Tour Eiffel (fonte foto Pixabay)

Proteste in piazza mettono in subbuglio l’opinione francese

I Gilet gialli - Un paese in rivolta
di Gianluca Di Russo

Il tanto atteso summit del G20 in Argentina di questi giorni distoglie l’attenzione dalle rumorose e colorate proteste di piazza che stanno avvenendo in Francia, con il movimento ribattezzato dei Gilet gialli che sta mettendo in subbuglio l’opinione francese.

In un clima economico che sta pericolosamente rallentando, con tutti gli indicatori che vedono imminente una prossima recessione, la protesta francese si aggancia, almeno così le cronache ci raccontano, all’aumento del carburante, con l’immediata protesta di tutti i cittadini investiti da un provvedimento ritenuto impopolare.

Il governo Macron, dalla sua investitura, meno di un anno e mezzo fa, è passato da un consenso abbastanza rilevante del 43% degli aventi diritto al voto a meno del 21% dai sondaggi di questi giorni, a testimonianza della reazione della società francese al disegno politico economico del giovane presidente.

Quello che gli economisti d’oltreoceano dicono liberamente, che qui viene volutamente nascosto, è che “un tasso di cambio gestito male può essere disastroso per la crescita economica” (cit. Dani Rodrik, Harvard University) e la Francia, con una moneta sopravvalutata del 10% rispetto alla sua economia, non può fare a meno di aggiustare i suoi conti, con le ricette comuni dell’austerità che tanto conosciamo bene nel nostro Paese. D’altronde, la moneta unica, l’euro, è un valore intermedio tra quello di economie forti e quello di economie deboli: debole per i Paesi forti, stimolandone la crescita, e forte con i Paesi deboli, ostacolandone la crescita.

Grafico PIL

Il percorso tracciato da Hollande, con deficit superiori al 3% negli ultimi dieci anni, ha portato il debito pubblico al 98,5%, con l’aggiunta della leva finanziaria del debito privato, tra aziende (160% del Pil) e famiglie (60% del pil), dati che fanno della Francia il Paese più esposto finanziariamente d’Europa, con 400% su Pil, per un totale di 9.000 miliardi di debiti cumulati.

La cura da cavallo che spetta a Macron, con i tagli lineari alla spesa sociale e con l’innalzamento delle tasse, mal si concilia con l’atteggiamento da sempre rivoluzionario del popolo d’oltralpe che è stato, nella storia, un esempio di rivolta contro le ingiustizie e la discriminazione sociale. Il movimento dei Gilet gialli è solo il primo segnale della contestazione che verrà. Il tappo all’avanzata della destra populista del Front National salterà o meno dinanzi ai sacrifici che verranno imposti ai cittadini? E’ una domanda a cui le élites francesi ed europee dovranno rispondere, soprattutto in una fase di ciclo economico che volge verso un periodo negativo.

Curioso che “i mercati” prezzino il rischio francese con uno spread di soli 37 bp (basis points) rispetto alla solida Germania. E’ l’ulteriore prova che è la vicinanza politica e diplomatica a stabilire chi è un Paese a rischio, a prescindere dalle evidenze economiche.

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