Porto di Ceuta di Diego Delso, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=46544424

Non siamo ancora di fronte a sola teoria

Affare migranti
di Giorgio Castore

Era soltanto il 27 luglio, meno di un mese da oggi, quando il presidente francese, Emmanuel Macron dichiarava alla CNN la sua intenzione di istituire “punti caldi” in Libia col duplice scopo di elaborare le rivendicazioni dei rifugiati e dissuaderli dall’intraprendere un viaggio rischioso nel Mediterraneo. Fin qui la teoria.
Secondo l'Agenzia dei rifugiati dell'ONU, alla fine del 2016 c'erano circa 660.000 tra rifugiati e sfollati interni - che vivono in Libia.
Una novità? Certamente no. Un dispaccio dell’AFP del 9 dicembre 2009 (8 anni or sono) “Immigrazione Nigeria-Libia” secondo fonti della polizia nigeriana, informava che la Libia aveva deportato 325 nigeriani verso il paese d’origine, accusati di violazione delle regole sull’immigrazione: centinaia di nigeriani utilizzano l'Africa settentrionale come percorso di transito verso l'Europa e l'America.
Facciamo un salto dal 2009 a ieri, con la conclusione dell’eccidio in Catalogna. Tra le numerose informazioni che la polizia catalana ha ottenuto dalle sue analisi, alcune sembrano particolarmente interessanti riguardando, in modo singolare, i flussi di migranti che si stanno spostando dall’Italia alla Spagna, frutto del blocco operato dai guardacoste libici e dalla conseguente quasi totale sparizione dell’opzione ONG. Questo risultato sposta verso i paesi africani l’“Affare Migranti”. Perché ormai non c’è più alcun dubbio che di “Affare” si tratti.
Che si tratti di affare in senso economico non c’è alcun dubbio per le milizie libiche e per i loro referenti, ormai dipendenti dai trafficanti di esseri umani che trasformano in oro chiunque possa essere sottoposto a sfruttamento sessuale, lavoro forzato, venditore di organi.
Ma siccome la materia prima non viene fornita dai libici, bensì dai “migranti”, appare ovvio cercare la materia prima, cioè l’essere umano, in base alle condizioni che lo spingono al tentare di migrare.
E’ così che conviene continuare a seguire i percorsi da controllare alla ricerca della “materia prima”.
Ma se i flussi dei migranti si spostano dall’Italia alla Spagna, la ricerca dell’essere umano come materia prima dei traffici deve spostarsi, di conseguenza, dalla Libia verso il Marocco, l’Algeria e la Tunisia: tutti paesi che hanno una storia ben diversa da quella della Libia, diversa anche se non meno complicata.
A questo punto la strategia di blocco dei flussi migratori dovrebbe tenere conto da un lato del coordinamento dei paesi riceventi e, quindi, non più del bilaterale Italia - Libia soltanto, bensì anche, ad esempio, del bilaterale Spagna – Marocco, dall’altro lato Unione Europea (Italia e Spagna) – Libia e Marocco. Questo dal lato della “domanda”. Analogamente dal versante dell’offerta verso il Marocco. Purtroppo, però, si tratta ancora soltanto di teoria.

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