Grafico deficit pil

Flat tax e reddito di cittadinanza, le proposte elettorali del governo giallo-verde

Il giudizio dei mercati
di Gianluca Di Russo

Tra le varie proposte, o meglio, promesse elettorali del governo giallo-verde, le due più dibattute sono senz’altro la flat tax e il reddito di cittadinanza.

Le due misure, in base alle stime più o meno attendibili, costerebbero e peserebbero sul bilancio statale circa 70 miliardi di euro.

L’attenzione dei giornali e delle agenzie di rating punta molto sulle notizie e i proclami degli esponenti di governo, sottolineando a colpi di spread le difficoltà che l’esecutivo incontrerà nell’attuare le proposte sbandierate a mezzo stampa.

La riluttanza dei mercati sull’indirizzo del debito italiano mette in guardia sulla manovrabilità della politica economica italiana fiaccata da vincoli europei, alto debito e bassa crescita.

Tra le poche voci pro governative, alcune hanno sottolineato la completa assenza di connotati scientifici ed economici sul rapporto deficit/pil, che secondo gli accordi di Maastricht deve attestarsi al 3%, ma è stato lo stesso ministro economico Tria a gettare acqua sul fuoco, dichiarando che gli accordi europei verranno rispettati e che l’Italia seguirà con attenzione i vincoli sul deficit e sul debito pubblico.

Inutile sottolineare che la stragrande maggioranza dei paesi dell’Unione, in primis la Francia, ha raramente rispettato il 3% di deficit, ma a tutt’oggi è l’Italia alle prese con forzature di bilancio e tentativi di ripresa o status quo e recessione dietro l’angolo.

Sia da parte del Movimento 5 stelle, sia da parte Leghista ci sarebbe la volontà di portare l’indebitamento al 2,9%, sforando così l’impegno del precedente governo, già indicato nel Def, di rimanere intorno allo 0,9%.

In assenza di maggiore spesa, sarebbe impossibile ipotizzare riforme sia fiscali sia assistenziali, e le promesse di flat tax e reddito di cittadinanza rimarrebbero tali, con la ricaduta in termini di consenso e fiducia da parte degli elettori.

In previsione della mancanza di paracadute, che il QE (allentamento quantitativo) di Draghi ha rappresentato per i debiti sovrani dei Paesi maggiormente in difficoltà, è ai mercati che il ministro dell’economia Tria riserva le sue attenzioni.

Come rifinanziare 400 miliardi di debito da qui al prossimo anno, in un clima di incertezza economica, con crescita bassa e tensioni protezionistiche diffuse per il mondo?

I messaggi da inviare sono fiducia, rispetto dei parametri e una finanziaria sulla falsariga degli ultimi anni, che hanno portato il Paese in una spirale recessiva dalla quale non si riesce ad uscire.

Soluzioni semplici non ce ne sono, ma se il vice premier Di Maio dichiara che preferisce il benessere dei cittadini alla reazione dei mercati le strade si interrompono ad un bivio: o l’Europa e la Banca Centrale garantisce il debito o una nuova banca sovrana lo dovrà fare al suo posto, a meno che la vicinanza del presidente Trump all’attuale esecutivo apra scenari al momento inimmaginabili.

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