Problemi irrisolti per l’eventuale uscita della Gran Bretagna dall'Ue

Brexit? Questo è il dilemma
di Gianfranco Cannarozzo

Dopo 40 ore di negoziazioni, Gran Bretagna - Europa, volte ad ottenere, come da accordo, un maggior controllo sulle proprie frontiere, mantenendo un maggior controllo sul proprio welfare, accessi limitati ai benefici, maggior autonomia per le banche, le assicurazioni e le istituzioni finanziarie dal Codice Unico che si propone di fornire le norme armonizzate con le varie istituzioni in tutta l'UE, più noto come il “single rule-book” europeo, il premier britannico David Cameron confida nel referendum del 23 giugno, auspicandosi che il popolo inglese voti “SI” per rimanere nell’Europa, con un ruolo da leader con la consapevolezza che sarà l’unica possibilità per esprimersi a riguardo, anche perché non è in previsione un secondo accordo con Bruxelles.
Il premier londinese è molto fermo nella sua posizione e attacca aspramente la Brexit (l’accordo Regno Unito - UE) sostenendo che il Regno Unito abbia bisogno di rimanere nell’Unione Europea per continuare ad essere un Paese forte e che la Brexit rappresenta solamente un salto nel buio che può solo minacciare e creare insicurezze nel mercato e nell’economia nazionale, affermando ancora il rischio del restare isolati contro una coalizione che si prenderà cura dei Paesi membri e solo successivamente, forse, si concentrerà negli aiuti per gli altri Paesi come per esempio l’UK.
Queste preoccupazioni non hanno fatto altro che marcare il diverbio con Johnson, il sindaco di Londra, il quale non fa mistero del suo essere dichiaratamente pro - Brexit accendendo così un dibattito dai toni caldi con il Premier il quale, intervistato dal Telegraph, ha espresso il suo impegno per il bene della nazione e che non intende correre un’altra volta per la rielezione, accusando e rassicurando il sindaco londinese il quale secondo Cameron sfrutta la Brexit come pretesto per mirare alla leadership dei Conservatori.
“Spazzatura” (rubbish) questa è stata l’unica parola che Cameron ha ottenuto dopo aver tentato inutilmente di spiegare a Johnson per quale motivo la Brexit porterebbe al Regno Unito solo problemi e nessun vantaggio, sostenendo quanto sia impensabile abbandonare un’Europa sempre più forte e coesa.
Parole vane.
L’unico risultato ottenuto è stata una svalutazione ai minimi storici che ha portato la sterlina britannica a perdere l’1,3% sul dollaro (1,4058 dollari) e un rialzo dell’1,2% dell’euro sulla sterlina (0,7828) a seguito dell’annuncio del referendum.
A tal proposito, l’analista della Société Générale Kit Juckes ha espresso le proprie preoccupazioni poiché questo clima di tensioni e di incertezze, che durerà fino al giorno fatidico, non farà altro che portare indebolimenti della sterlina.
Con la Brexit, se si dovesse attuare, lo scenario che si presenterebbe sarebbe quello di una rottura degli accordi commerciali e politici con l’Unione Europea con una conseguente scossa politico-finanziaria, che porterebbe la sterlina a una svalutazione nei confronti della moneta unica e del dollaro, come già si può notare dai Mercati, con un conseguente aumento dell’inflazione, che potrebbe costringere la Bank of England a interrompere il ciclo monetario, alzando i tassi di interesse avvantaggiando quindi le esportazioni, e questo potrebbe però creare non pochi problemi alla BCE che si troverebbe in grandi difficoltà per mantenere bassi i tassi a causa dell’eventuale spostamento della gran parte dei capitali attratti dal Gilt britannico, creando problemi di notevole rilevanza all’UE.
Se quindi nel Regno Unito dovesse passare la Brexit potrebbe verificarsi un effetto a farfalla i cui effetti coinvolgerebbero l’Unione Europea e tutti i mercati finanziari.
Malgrado i sondaggi che vedono la gran parte dei politici inglesi d’accordo con la Brexit, l’ultima parola spetta al popolo, che dalle ultime statistiche risulta al 49% circa in linea con l’uscita dall’UE, complice forse il fatto che essa, sia vista come una chimera, un’entità astratta e misteriosa con cui si siglano accordi, bistrattando i propri parlamentari come se fossero un governo non eletto e inutile, e non guardando alla Comunità Europea per quello che realmente è e rappresenta: un sistema vivo di cui il Regno Unito fa pienamente parte ed è chiamato ad esprimersi mediante il voto.
Non ci resta che restare a guardare, in attesa del giorno decisivo e pensare a quali scenari geo-politico-economici potremmo doverci preparare.

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