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Emergenza immigrazione: un problema europeo
di Diego Grazioli

Questa volta non basta la cosiddetta "bella stagione" ed il conseguente mare calmo a spiegare l'esponenziale crescita del flusso dei migranti sbarcati sulle nostre coste.
Da gennaio 2017 sono infatti oltre 83mila i disperati giunti nei porti della Penisola, con un aumento del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un incremento non dovuto allo scenario geopolitico mediorientale che, con le sue guerre, ha obbligato milioni di persone a lasciare le proprie abitazioni.
Gli sfollati siriani ed iracheni infatti intraprendono il loro viaggio di fuga attraverso la rotta balcanica, sottoponendo soprattutto la Turchia e la Grecia allo sforzo dell'accoglienza e alla gestione dell'emergenza.
Per quanto riguarda invece l'Italia, i migranti sbarcati provengono da nazioni povere e densamente popolate, come dimostrano i dati recentemente diffusi dal Viminale: 13% dalla Guinea, 12% dalla Nigeria, 11% dal Bangladesh, 10% dalla Costa d'Avorio, 9% dal Gambia, 8% dal Senegal e così via. Quasi tutti paesi dell'Africa subsahariana che stanno facendo registrare un incremento demografico destinato a sconvolgere l'intero continente e di conseguenza l'equilibrio delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo.
Ma c'è un altro fattore a rendere esplosiva la situazione, non permettendo la regolamentazione dei flussi e la definizione della loro destinazione finale e cioè la presenza di un paese come la Libia, dilaniato da una guerra civile tra milizie rivali che si affrontano con ogni mezzo per il controllo del territorio.
Secondo il ministro dell'Interno Marco Minniti, dall'ex colonia italiana sono partiti il 97% dei migranti giunti nei nostri porti, un dato che fa della Libia il vero confine meridionale d'Europa. Urge dunque allargare la zona di competenza delle Guardie Costiere continentali, in modo da consentirgli di gestire in maniera più oculata e dignitosa questo traffico di esseri umani.
Una presa di posizione espressa a pochi giorni dal G20 di Amburgo in programma il prossimo 7 e 8 luglio, dove l'Italia ha annunciato di attendersi un aiuto concreto da parte degli altri paesi per pianificare meglio l'ondata migratoria.
L'altro fronte sul quale stanno lavorando le autorità competenti è quello che riguarda le ONG impegnate nelle missioni di soccorso in mare. Il titolare del Viminale ha annunciato di aver raggiunto un accordo con i suoi omologhi di Francia, Germania e Grecia per la messa a punto di regole più stringenti per le organizzazioni umanitarie impegnate nei salvataggi, a cominciare dall'impossibilità per le loro imbarcazioni di avvicinarsi troppo alle coste libiche.
Secondo le intercettazioni effettuate dai nostri investigatori infatti i trafficanti farebbero partire i gommoni dalla costa proprio quando in zona ci sarebbero le navi delle ONG, in modo da risparmiare sui costi dell'intera traversata. In merito sono in corso diverse indagini delle Procure competenti che, come nel caso di quella di Catania, hanno da tempo allertato riguardo ad una possibile e forse inconsapevole "complicità" tra i trafficanti e le navi di alcune organizzazioni umanitarie non governative.

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