Euro/Grecia (fonte foto Pixabay)

La Grecia ridotta alla fame è solo un aspetto doloroso della austerity 

Il fallimento morale dell’Europa
di Antonello Cannarozzo

La cura ha funzionato, ma il paziente è morto”, questa amara battuta si attanaglia molto bene alla situazione della Grecia di oggi.

Una nazione che certamente ha avuto le sue colpe negli anni passati, ma alla fine è stata trattata senza misericordia con una crudeltà senza pari da una Europa che si è dimostrata matrigna ben lontana anni luce dai valori espressi nel celebre documento di Ventotene.

Con enfasi, la Commissione europea dell’economia aveva dichiarato qualche mese fa che la Grecia era uscita, dopo anni di ristrettezze dal tunnel della crisi ed ora, grazie alla Troika aggiungiamo noi, può guardare al futuro con una certa speranza, ma appena qualche settimana dopo il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker dichiarava che visti i risultati, forse l’Europa, insieme a Fondo Monetario, si era comportata con troppa durezza verso la Grecia tanto che oggi, come dicono anche molti elleni,  non si vive, ma sopravvive semplicemente alla miseria più nera.

Una realtà drammatica ancora poco conosciuta a pochi chilometri dalle nostre coste adriatiche, ma basta camminare per le vie di Atene, Salonicco o Patrasso per rendersi conto cos’è oggi questa nazione a cui hanno tolto tutto anche la dignità di esistere. 

La Grecia sta sparendo come soggetto internazionale, per pagare i suoi debiti ha dovuto svendere i propri pochi asset nazionali riservando per se solo poche briciole.

Aumentano così gli indigenti e i senza tetto che con la legge Katsell diventeranno una legione. Una legge che il parlamento greco ha dovuto accettare come diktat dall’Eurogruppo per sbloccare una tranche di fondi per Atene, ma in cambio hanno preteso regole più severe per i pignoramenti delle case per chi non sia in grado di pagare.

Insomma, i creditori chiedono di modificare l'attuale legge che impedisce di mettere all'asta l'abitazione di residenza dei più indigenti, altrimenti non daranno il via libera alle prossime tranche del prestito. Tsipras prova a resistere, ma la battagli è già persa prima di essere combattuta.

Yannis, un amico greco che vive in Italia, mi descrive la situazione dei suoi connazionali aiutato dai giornali che ha con se.

Leggendoli il quadro che ne esce è a dir poco angoscioso.

Flagellati dalle scudisciate della Troika – mi dice - tutto sta crollando, o forse è già crollato. Lo stato di povertà in otto anni di crisi è aumentato dal 2% al 15% e il numero dei senza fissa dimora anche in città come Atene è triplicato. Molti hanno perso la casa perché licenziati da uffici pubblici o privati, la crisi non guarda in faccia nessuno. Gente che fino a qualche anno fa viveva dignitosamente e guardava al futuro con qualche speranza, oggi, spesso ha solo una coperta per vivere in strada donata dai tanti, per fortuna, volontari anche stranieri”.

È un fiume in piena, mi racconta come sia difficile se non impossibile trovare lavoro gettando le famiglie nella disperazione e quando si tocca il fondo arriva disgraziatamente anche la Sisa.

Che cos’è questa Sisa, gli domando.

È la droga della crisi. Costa poco ed è letale per la salute, tra gli ingredienti, pensa, c’è anche l’acido delle batterie”.

Secondo Yannis ciò che è peggio che queste persone sono talmente strafatte che non riescono neanche ad avere la forza per frequentare le mense per i poveri e si aggirano senza meta per le strade delle città.

Ma il degrado non si ferma qui e il tono di voce diventa più basso, quasi a nascondere un senso di vergogna. Mi racconta come la centralissima stazione della metropolitana di Atene, Viktoria, al crepuscolo si riempie di giovani e giovanissimi profughi che vivono nei campi istallati nell’ ex base aeronautica Hellinikon,evengono qui per prostituirsi loro malgrado.

Poveri ragazzi - tende a giustificarli - si trovano bloccati per effetto del trattato di Dublino in Grecia e non riescono a raggiungere quell’Europa ricca che credono esista fuori dai confini ellenici. Qui stanno peggio di noi, ed è tutto dire, non hanno documenti, non possono lavorare e non possono scappare, un vero incubo”.

Sarebbero già centinaia i migranti alla periferia di Patrasso, secondo le associazioni dei diritti umani ancora attive nel Paese, che aspettano solo la bella stagione per provare ad attraversare l’Adriatico pur di arrivare sulle verso le coste pugliesi. L’Italia è avvertita.

Mi racconta ancora di altre situazioni penose, ma è proprio quando non si ha più nulla che si apre il cuore delle persone alla solidarietà.

Con una certa soddisfazione mi racconta che a Ritsona, sull’isola di Eubea, come in altre città, ogni giorno i volontari della Chiesa ortodossa raccolgono gli avanzi di cibo per i poveri della zona e a Salonicco addirittura i rifugiati siriani girano di quartiere in quartiere per portare il pranzo ai senzatetto greci. “Loro sanno – mi dice con una certa commozione -  meglio di altri cosa significa non avere più niente”.

Ma queste storie di solidarietà certo non arrivano nei palazzi delle Commissioni a Bruxelles o a Strasburgo così come la disperazione di tante madri che non sanno come nutrire e curare i loro piccoli.

Anche in questo caso ci sono sempre per fortuna i volontari che offrono, quando è possibile, pannolini, latte in polvere, omogenizzati e vaccinazioni come nel caso del cardiologo Giorgio Vichas che con altri colleghi ha aperto un poliambulatorio per i meno ambienti offrendo tutto gratis, grazie alle elargizioni volontarie di colleghi europei, ma non certo delle istituzioni europee.

Viene da noi chi non può permettersi di pagare l’assicurazione sanitaria – chiarisce Vichas al giornalista che lo intervista – Donne con bimbi ancora in fasce, uomini disoccupati, anziani. Vengono da tutte le zone di Atene, anche da quelle che un tempo erano considerate della medio borghesia.”

La situazione è deteriorata al punto tale che le Comunità di volontariato sono costrette a spedire agli ospedali statali parte delle donazioni che ricevono perché li manca proprio tutto: dalla semplice garza agli anti biotici per non parlare dei medicinali e degli strumenti per effettuare delle operazioni in sicurezza.

Il risultato è che nel Paese la mortalità infantile è cresciuta dal 2,65% del 2008 al 3,75% del 2014, mentre la percentuale di chi soffre di depressione è aumentata in maniera esponenziale dal 3,3% del 2008 al 12,3% del 2013.

Parimenti cresce anche il numero dei neonati sottopeso e degli adulti che soffrono di patologie croniche. Yannis mi legge un articolo su un giornale greco che analizza la situazione come un bollettino di guerra. Quasi tutti in Grecia danno alla Troika la responsabilità di questa calamità.

Sanno solo parlare di austerity, dicono, bisogna pagare i debiti, dove spesso la metà sono solo interessi sul capitale, ma che dietro ci siano le lacrime di una nazione questo non importa a nessuna nella   Commissione europea.

In questa sordità, Giorgio Vichas si è tolto un sassolino dalla scarpa raccontando che l’anno scorso l’Europarlamento ha conferito alla sua clinica di volontari il premio di “Cittadino europeo dell’anno, “Ma non hanno fatto niente per alleviare questa situazione. Niente di niente – sorride amaro – E io dovrei accettare i loro premi?”

A Maggio ci saranno le elezioni vedremo se avremo sempre questa inutile Europa oppure una entità come la vollero settant’anni fa i padri fondatori tra cui Spinelli, Adenauer, De Gasperi, Schumann e Vail, solo per citare i più illustri, ma chissà se chi è oggi al comando di questa Europa ricorda questi nomi e il loro impegno europeista.

Visti i risultati crediamo proprio di no.

 

 

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