Brussels rally in support of the victims of the 2015 Charlie Hebdo shooting, di Miguel Discart, Wikimedia Commons

Nell’indagine dell'Europol la vendetta guadagna punti

Jihad dei lupi solitari
di Giovanni Capozzolo

Ancora sangue in Europa. Dopo la brutalità del 14 Luglio di Nizza, un'altra città europea ha riecheggiato lo spettro del terrorismo. Dalla Francia alla Germania; da Nizza a Monaco di Baviera. Intorno le sei del pomeriggio, Venerdì 22 luglio, il cuore dello shopping di Monaco, l'area del centro commerciale Olympia, detto Oez, si è trasformata nell'ennesima polveriera cui, ultimamente, siamo spettatori sempre più assidui. A differenza di quanto si pensava in un primo momento, ha agito una sola persona. Si tratta di un diciottenne tedesco di origini iraniane. Il giovane ha iniziato a sparare fuori dal centro commerciale per poi riparare all'interno e continuare la carneficina. Nove vittime, sedici feriti, nonché il suicidio dello stesso attentatore.
Le modalità dell'attentato sembrano essere quelle tipiche dei cosiddetti “lupi solitari” e, fin dai primi momenti, in molti lo hanno identificato nel radicalismo islamico. A seguito della raffinatezza delle indagini, con il passare dei giorni, sembra, allo stato attuale, smentita la pista jihadista. In realtà il movente pare che abbia origini psicologiche più che ideologico – religiose: infatti il giovane killer, appassionato sostenitore della strage di Utoya, sembra che soffrisse di disturbi psichici per via del bullismo subito e della mancata integrazione.
Ad ogni modo, la follia di Monaco, seppur sradicata dall'ideologia dei neri confini del califfato, non ammette alcuna sottovalutazione. Come sapientemente descritto dall'Istituto per gli Studi di politica Internazionale, tutto ciò potrebbe trattarsi in ogni caso, nonostante la sua presunta estraneità, di un “effetto collaterale” della stessa campagna jihadista. La Jihad come uno strumento di morte e violenza che trae la sua legittimazione nella vendetta e che attecchisce nelle menti più fragili e vulnerabili.
Jihad uguale vendetta. Non importa quale essa sia, non importa quali siano le sue ragioni o le sue origini. L' Europol, l'agenzia dell'Unione Europea per il contrasto delle gravi forme di criminalità internazionale e terrorismo, ha evidenziato l'aspetto “mentale” degli ultimi attentati terroristici che hanno sconvolto il panorama occidentale.
Secondo l'Ufficio Europeo, gli attentati degli ultimi mesi, da Orlando negli Stati Uniti fino a Nizza in Francia, evidenziano, primo fra tutti, la difficoltà operativa di individuare e interrompere gli attacchi dei lupi solitari. Malgrado ciò, anche se l'Isis ha rivendicato gli ultimi attacchi, come quello di Nizza, sembra che essi non siano stati programmati o eseguiti direttamente dallo Stato Islamico. Il califfato ha approvato gli attacchi ma l'affiliazione dei loro autori non è ancora chiara. Tale incertezza, avverte l'Europol, sembra suggerire che la principale guida di questi “lupi solitari” non sia tanto l'ideologia jihadista quanto la condizione della loro situazione mentale. E' ancora calzante il caso di Nizza: l'artefice del massacro del 14 luglio, come riferito dalle autorità competenti, soffriva di un grave disturbo psichiatrico in fase di cura. A maggior ragione circa il 35% degli autori di attacchi solitari tra il 2000 e il 2015 ha sofferto di un qualche tipo di disturbo di salute mentale. Nei casi in cui l'autore ha un disturbo mentale, quindi, l'ideologia potrebbe avere un effetto aggravante.
L'analisi condotta dall'Europol tende ad allargare il discorso relativo al jihadismo dei lupi solitari. Quest'ultimi guidati non soltanto da un presunta vicinanza con l'ideologia jihadista, ma da un sentimento di rivalsa contro quella società che non è riuscita a integrarli. Tra le differenze che li accomunano, gli attentatori di Monaco e di Nizza sembrano condividere lo stesso profilo mentale. Ma se all'interno dello scenario di Monaco sembra che l'universo jihadista sia fuorviate; il caso di Nizza, seppur con qualche incertezza, contribuisce a stringere il connubio tra Jihad e disagio mentale dei lupi solitari.
Una diarchia che riporta in auge le teorie dell'accademico americano, Benjamin Barber, sulla perenne contrapposizione tra il modernismo/globalizzazione, il “McWorld”, e l'antimodernismo della “Jihad”. In questo caso il termine “Jihad” viene sfruttato dal politologo americano per esprimere, semplicemente, un sinonimo di “lotta”. Una forma di lotta, anche priva di connotazione ideologica religiosa, che si regge principalmente sull'opposizione e sulla rabbia.
E per questo tipo di lotta non è necessario un movente ideologico; è sufficiente la follia e un ferreo sentimento di rivalsa. Gli ultimi eventi lo stanno confermando.

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