English: The United Nations Security Council Chamber in New York, also known as the Norwegian Room

Sahel: singolari coincidenze
di Giorgio Castore

Mentre a fine settimana eravamo intenti a chiarire cosa fosse accaduto tra Francia ed altri paesi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul problema Mali, le agenzie giornalistiche rilasciavano le prime informazioni sull’attacco registrato in un resort di lusso poco fuori Bamako, la capitale maliana, conclusosi con cinque vittime, tra cui due operatori della UE, ed oltre 30 ostaggi liberati.
Ma andiamo con ordine.
La prima visita ufficiale extraeuropea del Presidente francese Emmanuel Macron, appena dopo l’elezione plebiscitaria, si è svolta, come promesso in campagna elettorale, in Mali, paese africano di circa 18milioni di abitanti su una superficie di 1.240.000 km2.
L’ex colonia francese, dopo l’indipendenza intervenuta, come per la quasi totalità dei paesi africani nel 1960, ha subito notevoli peripezie, fino al colpo di stato del 2012 ed all’intervento dell’ONU. Ad oggi il Mali conta sull’appoggio militare francese di 1600 soldati di stanza nella base militare di GAO.
A seguito del colpo di stato del 2012 in Mali, le Nazioni Unite diedero corso all’operazione Barkane con un contingente di circa 10mila uomini, in missione di peacekeeping, e con un appoggio quasi simbolico anche della Germania.

xxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Il problema sorto la settimana scorsa in seno al Consigli di sicurezza dell’ONU riguarda sostanzialmente le regole di ingaggio della forza militare, che non dovrebbero “andare oltre” il mantenimento della pace, senza interventi di una vera e propria forza bellica.
Il Mali, dal canto suo, spalleggiato dalla Francia che siede tra i cinque permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, chiede di adottare urgentemente una risoluzione per la costituzione di una forza speciale di 5000 uomini per combattere le forze jihadiste che operano nel Sahel, ed in particolare nei territori limitrofi di Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso.
Giova ricordare che una analoga modalità difensiva è già stata sperimentata nella lotta contro Boko Haram in ambito Unione Africana, con il coinvolgimento di Nigeria, Niger, Chad, e Camerun. Sul tema, quindi, un appropriato atteggiamento della Russia, che siede in Consiglio di Sicurezza, potrebbe consentire di trovare una soluzione al problema. Ma perché dovrebbe farlo senza tenere conto dei propri interessi e dell’acuirsi dei rapporti con gli USA? Gli stessi USA in Consiglio di Sicurezza hanno manifestato resistenza alla proposta di forza multinazionale del Mali.
A ciò si aggiunga che tra gli oppositori della politica franco-maliana finora noti spiccava il gruppo qaedista Al Mourabitoun di Mokhtar Belmokthar, mentre a rivendicare sulla rete l’assalto al resort è stata Nusrat al-Islam wal Muslimeen, un’alleanza fra gruppi jihadisti nata all’inizio dell’anno e guidata da un noto capo tuareg.
L’intraprendenza che spesso si nota nel “gestire” situazioni rischiose per il mantenimento della pace ci porta la mente a ripercorrere quanto accadde con la Libia nel 2011, su iniziativa di Francia e Regno Unito e con l’appoggio determinante degli USA.
Barak Obama, riferendosi a quanto accadde in quelle disgraziate vicende, ha pubblicamente ammesso il suo errore. Nessun commento da parte di altri: vergogna!
Intanto, il mandato della missione ONU, con i suoi oltre 10.000 casci blu, scadrà alla fine di questo mese, a meno che l'ONU non lo rinnovi.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.