Storia di un equivoco

La chiesa di Roma e la donna
di Riccardo Liberati

Una delle principali accuse che viene formulata contro la Chiesa Cattolica è quella di essere sempre stata e di continuare ad essere anche al giorno d’oggi, profondamente misogina. Il presunto oscurantismo del mondo cattolico avrebbe relegato le donne ad una posizione di serie B, nella storia dell’Occidente cristiano.
Premesso che non si capisce per quale motivo l’accusa di misoginia dovrebbe riguardare principalmente la Chiesa di Roma e l’Occidente, dal momento che non risulta che in altre parti del mondo la condizione femminile sia considerata molto diversa, occorre distinguere ciò che è pura propaganda fomentata da un odio anti romano, quasi totalmente di matrice protestante ed in particolare anglosassone, dai fatti storici reali.
Iniziamo con il chiarire che nel mondo greco – romano, dal quale la tradizione cattolica prende spunto, vi era una netta distinzione tra il maschile ed il femminile, intesi non soltanto come archetipi, ma come ruoli definiti e che il ruolo della donna non era secondario, ma complementare.
L’archeologa lituana Marija Gimbutas, sostiene che la società patriarcale ha tolto la dimensione sacra alle donne e che questa dimensione era presente nell’antica Europa matriarcale preindoeuropea. La questione è estremamente delicata e occorre sfrondare il campo da tutte le posizioni preconcette che potrebbero inficiarne una corretta valutazione.
Se è vero che le società indoeuropee erano guerriere e che quindi la forza fisica dava un vantaggio a chi la possedeva e cioè all’uomo, è anche vero che nel pantheon greco – romano, la presenza dell’elemento femminile era notevole.
E’ stato il mondo israelitico a creare una figura divina di tipo esclusivamente maschile, anche se nella mistica ebraica, la Qabbalah, rimangono tracce di una antica presenza femminile, la Shekinah risalente alla religione semitica arcaica.
La riforma protestante, nel suo aperto odio nei confronti di tutto ciò che Roma rappresentava, sposò la visione ‘maschilista’ israelitica, contrapponendola a quella romana più equilibrata. Nel mondo protestante la figura della Madonna, è praticamente un accessorio, mentre nel mondo cattolico, questa viene archetipicamente associata alla dea madre. La madre di Cristo non ha soltanto la funzione di ‘creare’ Cristo, ma anche quella di fare da mediatrice tra il divino e l’uomo, come la antichissima Shekinah semitica.
Che nel mondo classico non fosse riservato spazio sacro alle donne è semplicemente falso.
Pensiamo ad esempio alla cosiddetta festa della romana ‘Bona Dea’ che per un pelo non causò enormi problemi al futuro conquistatore della Gallia o alla tragedia delle Baccanti di Euripide in cui la donna aveva il suo spazio sacro, per giunta precluso totalmente all’uomo.
L’antichità classica si avvicina, anche se con modalità differenti, alla compenetrazione tra Yin e Yang tipica del taoismo. Tale compenetrazione significava l’impossibilità di concepire la realtà senza accettarne gli opposti che divenivano quindi complementari.
Archetipicamente, la componente maschile era connessa alla trasformazione, al dominio, al fuoco, mentre quella femminile, protettiva, era connessa all’armonia con la natura, al mantenimento dello ‘status quo’, all’acqua che modifica la sua forma, mantenendo la sua natura. Non poteva esistere Yin senza Yang, distruzione senza creazione.
Altra osservazione degna di nota è che nelle prime fasi del cristianesimo, le conversioni riguardavano molto più donne che uomini.
Come hanno fatto osservare il sociologo Rodney Stark, molte affermazioni attuali sulla Chiesa cattolica sono semplicemente infondate e frutto di malafede quando non addirittura di odio preconcetto.
Lo storico Henry Chadwick, ad esempio, ha scritto che “il cristianesimo sembra aver riscosso un successo speciale fra le donne.”
Anche von Harnack ha chiarito che la percentuale di donne convertite nel primo secolo del cristianesimo era molto maggiore di quella degli uomini.
Se le donne avessero visto il mondo cristiano che allora era esclusivamente romano, come oscurantista e ferocemente maschilista come certi epigoni dei primi predicatori protestanti vogliono far credere, se ne sarebbero tenute alla larga. Cosa che non avvenne.
E’ esattamente il contrario di ciò che gli odiatori di Santa Romana Chiesa affermano.
Oggi semmai, è il capitalismo protestante che ha promosso l’uomo ad unico modello di riferimento. Idee come il successo economico e la creazione di ricchezza, figure come l’imprenditore di successo del tipo Bill Gates, finanzieri d’assalto alla Soros e grandi detentori di potere come i Rothschild o i Rockefeller, sono figure esclusivamente maschili ai quali la donna è costretta ad adeguarsi. Il mondo moderno, in cui l’archetipo di Wotan nordico e protestante ha sposato quello di Jaweh, non lascia spazio alle donne che sono costrette ad omologarsi.
La cosiddetta ‘parità’, altro non è che un disperato tentativo di omologazione all’uomo ed a tutto ciò che da lui proviene, rinunciando alla propria natura femminile.
E’ proprio in seno alla Chiesa di Roma che questo scempio non viene perpetrato, in quanto l’archetipo junghiano della vecchia dea madre sopravvive con il culto della Vergine Maria, madre di Gesù. Nell’attuale mondo di stampo protestante, la donna se vuole avere ‘successo’ è costretta a fare l’imprenditrice, la manager, l’avvocato, tutti mestieri inventati dall’uomo, rinunciando alla sua natura che non è certo quella di starsene relegata ‘tra i fornelli’ come certe femministe d’assalto vanno ciarlando.
Se la civiltà occidentale è in piena crisi è proprio perché ha rinunciato all’elemento equilibratore ed armonizzante femminile, forzandolo ad omologarsi a quello maschile.
Di questo, la Chiesa di Roma non ha nessuna colpa checché ne dicano i vari Dan Brown.

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