The streets of downtown Monrovia, March 2009.By Erik (HASH) Hershman, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11566823

Liberia: l'Africa salvata dalle donne
di Diego Grazioli

Dopo una campagna elettorale travagliata ma senza violenze di sorta, la Liberia, uno dei paesi più poveri del pianeta, il 10 ottobre scorso è andata alle urne per eleggere il nuovo Presidente.
Una consultazione storica perché, come rare volte avviene nel continente africano, un Capo di Stato ha deciso di farsi da parte senza cercare degli espedienti per prolungare il suo mandato.

Ellen Johnson-Sirleaf, President of Liberia, during a state visit to Brazil, April 2010. Di Antonio Cruz/ABr - Agencia Brasil, Presidente recebe a presidente da Libéria, Ellen Johnson-Sirleaf. Portrait extracted, 3:4 ratio, CC BY 3.0 br, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9964122

A compiere questo piccolo miracolo democratico è stata una donna, la Presidente Ellen Johnson Sirleaf, alla guida del paese dal 2005. "La signora di Ferro", premio Nobel per la pace nel 2011 insieme alla compagna di tante battaglie per la pacificazione liberiana Leymah Gbowee e all'attivista yemenita Tawakkul Karman, con la sua decisione, ha dato un segnale di forte cambiamento dei costumi nepotistici che contraddistinguono molti dei suoi colleghi africani.
D'altronde la Liberia, dalla sua fondazione, è sempre stata un'eccezione rispetto alle altre nazioni del continente nero, a cominciare dalla stessa elezione della Johnson Sirleaf nel 2005, prima donna ad essere nominata alla guida di una nazione africana. Ma le eccezioni non finiscono qui, questo piccolo paese dell'Africa occidentale è stato infatti la prima nazione ad ottenere l'indipendenza nel lontano 1847, molto tempo prima degli altri Stati africani e anche di quasi tutte le nazioni europee.

Location of  Liberia  (dark blue)– in Africa  (light blue & dark grey)– in the African Union  (light blue) By Alvaro1984 18 - Own work, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7423634

La genesi della Liberia affonda le sue origini dalla decisione di alcuni afroamericani, affrancatisi dalla schiavitù negli Stati Uniti d'America all'inizio del XIX secolo, di tornare nella loro terra d'origine per creare una nazione che potesse accogliere tutte le persone che si liberavano dal giogo dell'oppressione schiavistica e volessero fondare uno Stato moderno sul modello delle democrazie francese ed americana che si stavano imponendo sulla scena mondiale.

President Sirleaf with John Kerry , Colombian President Juan Manuel Santos, and British PM David Cameron in September 2015. By U.S. Department of State from United States - Secretary Kerry Listens as Liberian President Sirleaf Addresses the Post-2015 Development Panel Discussion in New York City, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43999318

Per questo fu scelto il nome Liberia, "la terra degli uomini liberi", e la sua capitale venne chiamata Monrovia in onore del Presidente americano James Monroe che, nel corso del suo mandato, decise la liberazione di moltissimi schiavi. Purtroppo però la storia recente di questa povera ed orgogliosa nazione è drammaticamente segnata da violenze multietniche che per lunghi anni hanno devastato il paese ed i suoi abitanti.
Tra le figure tristemente note in questa stagione di soprusi spicca quella dell'ex Presidente Charles Taylor, al potere dal 1997 al 2003. Un dittatore sanguinario che ha trasformato la Liberia in un mattatoio a cielo aperto, appropriandosi delle sue ricchezze e destabilizzando anche gli Stati confinanti con le scorribande delle sue milizie. Una condotta per la quale è al momento trattenuto in stato di arresto nell'unità di detenzione delle Nazioni Unite nei pressi dell'Aja in Olanda, dove è sotto processo per i crimini commessi nel corso della guerra civile che per anni ha devastato la Sierra Leone.
La longa manus di Taylor però fa sentire ancora i suoi artigli nella vita politica liberiana odierna. Uno dei candidati giunti al ballottaggio finale infatti, l'ex calciatore George Weah, ha scelto come sua vice, in caso di successo, proprio la moglie di Taylor, Jewel, a riprova dell'influenza che l'ex dittatore ancora esercita nel paese. Con tutta probabilità la vittoria elettorale andrà invece all'attuale vicepresidente e braccio destro della Johnson Sirleaf, Joseph Boakai, che ha promesso di continuare la politica di riforme della "signora di ferro", che rimarrebbe il guardiano della democrazia di questa piccola ed orgogliosa nazione africana.

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