Banconote (fonte Pixabay)

Rischi e conseguenze per l'Italia

Deficit - Per una virgola in più
di Gianluca Di Russo

La discesa di Mario Draghi, a colloquio con il Presidente Mattarella, è il chiaro e lampante segnale di avvertimento, già reso esplicito dal “nein” europeo, della piega che il governo italiano sta prendendo in ordine di finanza e conti pubblici.

La manovra presentata al Def, con un deficit al 2,4% per il 2019, infrange le regole europee e pone l’Italia in scontro con i vertici di Bruxelles.

Al di là delle dichiarazioni da cabaret di molti esponenti politici, le considerazioni più opportune riguardano i possibili movimenti tellurici finanziari che il futuro ci riserverà.

E’ ormai risaputo che la gestione post crisi del 2008 da parte dell’Europa ha portato sconquassi in tutti i paesi, con un allargamento della povertà e misure che hanno alimentato la disgregazione sociale ovunque, ma le regole stabilite dai trattati sembrano essere inviolabili e irriformabili, con l’impronta mercantilista tedesca a dettare la linea di politica economica europea.

Molti paesi, tra i quali Francia, Spagna e Grecia, stanno pensando di emulare l’Italia proponendo dei deficit più elevati per consentire delle manovre espansive e dare sollievo con maggiori ammortizzatori sociali ed evitare così la crescita esponenziale dei movimenti populisti e anti austerità.

Non ci è dato sapere la natura dei discorsi intercorsi tra il Presidente della Repubblica e il Governatore della Bce, ma possiamo ipotizzare che nelle stanze del Quirinale Mario Draghi abbia descritto le conseguenze possibili dell’atteggiamento anti Unione Europea da parte del nostro governo.

Il rischio maggiore, per un Paese privo di una banca centrale che intervenga in momenti di difficoltà, è che le agenzie di rating declassino il nostro debito a livello di spazzatura “junk bond”, con la conseguenza di una spirale di vendite dei nostri titoli e un innalzamento dello spread a livelli insostenibili per le casse dello Stato, che non avrebbe più misure e fonti di finanziamento per la gestione ordinaria e i pagamenti di pensioni e stipendi.

In questo malaugurato scenario, rimarrebbe solo il ricorso all’Omt (Outright Monetary Transactions), il meccanismo di aiuti previsto in sede europea per i Paesi in difficoltà, con l’implicito commissariamento da parte della Troika, ossia i vertici europei che imporrebbero misure di “risanamento” stile Grecia, con tutte le conseguenze che conosciamo.

Scenario alquanto indigesto per noi cittadini del Belpaese, ma che assume contorni veritieri in riferimento alle cronache recenti che giungono da Grecia , Spagna e Portogallo.

La partita di poker che si sta giocando sembra però essere più sottile e snervante: può l’Europa permettersi, dopo le tensioni con i Paesi dell’Est e la Brexit, di aprire un altro fronte di scontro con un Paese fondatore e terzo contribuente netto dell’Unione?

Le elezioni europee del prossimo anno sono un obiettivo vicino per tutti i movimenti anti austerità e anche la posizione di forza della Germania si sta incrinando dinanzi alla frammentazione politica interna al Paese teutonico, con la Cancelliera Merkel sempre più in difficoltà sul fronte della politica interna.

Il “peccato originale” è aver consegnato alle agenzie di rating le sorti di ospedali, pensioni e vita civile di un Paese sovrano, ma ora che la partita è in corso bisognerà assistere e vedere se sarà un grande bluff.

 

 

 

 

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