Foto di vetereantonio tratta da pixabay, public domain

Tra speranza e ricerca

Emergenza ulivi in Puglia
di Miriam Gambella

E lì negli assolati uliveti,
dove soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura esistono,
lì il prodigio, la capsula perfetta dell’uliva che riempie il fogliame con le sue costellazioni:
più tardi i recipienti, il miracolo, l’olio. (Pablo Neruda)

Queste sono parole dolci e soavi che dipingono un paesaggio incantevole, dove i maestosi ulivi regnano sulla terra arida soverchiati dal manto blu del cielo, dove le loro rigogliose fronde riparano dal sole cocente della bella stagione. Proprio con questi versi Pablo Neruda sembra aver reso l’immagine di uno dei tanti campi pugliesi, ricchi di ulivi centenari; ma oggi, lì nel Salento, gli ulivi non sono poi così rigogliosi come una volta ma sono minacciati da un batterio che li sta distruggendo dall’interno: la Xylella fastidiosa.

La Xylella fastidiosa è un batterio, appartenente alla famiglia delle Xanthomonadaceae, che si stanzia e conduce il suo ciclo vitale all'interno dell'apparato conduttore della linfa negli alberi, cioè nei vasi xilematici dove sono trasportanti sali minerali e acqua; tale infezione ne impedisce il flusso continuo provocando gravi danni alla pianta.
Questo batterio ha trovato una dimora stabile negli ulivi secolari del Salento, le prime manifestazioni ufficiali del caso risalgono alla fine del 2013 ma molto probabilmente già nel 2008 gli agricoltori pugliesi si erano accorti dei danni che questo piccolo microrganismo stava generando.
Cosa provoca agli ulivi l’annidamento di Xylella?
Sicuramente nulla di buono! Infatti, è il responsabile degli imbrunimenti sia dei rami che del fusto, provoca il disseccamento della chioma degli uliveti ed infine, causa la bruscatura delle foglie. Quando si tratta di Xylella negli ulivi pugliesi, fenomeno presente soprattutto nella provincia di Lecce e di Brindisi, si sta parlando del complesso del disseccamento rapido dell’olivo, sintetizzato con l’acronimo CoDiRO. A causa di ciò la produzione di olio pugliese, rinomata per l’altissima qualità, è stata dimezzata di anno in anno, trend che purtroppo fatica a riprendere quota. L’infezione della Xylella ha colpito anche in California dove il batterio ha intaccato maggiormente gli alberi di vite, ma oltreoceano il problema è stato arginato spostando direttamente la vigna in un’altra zona, cosa che in Italia che non è possibile; difatti, come riporta la Coldiretti, solo in provincia di Lecce vi sono 500mila ulivi secolari, alcuni risalenti addirittura al 1200.
Al MUST di Lecce il 18 Luglio scorso si è tenuto il convegno Lotta alla Xylella: le prospettive della ricerca, organizzato da Coldiretti, dove hanno partecipato: Riccardo Valentini, Antonio Pepe, Direttore Distretto Agro-alimentare Regionale, Giuseppe Ciccarella, dell’Università del Salento, Donato Boscia, Maria Saponari e Nicola Savino, IPSP – CNR Bari, Disspa – Università di Bari e CRFSA, Giovanna Mangialardi, Ingegneria dell’Innovazione – Università del Salento.
È stata un’intera giornata dedita alla ricerca per combattere la Xylella fastidiosa. È intervenuto Riccardo Valentini, fisico, esponente del Comitato Strategico della Fondazione CMCC e autore dei report IPCC, aprendo il suo intervento al convegno con: “Ormai sappiamo che a causare la malattia degli olivi è il batterio Xf ma anche la sindrome del disseccamento rapido dell’olivo risente del problema globale dei cambiamenti climatici. I cambiamenti climatici sono ormai una realtà, riguardano tutti noi e hanno delle implicazioni importanti per i nostri ecosistemi. Gli alberi ne risentono molto […]. In condizioni di stress idrico dovuto a particolari condizioni climatiche, le difese di una pianta s’indeboliscono: se osserviamo la mappa della mortalità delle piante nel mondo, possiamo osservare che negli ultimi decenni è andata aumentando. Anche qui in Salento, in condizioni di stress, le piante di olivo risulteranno più suscettibili a Xf”.
Pertanto, secondo Valentini, oltre a combattere il batterio della Xylella fastidiosa si dovrà indagare, nei prossimi anni, in primis quanto questa infezione sia correlata alle condizioni climatiche e in secondo luogo si dovranno installare dei sistemi di monitoraggio sul campo per l’identificazione precoce delle piante infette. A tal proposito, il team di ricercatori CMCC ha progettato dei sensori che: “permetteranno di misurare il trasporto idrico all’interno della pianta, l’umidità del fusto, e le variazioni nella colorazione delle foglie” in tal modo da monitorare lo status della pianta, intervenendo tempestivamente in caso di infezione.
Ad oggi non vi è una cura effettiva e definitiva per sanare le piante affette dalla Xylella, ma le ultime ricerche testimoniano di un tentativo speranzoso derivante dall’innesto dell’ulivo infetto con due varietà, il leccino e la favolosa che sono resistenti al batterio, in tal modo la pianta si dovrebbe salvare generando una nova e fiorente chioma.

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