Eurorregión Tirol-Tirol del Sur-TrentinoDi Fobos92 - Opera propria, CC BY-SA 4.0

Tra migranti e schermaglie ideologico-sovraniste in Austria

Migranti e sovranità territoriale
di Giorgio Castore

Il succedersi degli avvenimenti che si accavallano sul tema delle migrazioni trans mediterranee lascia a dir poco frastornati, specialmente se si tenta di comprendere la rotta verso cui conducono.

Cominciamo dai “cugini” francesi, il cui leader Emmanuel Macron porta a casa un notevole successo diplomatico a sostegno della “G5 Sahel”, la forza congiunta antiterrorismo, lasciatagli in eredità, appena nata, dal suo predecessore François Hollande, e composta da Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso e Mauritania. Il successo dell’operazione condotta da Macron è sancito dal risultato consistente, soprattutto dal punto di vista finanziario, per la partecipazione, oltre dei rispettivi 5 leader africani, anche di organismi di tutto rispetto dal punto di vista politico diplomatico, quali l’Unione Africana, l’Unione Europea, e, udite udite, anche degli USA, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, nonché di Belgio, Germania ed Italia.

Per quanto riguarda l’Italia, giova ricordare che, oltre alla sua partecipazione a supporto del G5 Sahel, ha stretto accordi bilaterali anche con il Niger, paese strategico per il controllo dei flussi di migranti provenienti dai paesi del sud Sahel.

L’unico neo diplomatico dell’intera operazione è costituito dalla perdurante assenza dell’Algeria, alla quale era stato affidato il ruolo di paese mediatore degli accordi di pace nel Mali e di garante della sicurezza della regione. Su questo Le Monde non ha taciuto. 

E Le Monde non ha taciuto neanche sulla politica “di accoglienza”,  o per meglio dire “di respingimento”, dei migranti attuata dal ministro francese per l’interno, Gerard Collomb su mandato di Macron. In una circolare del 20 novembre, Collomb arriva a manifestare il desiderio di espellere gli aventi diritto di asilo in maniera massiccia. Ma sia detto per inciso, anche se Le Monde non lo cita, che la tabella della riallocazione delle unità dei migranti formalmente approvata dall’UE alla data dell’8 dicembre 2017 sulla base delle intese raggiunte prevedeva per la Francia ben 15mila unità ancora da ricevere.

Insomma, se Le Monde non esagera, saremmo di fronte ad un gioco delle tre carte sulla pelle degli esseri umani che non si addice alla Francia ed alla sua storia, il cui attuale presidente mostra un volto che non ispira fiducia. Ma può trattarsi di un equivoco? Sembrerebbe di no, se la sua filosofia appare uniformarsi alla frase di Michel Rocard che Macron cita spesso: “La Francia non può sopportare tutta la miseria del mondo”, affermazione che si fa fatica ad indicare come un modello esemplare di fratellanza.

La carrellata degli avvenimenti dei sette giorni appena trascorsi non può ignorare l’atteggiamento assunto da Donald Tusk al vertice di Bruxelles del 15 dicembre, capace di classificare le politiche migratorie sostenute dai paesi fondatori “divisive”. Ebbene, si tratta di una formulazione assolutamente calzante ed ampiamente condivisibile nel suo significato letterale, solo che si pensi ad un essere umano, titolare del diritto di vivere ed al tempo stesso di manifestare la propria opinione. Ma a condizione di reciprocità.

Si osservino, dunque, due soggetti titolari di pari diritti e pari doveri senza alcuna possibilità di accordo su un tema come quello essenziale per la sopravvivenza di entrambi. Non rimane che prendere in considerazione la possibilità della separazione consensuale. E’ quanto taluni ritengono sia importante proseguire a sperimentare. La scelta suggerita, in tale caso, è quella di ritornare ai bagliori della costituzione della attuale UE, ai suoi obiettivi principali, che non vedevano il valore del denaro come unico collante per sviluppare ipotesi di aggregazione tra paesi.

Un esercizio utile a verificare sul campo la risposta che l’Italia deve all’Austria sull’intenzione di rilasciare i passaporti austriaci ai cittadini italiani del sud Tirolo, magari pensando che il trattato di pace di Parigi del 10 febbraio del 1947 sarebbe stato più rispettoso dei principi dei vincitori se, invece del territorio occupato dagli altoatesini, fosse stato mantenuto nel territorio italiano quello dell’Istria. Forse fu il peccato del “sovranista”.

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