La sede del SIS a Vauxhall Cross, Londra, vista dal Vauxhall Bridge,foto di Tagishsimon da en.wikipedia.org, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34301

Il caso Giulio Regeni e la faida tra generali
di Diego Grazioli

In attesa che la Procura di Roma metta a punto la terza rogatoria internazionale da presentare alle autorità del Cairo, la vicenda della morte di Giulio Regeni si sta arricchendo di nuovi e drammatici risvolti che vedono protagonisti i vertici del potere politico e militare egiziano.
Le recenti rivelazioni, sulle quali stanno lavorando gli inquirenti italiani, arrivano fondamentalmente da due direzioni: i tabulati telefonici messi a disposizione dalle autorità cairote e il dossier anonimo fatto pervenire nei giorni scorsi alla nostra ambasciata di Berna.
Per quanto riguarda l'esame del traffico telefonico emerge chiaramente che uno dei sospettati della banda di criminali comuni che secondo la polizia egiziana sarebbe responsabile del rapimento e della morte di Giulio Regeni, non sarebbe stato fisicamente nell'area del Cairo il 25 gennaio 2016, il giorno cioè del rapimento del nostro ricercatore nei pressi della fermata della metropolitana di Naguib. Il cellulare di Tarek Saad Abde El Fattah Ismail, questo il nome del capo della gang di malfattori, quel giorno in almeno tre occasioni avrebbe agganciato una cellula distante oltre 100 chilometri dalla capitale egiziana e a meno di aver prestato il proprio telefonino a qualcun'altro, non poteva certo occuparsi del rapimento del ricercatore friulano. Un palese tentativo di depistaggio dunque, svelato dal pool di inquirenti italiani che da mesi sta alacremente lavorando sul caso.
Ma è il dossier arrivato alla nostra ambasciata in Svizzera a disegnare una vera e propria faida che vede coinvolti alcuni dei massimi dirigenti egiziani. Un complotto ordito ai danni dello stesso Presidente Al-Sisi e del rapporto privilegiato che quest'ultimo ha con il nostro paese.
Nelle pagine del dossier, redatto indubbiamente da menti raffinatissime al corrente delle dinamiche in corso nella lotta per il potere egiziano, ci sarebbe la concorrenza tra la Sicurezza Nazionale che fa capo al Ministero dell'Interno e i Servizi segreti militari, il centro d'intelligence delle forze armate. Giulio Regeni sarebbe stato la vittima sacrificale della disfida tra questi apparati, una volta appurato la sua presunta pericolosità sociale dovuta ai suoi contatti con sindacati e associazioni di lavoratori, ritenuti potenziali pericoli per il regime. Una pericolosità presunta soprattutto in virtù della missione affidatagli dai suoi professori dell'università' di Cambridge, per la quale Regeni stava effettuando delle ricerche nel campo dei diritti sociali in Egitto.
Il sospetto dei nostri investigatori è che Regeni sia stato usato dai servizi inglesi che da sempre infiltrano le maggiori università del paese, per creare un "caso" in grado di destabilizzare i rapporti tra l'Italia e l'Egitto, a tutto vantaggio di un'altra potenza straniera desiderosa di entrare nella lucrosa partita energetica del paese. Un giallo internazionale che avrà bisogno di molto tempo per essere chiarito.

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