Bandiera europea, Yacht Zingara, Creative Commons CC0

Opinioni a confronto sul termine del 2025 proposto da Martin Schulz

Stati Uniti d’Europa
della Redazione

Il 7 dicembre scorso Martin Schulz, nel suo intervento di apertura del congresso del Partito Socialdemocratico Tedesco (Spd), ha lanciato una proposta: “Stati Uniti d’Europa entro il 2025 e chi non l’accetta finisce fuori”.

Abbiamo chiesto ai collaboratori della Rivista Italiani.net una opinione sulla proposta di Schulz.

Angelo Schiano
Angelo Schiano:

L'idea, se da un lato mi affascina, dall'altro mi preoccupa: anche per una risposta leggera mi servirebbe avere qualche dato in più. Sono fuori e per fortuna mi sono risparmiato di leggere "La Repubblica"; che benché migliorata nella forma, rimane quello che è diventata e non quello che era.

Quanto al punto, mi chiedo, cosa intendiamo per "Europa"? E, cosa era l' “Unione Europea” di ieri? Cosa è la “Comunità Europea” di oggi? Cosa saranno gli "Stati Uniti di Europa" di domani? Quali sono i fini, i criteri e i modi che dovrebbero portarci a riunirci? Saranno i singoli Stati, i cittadini di ogni Stato, o i singoli abitanti dei territori interessati a scegliere?

La questione è complicata e allo stato chi ci rappresenta ufficialmente – a ogni livello internazionale, europeo, nazionale e locale - non ci rappresenta affatto. Peraltro in tema di metodiche di voto, l'esempio americano e il suo recente risultato catastrofico, non aiutano.

In conclusione confesso che in me rimane il desiderio e - malgrado l'avanzare degli anni - la speranza, che si possa prima o poi pervenire ad una vera e propria confederazione di Stati europei. Ritengo che questa debba passare attraverso una migliore e più vera duplice integrazione dei suoi cittadini: a livello sia confederale, che nazionale. Non solo dei cittadini extra europei nei singoli Stati, ma anche dei cittadini europei tra loro.

Credo che l'umanità, e il mondo in cui deve vivere, siano inevitabilmente diretti verso un assetto basato su tre livelli: globale, confederale e nazionale; ciascuno retto da una forma condivisa di "direzione e amministrazione" (per non dire di governo) che tenga conto e rispetti sia i diritti di "tutti", che quelli di "ognuno", in ragione delle disponibilità e delle necessità.

In conclusione, mi auguro che si pervenga agli Stati Uniti d’Europa, ma la strada è lunga. Molto dipende da ciascuno di noi. Credo sia venuto il tempo per gli uomini di buona volontà di resistere consapevolmente: una “nuova resistenza”.

 

Massimo Predieri
Massimo Predieri:

Nel bellissimo film Il ponte delle spie di Steven Spielberg, l’agente della CIA Hoffman dice all’avvocato Donovan - interpretato da Tom Hanks - che nel loro caso non c’è un “manuale delle regole”.

Donovan gli risponde:

- Lei è l’agente Hoffman, vero?

- Si

- E’ di origine tedesca?

- Si, e allora?

- Il mio nome è Donovan. Irlandese da entrambe le parti, madre e padre. Io sono irlandese, lei è tedesco. Ma cosa ci rende entrambi americani? Solo una cosa. Una sola. Il manuale delle regole. La chiamiamo Costituzione, e accettiamo le regole, questo ci rende americani. Questo è tutto quello che ci rende americani. Allora non mi dica che non ci sono delle regole, e non ammicchi così, figlio di puttana.

Gli Stati Uniti d’Europa si faranno, come ha proposto il leader della Spd Martin Schulz, forse non entro 2025, ma si faranno quando ci saranno delle regole accettate da tutti: una costituzione europea, che non sia solo un trattato di libero scambio, libera circolazione e accordi finanziari. Sarà una costituzione che dovrà liberarsi delle spinte pseudo - identitarie (origini religiose, razziali, ideologiche, ecc.), e sancire una comunità di valori.

Probabilmente ci vorrà un po’ più di tempo.

 

Antonello Cabbarozzo
Antonello Cannarozzo:

Martin Schulz per molti media tedeschi è, e rimane, un politico miope e senza storia, ricordiamo come ha ridotto il partito socialista alle recenti elezioni per il Bundenstag.

Per capire meglio chi sia, abbiamo ancora l’immagine di questo personaggio quando, fuori da ogni rispetto per il galateo parlamentare, oltre che civile, si rivolse con scorrettezza da par suo a Silvio Berlusconi, in visita di cortesia al Parlamento europeo nel 1994, offendendo l’allora capo del governo, legittimamente eletto, e i cittadini italiani che lo avevano votato. Un atto miserabile che fu però tristemente salutato con applausi da tanti maitre penseurs nostrani, non capendo che quel parlamentare tedesco offendeva l’Italia intera e non solo Berlusconi.

Sono passati ventitre anni e curiosamente ci ritroviamo con Schulz un po’ ammaccato che cerca di tornare in gioco e Berlusconi che è in piena attività politica a ottant’anni suonati.

Per quanto riguarda la sua proposta in merito agli “Stati Uniti d’Europa entro il 2025 e chi non l’accetta finisce fuori”, c’è tutta la pochezza dell’individuo, non tanto nell’idea di una Europa unita, ma come arrivare a questo obiettivo, come se qualcosa di così grandioso politicamente ed economicamente non investisse anche la cultura, le tradizioni, le storie e i bisogni dei popoli che non si possono eludere allo scadere di una data, ma occorrono periodi lunghi, intere generazioni per metabolizzare questa idea e renderla forte e stabile.

Noi in Italia non abbiamo ancora risolto, dopo centocinquant’anni, la questione del divario Nord e Sud, per non parlare di tutte le crisi ancora aperte; dalla Catalogna ai Fiamminghi e Valloni, dalla Scozia all’Irlanda del Nord, solo per citare le più conosciute.

Forse, bisognerebbe ricordare a Schulz e ai suoi epigoni che l’Europa non è come gli Stati Uniti d’America, la terra della grande frontiera o delle vaste praterie dove bisognava creare di fatto un popolo ed una storia.

Per accelerare l’Unione tra gli Stati del Sud con quelli del Nord, i politici del tempo dimenticarono i tanti problemi ancora vivi tra la popolazione: dalla schiavitù ai dazi doganali, dalla moneta unica ad intere aree depresse e tante altre questioni non risolte con il risultato dello scoppio di una delle guerre più sanguinose dell’ Ottocento di cui ancora l’America ne porta le ferite.

Lasciamo che i mercati o la globalizzazione seguano le loro strade fallimentari, noi europei dobbiamo essere più seri, abbiamo creato la storia e non vale la pena affrettare con date capestro avvenimenti che accadranno forse da soli.

Non è giusto fissare un termine di scadenza, altrimenti ci ritroveremo con i nodi da sciogliere in seguito e forse in maniera più dolorosa.

Dimenticavo però che la proposta viene da Martin Schulz e questo la dice lunga sulla sua validità.

 

Giorgio Castore
Giorgio Castore:

Un esempio concreto che può sintetizzare il sentirsi più o meno integrato nella UE, e per questo “volere più Europa” o, al contrario, “volere meno Europa” è dato dalle esperienze di questi ultimi anni.

Se avessimo avuto più Europa, ad esempio, il fenomeno migratorio si sarebbe manifestato in modi molto meno drammatici di quelli che abbiamo vissuto, con un’Italia isolata nell’applicazione di norme di diritto internazionale, mentre molti paesi appartenenti a questa stessa Unione Europea non avrebbero potuto passarla liscia nel far prevalere il proprio interesse nazionale su quello collettivo dell’Unione.

In questa esperienza, il punto di vista di una sovranità nazionale prevalente sull’interesse nazionale altrui può essere considerato finora salvaguardato, mentre il punto di vista e l’interesse dell’Italia risulta sacrificato: un vulnus che non può restare privo di conseguenze, perché, se così fosse, ci troveremmo nel Far West, costretti alla lotta per evitare di essere fagocitati da pesci più grandi.

Perché, allora, volere più Europa?

Perché questo significa volere realizzare un’Europa capace di governare su basi democratiche, perché dotatasi dei necessari strumenti normativi, nel rispetto dei criteri democratici, in base a idonee regole di rappresentanza e di rappresentatività.

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