Tasse (Foto Pixabay - Creative Commons CC0)

Le conseguenze di una tassazione unica ad aliquota fissa

In tema di Flat Tax
di Gianluca Di Russo

Quando si entra in periodo elettorale ne sentiamo di tutti i colori e per tutti i gusti così che anche il termine “propaganda” arrossisce sotto l’effetto degli slogan acchiappavoti. Nelle innumerevoli proposte dibattute sui media, e riportate nel nostro giornale, riprendo con piacere il tema del riordino fiscale, con la flat tax che è sottoposta all’esame del caso.

Senza scomodare la nostra Costituzione, che ormai sembra essere vilipesa a piacere da tutti gli schieramenti, riportiamo l’analisi sulle effettive implicazioni che una tassazione unica ad aliquota fissa porterebbe nel nostro sistema paese, nell’attuale contesto politico ed economico.

La progressività dell’imposta, prerogativa dell’ambiente di sinistra, si rifà al concetto di redistribuzione della ricchezza prodotta, con i più ricchi che sono maggiormente colpiti con le aliquote IRPEF crescenti all’aumentare del reddito.

Nel nostro sistema ad aliquote progressive, la parte nascosta e molto trascurata dall’analisi dei media è relativa alle detrazioni e deduzioni che si riferiscono ai familiari a carico, alle spese per scuola e sanità e altre voci che consentono uno sgravio di imposta complessivo che si attesta sui 100 miliardi di euro.

L’adozione di una flat tax ad aliquota unica, senza la precisazione dei livelli di no tax area e delle voci di detrazioni e deduzioni, appare come un castello vuoto, messo lì a tentativo di portare un cambiamento nella speranza che qualcosa succeda, come per magia.

L’unico effetto universalmente riconosciuto sarebbe quello di una sostanziale semplificazione e minor oneri, sia per il contribuente sia per l’amministrazione fiscale, in termini di compilazione ed accertamenti.

Il risultato, che rimane nell’immaginario collettivo come un’oasi nel deserto, è quello di un abbattimento delle imposte che avvantaggia, in termini relativi, chi dichiara e guadagna di più, con effetti limitati per i redditi medio bassi.

Le stime di un mancato gettito fiscale, dai 30 ai 60 miliardi di euro, difficilmente potrebbero essere recuperate con la lotta all’evasione o all’emersione di attività produttive, per ragioni semplici: l’aliquota della flat tax influisce sull’Irpef, sulla tassazione dei redditi delle persone fisiche, al 90% composta da dipendenti e pensionati, mentre l’evasione riguarda l’IVA non versata da società e aziende, con escamotage fiscali e balzelli vari, senza trascurare tutto il sommerso, tipico del nostro paese.

Nell’attuale contesto, una politica fiscale espansiva potrebbe essere intrapresa solo ed esclusivamente in deficit, ma il termine è ormai demonizzato a tal punto che nessun politico si permette di utilizzarlo, pena la pubblica gogna.

I bilanci, anche quelli inerenti lo Stato, si chiudono con entrate e spese effettive e le entrate presunte non sarebbero viste di buon occhio dai commissari europei, di certo non inclini alla benevolenza nei nostri confronti.

Soluzioni semplici e risolutive non ce ne sono, se non partire da dibattiti e discussioni fuori dal periodo carnevalesco.

 

 

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