Manifestanti su un carro armato a Piazza Tahrir il 29 gennaio. Di Ramy Raoof - Flickr: Demonstrators on Army Truck in Tahrir Square, Cairo, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12851187

Egitto: Giulio Regeni, il coraggio di un italiano
di Diego Grazioli

L'atroce morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore scomparso ed ucciso al Cairo nei giorni del quinto anniversario dei moti di piazza Tahrir, è un crimine che non deve restare impunito, anche in virtù dei rapporti privilegiati che legano l'Italia all'Egitto.
Appare ormai assodato che Regeni sia stato prelevato e poi torturato a morte da cellule dei servizi segreti egiziani specializzate nei lavori sporchi contro oppositori politici e voci critiche nei confronti del regime.
Per fare luce sulla drammatica vicenda è al lavoro al Cairo un pool d'investigatori dei due paesi chiamato a scoprire chi ci sia dietro l'uccisione di Regeni. Un delitto sicuramente politico che chiamerebbe direttamente in causa il Presidente Al-Sisi ed il suo apparato di sicurezza, specializzato nella guerra sporca contro i fratelli musulmani ed i nuclei di terroristi islamici operanti in tutto il paese.
Sulle responsabilità dirette del presidente egiziano però stanno affiorando diversi dubbi da parti delle nostre unità d'intelligence. Che interesse avrebbe infatti il leader egiziano ad ordinare la morte di un cittadino italiano mentre le nostre aziende stanno concludendo importantissimi contratti commerciali con partner egiziani, a cominciare dall'ENI che, in settimana, firmerà un contratto con l'Egitto per lo sfruttamento di un giacimento di gas nel mediterraneo del valore di 7 miliardi di dollari?
Le ultime indiscrezioni parlano di un possibile sabotaggio interno ai danni dello stesso presidente Al-Sisi. Nuclei del regime non allineati starebbero destabilizzando l'attuale leadership egiziana per prenderne il posto con una spallata da destra. Uno scenario ancora tutto da confermare ma che da l'idea del clima di estrema confusione che si sta vivendo nei piani alti del potere cairota.
L'Egitto d'altronde sta attraversando una fase difficilissima della sua vita politica e sociale. Dopo la defenestrazione del presidente Mohammed Morsi e dei leader della fratellanza musulmana, il paese è attraversato da un'ondata di violenze che non risparmiano neppure le località della costa superprotetta del mar rosso, dove milioni di turisti fino a pochi anni fa facevano le fortune del settore turistico.
Ma un altro elemento potrebbe alla lunga destabilizzare il nuovo corso egiziano: la situazione in Libia ed il tentativo di creare un fronte comune tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli, contro l'avanzata del califfato. In quest'ottica gli uomini del generale Haftar, a capo delle milizie di Tobruk, sarebbero disposti a tutto pur di sabotare l'accordo con il governo di Tripoli, verso il quale sono spinti proprio dal governo egiziano di Al-Sisi. Un ulteriore elemento di caos in una realtà come quella egiziana già estremamente complicata.
Al di là delle indagini quello che rimane della vicenda che ha visto sfortunato protagonista Giulio Regeni è il grado di repressione a cui sono sottoposti i rappresentanti della società civile egiziana. Gli stessi che avevano riempito le piazze d'Egitto cinque anni fa nel nome di un nuovo corso democratico, prima tradito dalla stagione al potere dei fratelli musulmani e poi dal ritorno dei militari di Al-Sisi. Migliaia di cittadini scomparsi nelle segrete del potere.
E' proprio a loro che Giulio Regeni ha dedicato la sua breve e coraggiosa vita, trasferendosi al Cairo e partecipando alle manifestazioni contro il regime. Un sacrificio che non deve essere vano ma costituire uno stimolo per affermare il processo di democratizzazione in Egitto ed in tutto il Medio-Oriente.

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