Kori Bustard (Ardeotis kori) di Lip Kee

L'uccello, preda nella caccia con il falco, tra le cause della crisi nel Golfo

L'otarda nella crisi con il Qatar
di Antonello Cannarozzo

Sicuramente pochi conoscono l'otarda, un uccello che vive, o meglio viveva numeroso nel Medio Oriente, ma ormai è in via di estinzione a causa della caccia spietata con il falco perpetrata dai ricchi abitanti della penisola arabica.
Questo uccello è famoso oltre che per la sua lentezza nel muoversi, soprattutto per le sue carni che si dicono siano niente meno afrodisiache.
Oggi la sua caccia è un lusso che possono permettersi solo gli sceicchi perché per la sua rarità bisogna spostarsi in zone lontane come l'Iraq, Siria o addirittura arrivare ai confini col Pakistan zone, inutile ricordarlo, assai problematiche per la sicurezza.
Per questo motivo occorrono carovane di fuori strada attrezzati e con un numero elevato di guardie del corpo.
Fin qui il problema avrebbe interessato al massimo il Wwf o altre associazioni animaliste ed invece per una serie di circostanze, a dir poco fortuite, la caccia con il falco all'otarda ha creato indirettamente, non certo la causa primaria ovviamente, la crisi tra le potenza del Golfo che hanno isolato il Qatar.
Due anni fa, un gruppo di 26 persone, tutte appartenenti alla famiglia reale del Qatar, hanno pensato bene di fare una gita di alcune centinaia di chilometri nel deserto insieme ad uno stuolo di inservienti, guardie del corpo e addetti alle cure del falco cacciatore, uccelli che possono costare di media centomila dollari per arrivare anche a cifre ancora più consistenti.
In breve, tutta questa carovana di uomini e mezzi è stata catturata da forze Jiadiste al confine tra la Siria e l'Iraq per chiedere un sostanzioso riscatto alla famiglia reale del Qatar: un miliardo di dollari.
Le fasi concitate del rapimento sono alquanto sconcertanti: gli uomini della scorta al momento del rapimento si sono dileguati e a dimostrazione che la cattura era ben organizzata c'erano anche degli elicotteri.
Gli ostaggi sono stati tenuti segregati per circa un anno in una località sconosciuta e il Qatar alla fine ha pagato in due trance il riscatto solo che i soldi, secondo le autorità dell'Arabia Saudita, sarebbero andati a funzionari iraniani i quali a loro volta li hanno girati alle milizie sciite che combattono in Siria ed al gruppo jihadista Tahrir Al-Sham.
Una tale quantità di soldi, è questa l'accusa, con i quali è possibile comprare una enorme quantità di armi da utilizzare nell'area per destabilizzarla e questo non è piaciuto agli altri Paesi della penisola arabica anche per il rapporto di buone relazioni che i qatarani intrattengono con il loro peggior nemico dell'area, l'Iran.
Di qui l'accusa di finanziare i terroristi, tanto che si è addirittura pensato ad una messa in scena del rapimento, insomma un modo classico per finanziare i terroristi.
Una accusa quanto mai discutibile per un Paese come l'Arabia che da anni sostiene, con grande generosità di uomini e mezzi in tutto il mondo, i gruppi fanatici wahabiti le cui azioni sono da molti anni al centro dell'attenzione di molte agenzie di intelligence internazionali.
Certamente la crisi del Golfo e le sanzioni al Qatar hanno radici molto profonde nell'equilibrio dell'area pedina fondamentale nello scacchiere internazionale, ma l'idea che anche la caccia ad un uccello come l'otarda può aver contribuito anche se marginalmente alla crisi lascia pensare quanto sia vulnerabile la politica internazionale per il Medio Oriente con tutti i rischi che corriamo anche noi occidentali.

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