52nd Munich Security Conference. Secretary Kerry Speaks With Quartet Principals Before Meeting in Germany. Fonte: http://www.state.gov/secretary/photos/2016/02/252323.htm

Siria: le stragi degli ospedali
di Diego Grazioli

Nella carneficina siriana, in corso dal 2011, un nuovo capitolo si somma all'albo degli orrori del conflitto: le stragi degli ospedali.
La scorsa settimana i combattenti dello stato islamico, messi alle corde dall'avanzata delle truppe governative, hanno attaccato con autobombe e kamikaze la striscia costiera mediterranea da sempre roccaforte della dinastia Assad, colpendo stazioni di bus ed ospedali. Cinque devastanti esplosioni che hanno lasciato sul terreno quasi 200 vittime nelle città di Tartus e Jableh, due obiettivi strategici rimasti finora quasi indenni dalla guerra in corso nel paese.
A Tartus ha sede la base che ospita le navi della marina russa ed importanti contingenti inviati dal Cremlino a supporto delle forze lealiste, ma è la strage di Jamleh che desta le maggiori preoccupazioni per l'escalation che stanno avendo le ostilità. Nella cittadina costiera infatti un attentatore suicida si è fatto esplodere nei pressi dell'ospedale, uccidendo decine di persone ed innescando un clima di paura che rischia di causare una nuova ondata di rappresaglie da parte delle truppe di Assad.
Non è la prima volta che strutture ospedaliere vengono colpite nel corso della guerra civile. Solo qualche settimana fa infatti aerei appartenenti al regime hanno colpito un nosocomio di Aleppo controllato dai ribelli, mentre a febbraio è stato raso al suolo un ambulatorio di Medicins Sans Frontieres a Marat al Numan nella regione di Idlib ed una clinica ginecologica ed un reparto pediatrico ad Azaz nei pressi del confine turco.
Attacchi deliberati secondo il responsabile per Siria e Turchia di MSF l'italiano Massimiliano Rebaudengo, che mirano a terrorizzare la popolazione spingendola a lasciare la propria terra, andando così ad incrementare il fiume di profughi in fuga dalle violenze della guerra.
Una guerra sempre più asimmetrica, che vede le truppe governative riconquistare ogni giorno porzioni di terreno fino a minacciare la roccaforte dello stato islamico in Siria, la città di Raqqa, da giorni al centro di attacchi, prove generali di un'offensiva finale che mira a debellare la presenza dei jihadisti di Al-Baghadi in tutto il paese.
Che il califfato sia sotto pressione e che abbia perso il supporto dei suoi grandi sponsor internazionali, Turchia ed Arabia Saudita, lo dimostra anche l'accerchiamento per opera dell'esercito iracheno della città di Falluja, a nord di Baghdad. Una manovra a tenaglia che sta spingendo gli uomini in nero a rispondere con ogni mezzo al tentativo di annientarli.
In quest'ottica si possono dunque spiegare gli attacchi suicidi nella regione mediterranea siriana feudo degli alauiti. Un chiaro segnale della drammaticità in cui si sta avviluppando il conflitto, nonostante gli accordi di Monaco per una tregua tra le parti siano formalmente ancora in vigore.

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