Il fac simile del minibot da 5 euro con il celebre urlo di Marco Tardelli (fonte Gazzetta)

Cosa sono dunque questi famigerati MiniBot?

MiniBot: rischio o opportunità?
di Gianluca Di Russo

Se ne parla molto, spesso a vanvera, senza entrare nel merito di una forma di pagamento che, se introdotta, avrebbe sicuramente degli impatti importanti, sia a livello nazionale, sia a livello di rapporti con l’Unione Europea.

Cosa sono dunque questi famigerati MiniBot?

Sono titoli al portatore di piccolo taglio, emessi senza interesse dal Ministero del Tesoro, che non hanno scadenza e possono essere non accettati come forma di pagamento, caratteristica che non li configura come moneta parallela o alternativa, per la mancanza del corso forzoso tipico delle monete emesse dalle banche centrali.

In sostanza, la pubblica amministrazione può dare questi titoli come contropartita a saldo dei debiti verso i fornitori, con le stesse imprese che potrebbero utilizzarli per pagare le tasse ed acquistare beni collegati alle aziende di Stato, come i biglietti del treno all’interno del territorio italiano.

Si tratterebbe di un’operazione di cartolarizzazione dei debiti dello Stato, con l’intento di velocizzare il circuito economico e mettere le imprese in condizione di immettere nell’economia maggiori risorse, per aumentare quella domanda interna e quei consumi che purtroppo latitano da tempo nel Belpaese.

Se a livello tecnico il tentativo potrebbe essere considerato valido, i dubbi rimangono dal punto di vista normativo e politico, con la commissione europea sul piede di guerra nei confronti di un mascherato tentativo di inserire all’interno di un Paese aderente all’euro una sorta di moneta parallela, aspetto severamente vietato dai trattati.

Di fatto, si configura una inesorabile battaglia diplomatica, con il governo italiano da una parte, l’establishment europeo dall’altra e in mezzo il ministro Tria a bilanciare gli equilibri delle negoziazioni future.

Le dichiarazioni che arrivano da Bruxelles, con l’ipotesi concreta di infrazione all’Italia per eccessivo deficit, si scontrano questa volta con un esecutivo euroscettico ben compatto nel giocare una partita a scacchi ben tesa a lunghe e strategiche mosse: l’Italia è un Paese fondatore, con la terza economia dell’eurozona, e soprattutto contribuente netto di capitali nell’Unione, con un saldo commerciale positivo e avanzo primario costante da venti anni.

Il declino dei Paesi del sud Europa testimonia la necessità di un cambio sostanziale delle regole che hanno governato l’Europa negli ultimi venti anni, regole che si sono dimostrate inique per un futuro di crescita e pace sociale all’interno dei vari Paesi, come la cronaca degli ultimi anni ha dimostrato.

La crisi di grandi Paesi come Francia e Italia, con l’ascesa di movimenti populisti ed anti Unione, mette sul piatto altre carte sulle quali puntare forte, ad un modello “capitalista progressista”, secondo il premio Nobel J.Stiglitz, che punti sulla separazione tra politica e mercati finanziari, con l’obiettivo di rendere più equo e solidale il concetto di Stato ed economia di mercato.

 

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