, ma per cultura di chi ha letto molto nella sua vita e poi lo riporta nei suoi libri.
È proprio vera la massima, ripresa da Massimo Filoni, che recita "Quando rubi da un autore è plagio, quando rubi da tanti è ricerca".
Passiamo la frontiera e andiamo in Francia dove abbiamo un recente caso di plagio da parte dell'ex direttore del prestigioso Figaro e uno dei critici letterari francesi più in vista, Joseph Macé-Scaron, che ha pubblicato il libro Ticket d’entré, tra i più venduti della stagione, peccato che a rovinare la festa si scopre, grazie ad una lettrice, una serie di evidenti plagida un romanzo americano di Bill Bryson, Cronache da un grande paese.
Joseph Macé-Scaron, una volta scoperto, con grande onestà ha ammesso subito la sua stupidaggine.
Lo stesso era capitato ad un "immortale" dell'Accademia di Francia, Hanry Troyat, il quale nel 2003 fu condannato da un tribunale per contraffazione parziale di un suo libro.
Gli autori che sono incappati in questo peccato letterario sono molti da Jonathan Swift a Laurence Sterne, da Martin Luther King a Samuel Coleridge e ancora tanti altri.
Scriveva già nel IV secolo il grammatico latino e maestro di san Girolamo, Elio Donato: "Chi se ne importa di chi ha avuto prima di noi le nostre stesse idee", bisogna vedere poi che cosa si fa di questi furti letterari: se una sciocchezza o un opera d'arte.
Comunque, nel mio piccolo, per onestà, anche chi scrive non è esente dal copiare, ho spulciato tutto da internet.

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