Fermo immagine da video http://it.euronews.com/2017/04/11/libia-la-tratta-degli-schiavi

Consiglio di Sicurezza dell’ONU: responsabilità, da collettiva a individuale

Libia - lotta alla schiavitù 2.0
di Giorgio Castore
On. Vincenzo Amendola Sottosegretario agli Affari Esteri. Di dati.camera.it, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32839925

Il problema del traffico di esseri umani in situazioni di conflitto è approdato al più alto consesso internazionale, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con l’approvazione unanime della Risoluzione 2388 dello scorso 21 novembre.
La risoluzione ci aiuta a fare chiarezza su numerosi aspetti delle problematiche affrontate, a cominciare dagli aspetti giuridici, come si legge nell’intervento svolto a nome dell’Italia dal sottosegretario on. Vincenzo Amendola che esordisce: “Il dibattito aperto di oggi conferma il costante impegno di questo Consiglio a rileggere efficacemente la questione della tratta di persone e delle gravi violazioni dei diritti umani ad essa connessi”.
“Rileggere efficacemente” significa che nella lotta alla tratta degli esseri umani avevamo sbagliato oppure omesso qualcosa!

António Guterres, Segretario Generale ONU. Di DFID - UK Department for International Development - https://www.flickr.com/photos/dfid/30720847110/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=53231494

Certamente, non siamo all’anno zero, ma per António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, “criminali e terroristi stanno capitalizzando e perpetuando il disordine e il caos dei conflitti”, finanziando così i loro crimini e brutalizzando esseri umani vulnerabili.
Lo sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, la rimozione di organi corporei e la schiavitù sono gli strumenti del loro mestiere. Citando lo Stato Islamico in Iraq e Levante (ISIL / Da'esh), Boko Haram, Al-Shabaab e l'Esercito di Resistenza del Signore (LRA) per aver costretto donne, ragazzi e ragazze ad una schiavitù disumana, Guterres ha detto che tali attività costituiscono gravi abusi nei diritti umani, così come l'orribile pratica di vendere migranti africani come “beni” in Libia.

http://www.eunews.it/2016/03/08/carceri-italiane-tra-le-piu-sovraffollate-deuropa-ma-la-situazione-migliora/52621

“Un quadro di azione per contrastare la tratta, radicato nel diritto internazionale, è stato costruito attraverso la risoluzione 2331 (2016) del Consiglio di sicurezza, il Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini, integrando la Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato Transnazionale (Protocollo di Palermo) e la Dichiarazione politica del settembre 2017 sull'attuazione del piano d'azione globale. La cooperazione, l'assistenza giudiziaria e la condivisione delle informazioni sono state fondamentali per l'attuazione di tale quadro” – ha affermato, aggiungendo che la sua prima relazione sull'attuazione della risoluzione 2331 ha dimostrato il lavoro in corso svolto dagli Stati membri e dal sistema delle Nazioni Unite. “Questi sforzi devono essere intensificati", ha detto Guterres.
Maggiore considerazione, quindi, anche nel modo in cui il mantenimento della pace e le missioni politiche potrebbero aiutare gli Stati ospitanti a combattere la tratta di esseri umani, anche includendola nelle valutazioni delle situazioni dei paesi e nella formazione del personale delle missioni.
“Una maggiore cooperazione internazionale, regionale e bilaterale con i paesi di origine e di transito dei migranti è di fondamentale importanza”, dunque, come sottolineato da più parti ed in particolare per l’Italia dal sottosegretario Vincenzo Amendola.
E, anche, secondo Smail Chergui, commissario del’Unione Africana per la pace e la sicurezza, “gli interventi per prevenire la tratta dovrebbero includere misure per ridurre la vulnerabilità, costruire capacità al fianco dei governi nazionali e rafforzare la sicurezza delle frontiere, osservando che i quadri giuridici nazionali erano inadeguati e spesso necessitavano di rafforzamento. Le azioni immediate dovrebbero includere la demolizione di campi in Libia e la distruzione di reti criminali, ha detto, dichiarando: "La nostra comune umanità è in gioco".
Qualche annotazione, comunque, a margine del dibattito appare ulteriormente opportuna.
Un seggio nell’ONU lo hanno, fra gli altri, anche quei paesi dell’Unione Europea che, innalzando muri, hanno osteggiato le iniziative umanitarie volte all’accoglienza dei migranti in situazioni di conflitto. Notizie di stampa attribuiscono alle azioni umanitarie dei salvataggi di migranti la responsabilità dei traffici di vite umane. La “legge del mare”, che obbliga eticamente ad intervenire per salvare la vita di esseri umani in difficoltà viene respinta, e così anche l’onere della scelta che ricade su di essa.

Visegrad Group leaders' meeting in Prague, 2015 By P. Tracz/ KPRM (P. Tracz/ Chancellery of the Prime Minister of Poland) - Flickr.com, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=46932610

Recentemente, anche l’Austria si è aggiunta ai quattro di Visegrad che impersonano l’intolleranza delle azioni umanitarie: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria e non ci sarebbe da meravigliarsi se ai cinque se ne aggiungessero altri. La stessa Germania sta incontrando difficoltà nella costituzione del nuovo Gabinetto, al punto che aleggia la possibilità che si giunga a nuove elezioni.
E’ lecito domandarsi quale sia il livello di coerenza e di affidabilità dei governi di quei paesi che da un lato respingono i migranti e dall’altro hanno votato la risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che stiamo commentando.
Se prevarranno le scelte che conducono al trionfo dell’egoismo ed a rispondere con un pugno alla mano tesa alla ricerca di aiuto, dovremo fare i conti col più bieco oscurantismo.

Louise mushikiwabo. By Igobruce - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=48133601

Ma c’è un altro episodio che, invece, dovrebbe far riflettere i benestanti europei che rifiutano l’asilo ai richiedenti asilo: un insegnamento che ci deriva dal Ruanda, che ha sofferto una delle tragedie più disumane del secolo scorso conclusasi col genocidio del 1994 di 800mila esseri umani, per lo più di etnia tutsi, nella totale indifferenza del resto del mondo.
"Data la nostra storia ... non possiamo rimanere in silenzio quando gli esseri umani vengono maltrattati e messi all'asta come bestiame", ha detto il ministro degli Esteri Ruandese, Louise Mushikiwabo, lo scorso mercoledì 22 a Kigali, inorridita dalla tragedia in corso in Libia.
Il Ruanda si è offerto di dare rifugio a 30mila migranti africani bloccati in Libia in condizioni di schiavitù.

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