"Jean Auguste Dominique Ingres, Apotheosis of Homer, 1827" di Jean-Auguste-Dominique Ingres - wartburg.edu. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jean_Auguste_Dominique_Ingres,_Apotheosis_of_Homer,_1827.jpg#/media/File:Jean_Auguste_Dominique_Ingres,_Apotheosis_of_Homer,_1827.jpg

Iliade ed Odissea: una storia riscritta
di Riccardo Liberati

Chiunque abbia un minimo di cultura scolastica ha letto almeno una volta nella vita, qualche passo dell’Iliade e dell’Odissea. Personaggi come Achille, Ettore, Ulisse e Penelope sono entrati da secoli a far parte del nostro immaginario collettivo e tutti sappiamo che Itaca è la patria del furbo Ulisse, così come il promontorio del Circeo a sud di Roma è il posto dove la maga Circe mutò l’equipaggio della nave di Ulisse in animali.
Da oltre duemila anni abbiamo ambientato gli episodi della guerra di Troia e dei suoi eroi, nel mare mediterraneo e dopo Heinrich Schliemann siamo convinti che Troia, l’antica Wilusa, sia situata nella moderna Turchia.
Tutto questo perché il poeta Omero, uno dei più grandi di tutti i tempi, ha narrato le sue opere ambientandole nel ‘Mare Nostrum’.
Ma da quando la storiografia tedesca ha iniziato a leggere o meglio a rileggere ed analizzare le opere degli antichi in chiave razionale, ci si è accorti che qualcosa non torna. Omero sembra non conoscere minimamente la geografia del mondo egeo.
Non solo, anche la meteorologia non sembra proprio il suo forte. Nell’Iliade e nell’Odissea, parla di situazioni ambientali che con il temperato mare che costeggia l’Italia e la Grecia, non hanno nulla a che vedere.
Non tornano i nomi dei popoli, non tornano i conti sulla durata dei percorsi e in fondo, non tornano neanche i toponimi.
Per circa due secoli, gli storici e gli archeologi si sono affannati a cercare una soluzione dell’enigma e qualcuno ha suggerito che Omero potesse essere semplicemente un ‘cantastorie’ e che sia l’Iliade che l’Odissea siano in effetti un prodotto della fervida fantasia dell’autore.
Ma anche qui i conti non tornano perché Omero sembra conoscere perfettamente gli argomenti di cui parla ed in alcuni punti è anche estremamente preciso.
E allora? E allora, il mistero era sempre più fitto.
Fino a quando un ingegnere nucleare romano appassionato di opere omeriche, l’Ing. Felice Vinci, durante un suo viaggio nel mare del nord, ha una intuizione.
E se le opere del poeta greco fossero ambientate nel mare del nord? In breve tempo ci si accorge che ambientando le opere in quelle zone, tutto il mistero che circondava l’Iliade e l’Odissea, di fatto svanisce. I conti che non tornavano, tornano tutti ed anche i toponimi sembrano concordare con quelli omerici. Vinci pubblica un libro: ‘Omero nel Baltico’ dove descrive la sua teoria. All’inizio nessuno vuole credergli.
Dopo millenni di ‘grecisti’ abituati a collocare le opere omeriche nel nostro mare, nessuno vuole dargli fiducia. Ma dopo lo scetticismo iniziale, anche i più agguerriti si arrendono e oggi la teoria di Felice Vinci viene insegnata persino in alcune università degli USA. Ma come è possibile che il ‘greco’ Omero abbia raccontato la storia di una guerra che si svolge tra la Finlandia e le isole Faeroer?
La risposta è semplice: popoli abitanti nelle regioni scandinave, scesero verso sud, quando il clima cambiò. Nel momento in cui il freddo divenne insopportabile, alcuni abitanti del nord Europa andarono a cercare il caldo ed il sole nel sud ed alcuni si fermarono nelle isole dell’Egeo e nel Peloponneso.
Omero d’altro canto, parla di navi che hanno una strana somiglianza con quelle vichinghe e queste furono probabilmente le navi con cui i popoli nordici migrarono a sud. Omero quindi descrive popoli, uomini e situazioni verificatesi non qui nei nostri mari, ma nei freddi mari scandinavi. D’altro canto uno studioso tedesco, Karl Jax, si è accorto che degli dei e delle dee greche, non ce n’è uno che non avesse i capelli chiari. Eraclido Critico a proposito delle donne tebane scriveva: “Sono per la grandezza dei corpi, l’andatura e i movimenti, le donne più perfette dell’Ellade.
Hanno capelli biondi che portano annodati sul capo”.
E Apollonio Rodio, poeta del III° secolo a.c. scriveva nel secondo libro delle sue Argonautiche che l’equipaggio della nave Argo, la nave che portava i migliori eroi greci nella Colchide alla ricerca del vello d’oro, erano tutti biondi. Insomma pare che ci si debba rassegnare: gli abitanti della Scandinavia non erano gli energumeni barbuti e feroci che hanno sempre rappresentato i barbari ‘par excellence’, ma uomini dotati di cultura e di profondi sentimenti. Dalla mescolanza della loro stirpe con quella dei popoli mediterranei è nata la moderna civiltà occidentale, con buona pace di quelli che ancora insistono a considerare le razze ‘pure’ come veicoli di civiltà.

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