Erbil Mail Square. By Ask Gudmundsen - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33883489

Kurdistan: lo stato che non c'è
di Diego Grazioli
Il Kurdistan e le zone limitrofe secondo il trattato di Sèvres. Di PANONIAN - Opera propria, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15271699

Un'occasione attesa per quasi un secolo. Era infatti dal trattato di Sevres del 1920 che una parte del popolo curdo non aveva l'opportunità di creare un proprio stato autonomo ed indipendente.
Adesso la fatidica ora potrebbe scoccare al termine dello spoglio delle schede del referendum in programma il prossimo 25 settembre. Una consultazione che vede chiamati alle urne i curdi iracheni, nonostante la forte opposizione del governo centrale di Baghdad, contrario ad uno smembramento del paese.
Lo scrutinio, fortemente voluto dal presidente del governo regionale Massoud Barzani e dal suo potente clan, potrebbe sconvolgere gli equilibri di una regione che dalla seconda guerra del Golfo vive una stagione di profondi cambiamenti.

Regione autonoma del Kurdistan. Di Maximilian Dörrbecker (Chumwa),derviative work by ilyacadiz - Autonome Region Kurdistan (Karte).png, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4992523

L'ascesa della maggioranza sciita, l'affermazione dello Stato Islamico, la guerra civile siriana, senza dimenticare la storica resistenza del PKK contro il governo di Ankara, sono tutti fattori che hanno portato il popolo curdo iracheno a decidere di prendere in mano il proprio destino.
Gli scenari di guerra che negli ultimi tempi hanno insanguinato questa nevralgica zona del Medio-Oriente hanno visto infatti i curdi assoluti protagonisti. Un protagonismo che potrebbe sfociare in un atto politico dall'incalcolabile importanza che le quattro nazioni, cioè Turchia, Iraq, Siria ed Iran che dalla caduta dell'Impero Ottomano "ospitano" la famiglia curda, stanno cercando in tutti i modi di contrastare.

President of the Iraqi Kurdistan Regional Government Masoud Barzani meets with Secretary of Defense Donald H. Rumsfeld in the Pentagon on Oct. 27, 2005. Di Helene C. Stikkel - http://www.defenselink.mil/photos/Oct2005/051027-D-2987S-034.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1403647

L'effetto domino che potrebbe innescare un esito positivo della consultazione porterebbe infatti tutte le minoranze a rivendicare con maggiore determinazione autonomia e controllo delle proprie risorse. Secondo i massimi esperti di questioni mediorientali però il referendum potrebbe essere solo uno strumento per indurre il governo centrale di Baghdad a maggiori concessioni territoriali. Obiettivo della leadership di Erbil è in particolare l'area della città di Kirkuk ricchissima di petrolio e da sempre considerata parte integrante della nazione curda. D'altronde l'eventuale affermazione delle istanze referendarie non sarebbe ben vista dalla totalità delle fazioni del popolo delle montagne. Lo scrutinio infatti è voluto in particolare dal clan dei Barzani legato all'Occidente, mentre l'altra grande anima del Kurdistan iracheno che si riconosce nel clan Talabani, la cui ideologia si muove nel solco di un marxismo in salsa mediorientale, appare assai fredda ed indisposta a lasciare che i rivali si attestino il merito di aver portato i curdi iracheni all'indipendenza.
C'è infine la questione del governo di Baghdad e della sua reazione nel caso di affermazione positiva dello scrutinio. La riconquista di Mosul e la conseguente sconfitta dello Stato Islamico ha ridato vigore alle truppe governative che potrebbero opporsi con la forza ad uno smembramento della nazione. Uno scenario che potrebbe ridare fiato alle milizie in nero e per questo fortemente osteggiato dal Pentagono che rimane l'imprescindibile riferimento di entrambe le parti.
Soprattutto per questa ragione il referendum sull'autonomia del Kurdistan è da considerarsi un espediente nella partita per "ridisegnare" i rapporti di forza del futuro Iraq.

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