Porta dell’inferno Turkmenistan, Tormod Sandtorv, Commons wikipedia

Uno dei paesi più ricchi di giacimenti di gas

Il gas e l’inferno turkmeno
di Giovanni Capozzolo

Tra i primi posti del continente asiatico, il sesto al mondo, il Turkmenistan, con 13 trilioni di metri cubi, è uno dei paesi più ricchi di giacimenti di gas naturale. Con l’elezione nel 2007 dell’attuale Presidente Gurbanguly Berdimuhamedow, succeduto alla figura autocratica di Niyazov, il Turkmenistan si è avviato verso il graduale crollo del potere totalitario e la fine del monopartitismo. L’ex repubblica sovietica fin da subito ha cercato di creare la propria identità attraverso la ricchezza del gas. Con l’apertura agli investimenti stranieri e l’instaurazione di nuove relazioni internazionali, il governo di Aşhgabat ha ottenuto la consacrazione di capitale energetica dell’Asia – centrale.
Di recente il Turkmenistan è emerso dalle cronache geopolitiche per la chiusura delle forniture di gas verso l'Iran, a seguito di una contesa economica tra i due paesi sul pagamento di arretrati per la fornitura. Il Turkmenistan esporta circa 10 miliardi di metri cubi di gas in Iran, che è il terzo partner commerciale del paese dell'Asia centrale, dopo Cina e Turchia.
Se la forza del gas costituisce l’identità economica del Turkmenistan, nonché lo strumento di ribalta sullo scenario geopolitico mediorientale; lo stesso gas rappresenta l’immaginario più significativo e suggestivo dell’ex repubblica sovietica: è il gas che brucia ininterrottamente da 46 anni, è il gas della Porta dell’Inferno.
La porta dell’inferno è un cratere che brucia nel bel mezzo del deserto Karakum, è largo circa 70 metri e profondo 20. La sua origine, però, è totalmente artificiale.
Nel 1971, un team di geologi dell’Unione Sovietica, alle ricerca del petrolio impiantarono proprio in quella zona una piattaforma di perforazione. Subito dopo l'inizio dei lavori, le trivelle raggiunsero una sacca di gas naturale presente non troppo in profondità, causando un cedimento del terreno formato da roccia e sabbia.
Per evitare la fuoriuscita dei gas velenosi sprigionati dal sottosuolo fu presa la decisione di incendiare il pozzo, sperando le che fiamme esaurissero la riserva naturale e che la zona sarebbe tornata sicura. Dopo 46 anni i gas continuano a bruciare e le fiamme a sprigionare un forte odore solforoso.
Non è possibile stimare quanto gas sia stato bruciato nella "porta dell'inferno", né quanto ancora ne possa bruciare, ciò nonostante il Turkmenistan ha programmato lo sfruttamento del deposito di gas naturale. Ad oggi la Porta dell’inferno è la più nota attrazione turistica per i pochi visitatori stranieri del Turkmenistan.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.