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Popoli: crescono le già grandi differenze

Argini contro tutti gli tsunami
di Giorgio Castore

Negli ultimi giorni appena trascorsi si sono sviluppate sul multilaterale numerose iniziative politiche che coinvolgono anche il nostro Paese. Una tra queste, quasi ignorata dalla grande stampa, costituisce un evento di grande importanza perché contiene iniziative utili ad una strategia di cooperazione con i paesi africani necessaria per lo sviluppo, in particolare, di numerose aree che forniscono il “materiale umano” che alimenta i processi migratori finora incontrollati.
Si tratta della Conferenza Internazionale sul partenariato del G20 con i Paesi dell’Africa, convocata per realizzare investimenti per un futuro comune. (EUREF - Campus)
L’EUREF Campus è una sorta di quartiere urbano di 5,5 ettari, simbolo della rivoluzione energetica in Germania e serve come base per le aziende che lavorano nei settori dell'energia, della sostenibilità e della mobilità. Le soluzioni ecologicamente ed economicamente sostenibili hanno trasformato il campus di uffici e di scienza - che entro il 2014 avrebbe già raggiunto gli obiettivi climatici del governo tedesco per il 2050 - in un unico centro europeo per progetti innovativi.
Dal momento in cui è iniziato lo sviluppo del sito, una serie di aziende riconosciute a livello internazionale - tra cui Deutsche Bahn, Schneider Electric, Cisco, Alphabet, General Electric, Hubject, Centro Innovazione per la Mobilità e il Cambiamento Sociale - nonché istituti di ricerca come il Mercator Research Institute su Global Commons e il cambiamento climatico, il Climate-KIC e il centro di ricerca per la scienza sociale, Berlino, hanno scelto di stabilirsi nel campus EUREF. Attraverso un'intensa interazione e numerosi partenariati, questa innovativa comunità di giocatori globali, start-up, istituti didattici e di ricerca sta sviluppando soluzioni intelligenti per la città di domani.
Per trovare altre iniziative che i paesi più importanti del mondo decisero a sostegno dello sviluppo dei paesi dell’Africa dobbiamo andare indietro nel tempo, fino all’era Blair, ai primi anni del millennio, quando lo sviluppo fu coniugato come una sorta di maxi condono, mentre non si parlò più di iniziative comuni tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo. Rimase, comunque, uno spazio per le limitazioni sulla quota di mercato delle esportazioni africane verso l'Occidente e le sovvenzioni governative per le esportazioni occidentali in Africa in particolare nel settore agricolo.
I rapporti oggi sono cambiati.
Dobbiamo fare i conti con fenomeni epocali, come quelli delle migrazioni ed in particolare quelle forzate da eventi non solo climatici, che minacciano i paesi più accoglienti, come l’Italia, e quelli più industrializzati come alcuni altri europei.
Ma il cambiamento che ci sembra più significativo e pericoloso riguarda l’isolamento che, almeno sulla carta, avvolge gli Stati Uniti. Il Presidente Trump, preso in modo quasi ossessivo dalla necessità di mantenere le promesse fatte durante la sua campagna elettorale, in particolare quelle che tendono a cancellare dalla storia il suo predecessore, appare avviato verso un “magnifico isolamento”, interrotto dalla pioggia di miliardi destinati all’acquisto di armi prodotte dall’industria statunitense.
Una delle strade che conducono a quel tipo di sviluppo appare molto ben declinata nell’articolo di apertura di questa edizione di Italiani di Nazanin Armanian dal titolo “Qatar: 13 motivi per una strana crisi”.

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