Kofi Annan

ONU: il prezzo per l’indipendenza

Kofi Annan
di Roberto Savio

Questa testimonianza su Kofi Annan, arriva un mese dopo la sua morte. Molto è stato già scritto, e ricordare i suoi sforzi per la pace e la cooperazione internazionale è ormai pleonastico. Meglio porre la sua figura in un contesto fondamentale: come le grandi potenze hanno progressivamente ridotto le Nazioni Unite e la figura del sue Segretario Generale, e fatto pagare un alto prezzo a chi ha cercato di mantenere l’indipendenza del sistema.

Va anzitutto ricordato che le Nazioni Unite nacquero, in buona misura, per la forte spinta propulsiva degli Stati Uniti. Questi, i grandi vincitori della Seconda Guerra Mondiale (con 416.800 militari e 1.700 civili morti, contro 8 milioni di soldati e 24 milioni di civili russi), volevano evitare il ripetersi di un nuovo conflitto mondiale. Volevano quindi la costruzione di un sistema multilaterale nel cui contesto la loro egemonia economica e militare, intatta in un mondo in rovina, fosse mantenuta con la pace. Si impegnarono a contribuire per il 25% al bilancio della organizzazione, ospitarne la sede, e cedere la sovranità nazionale in una misura senza precedenti.

Queste relazioni speciali, subirono il primo brusco colpo di arresto con la elezione di Ronald Reagan nel 1980. Al Summit dei capi di stato per il dialogo Nord-Sud, tenutosi a Cancun poco dopo la sua elezione, il Presidente americano indicò che considerava le Nazioni Unite una camicia di forza per gli interessi americani. Non era accettabile che il suo Paese avesse un voto come tutti gli altri, e fosse obbligato dalle votazioni di una maggioranza, spesso espressa da Paesi in via di sviluppo, a seguire dei cammini estranei alla politica degli Stati Uniti. Da allora comincia la politica di Washington per ridimensionare il peso politico delle Nazioni Unite, e cercare di avere nel loro Segretario Generale un gestore che tenesse conto del peso americano.

Reagan si trovò come Segretario Generale Perez de Cuellar, un tranquillo diplomatico peruviano, che per natura e formazione evitava scontri. Gli Stati Uniti iniziarono comunque un processo di disimpegno, che subì un arresto con l’arrivo di George W.H. Bush, un moderato della vecchia scuola, che vedeva le Nazioni Unite in modo più positivo, come uno spazio dove affermare la potenza americana. Era già caduto il muro di Berlino, e le votazioni dell’Assemblea Generale non potevano essere strumentalizzate dal blocco socialista. A Perez de Cuellar era succeduto un diplomatico egiziano, Boutros Boutros Ghali, con l’appoggio di Washington, che vedeva nell’Egitto un alleato tradizionale.

Ma Boutros Ghali si rivelò sorprendentemente indipendente. Iniziò una profonda campagna di rilancio delle Nazioni Unite, con una serie di Conferenze mondiali, che andavano dal Clima alla Popolazione, dai Diritti Umani alla equità di genere, con un summit sociale a Copenaghen, che stabiliva una agenda di forte impegno. Redasse una Agenda per la Pace, una Agenda per lo Sviluppo, e tante altre iniziative che gli Stati Uniti non potevano disertare. Il risultato fu che nel 1996 il veto americano ne impedì un secondo mandato nonostante il voto favorevole degli altri 14 membri del Consiglio di Sicurezza: unico Segretario Generale che ha avuto un solo mandato.

Presidente degli Stati Uniti era Bill Clinton, il cui mandato non fu affatto di segno univoco. Dichiaratamente internazionalista, nella guerra del Ruanda emise una Dichiarazione Presidenziale nella quale stabiliva che gli Stati Uniti avrebbero vietato qualsiasi operazione di forze di pace, che non beneficiasse direttamente la politica estera degli Stati Uniti. Cosi come si deve a lui la abolizione di una legge del 1933, la Segall-Glass, che separava strettamente le banche di deposito da quelle di speculazione. A questo dobbiamo l’esplosione della finanza speculativa, che ha usato i depositi dei cittadini, per dare alla finanza la supremazia sulla economia e sulla politica.

Con il veto su Boutros Ghali, l’amministrazione americana, incarnata da Madeline Albright, promossa da Ambasciatrice alle Nazioni Unite a Segretaria di Stato per la sua battagli contro Boutros- Ghali, intendeva dare un segnale: gli Stati Uniti sono pronti a vietare un Segretario Generale che non rispetti la voce di Washington.

Proprio su proposta della Albright, un rispettato funzionario africano del Ghana, Kofi Annan, venne nominato dal Consiglio di Sicurezza il successore di Boutros Ghali (nel sistema dell’ONU l’Egitto fa parte dell’Africa).

Qui viene la grandezza di Annan. Quello che era stato considerato un uomo di Washington, intraprese una profonda riforma amministrativa delle Nazioni Unite, per renderle più trasparenti ed efficienti. Ricevette il Premio Nobel nel 2001, insieme alla Organizzazione, “per il suo lavoro per un mondo meglio organizzato e più pacifico”. Una conferma al massimo livello di prestigio ed autorevolezza.

Nel 2001 era stato eletto Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, che introdusse come agenda prioritaria la dominazione in un mondo cambiante, della supremazia americana, riprendendo in buona parte lo spirito di Reagan. Chi ha avuto le confidenze di Kofi, ha ascoltato come Bush volesse l’appoggio incondizionata di Annan, nonostante le sue resistenze. Bush iniziò il suo mandato con la decisione di far cadere il Presidente di Iraq, Saddam Hussein, per la sua invasione del Kuwait, l’anno prima, contro gli ammonimenti americani. Nel 2003, visto che non trovava l’appoggio del Consiglio di Sicurezza, non convinto che esistessero prove sufficienti sulla esistenza di Armi di Distruzione Massiva dell’Iraq (di particolare durezza fu il rifiuto della Francia), Bush si inventò la “coalizione dei volenterosi”, una alleanza di vari stati promossa con l’appoggio del PM inglese Tony Blair, che senza ricevere la legittimità delle Nazioni Unite, invase l’Iraq, con i risultati che tutti conosciamo.

Kofi Annan si manifestò contro la invasione, e nel 2004 la dichiarò illegale.

La ritorsione americana fu rapida. Nel 2005, venne stabilito un programma di assistenza, dove le Nazioni Unite vendevano del petrolio del paese, e con i ricavati fornivano cibo e medicine ai civili. Sotto la spinta di Murdoch, la destra americana inventò uno scandalo, che comprometteva le Nazioni Unite e Annan (attraverso il figlio), minando la credibilità dell‘organismo. A nulla servì che una commissione d’inchiesta diretta dall’ex governatore della banca Federale, Paul Volcker, dichiarasse che a beneficiare delle transazioni illegali erano state soprattutto imprese americane ed inglesi, e lo stesso Saddam Hussein. Ormai l’immagine delle Nazioni Unite era irrimediabilmente compromessa.

Kofi si comportò con estrema dignità, e terminò il suo incarico nel 2006, iniziando una vita di azione per la pace e la cooperazione internazionale. Emblematico della sua personalità è quanto nel febbraio del 2012, la Lega Araba e le Nazioni Unite gli affidarono la mediazione per terminare il conflitto civile in Siria. Bastarono cinque mesi perché rinunciasse all’incarico, denunciando che il conflitto si era internazionalizzato, e che nessuno era interessato alla Pace.

Nel frattempo, dal 2007 al 2016 il diplomatico coreano Ban Ki Moon vene eletto segretario generale. Si dice che le istruzioni di Bush alla delegazione americana furono: scegliete il più innocuo. Anche se la fine della Presidenza Bush, nel 2009, fu seguita dalla Presidenza Obama, che credeva in una politica americana basata sulla cooperazione e sulla distensione, la Segreteria Ban Ki Moon, ha lasciato una eredità di iniziative minime. Le Nazioni Unite sono oggi una specie di Super Croce Rossa, dedicata a settori che non toccano la governabilità dell’economia, della finanza e della politica, come i rifugiati, l’educazione, la salute, l’agricoltura e la pesca. I due grandi motori della globalizzazione, il commercio e la finanza, ne sono al di fuori. Non è più il luogo di dibattito e di consenso per l’umanità. Il Foro Economico di Davos attrae più leader dell’Assemblea Generale.

Si può osservare che la crisi delle Nazioni Unite ha molti fattori. Ma il progressivo ritiro dal multilateralismo degli Stati Uniti, è una causa fondamentale. Oggi non hanno più bisogno delle Nazioni Unite, con Trump che vuole una politica non di America First, ma di America Alone. Dopo Reagan e Bush, è il terzo chiodo nella bara…

Il nuovo Segretario Generale, il portoghese Guterrez, ha una carriera personale di altissimo livello. Fu scelto, fatto senza precedenti, dall’Assemblea Generale, ed imposto al Consiglio di Sicurezza. E’ stato anche Primo Ministro del Portogallo. Ma ha evitato qualsiasi posizione, immobilizzato dalla promessa di Trump di ritirare gli Stai Uniti dalle Nazioni Unite. Questo immobilismo aumenta il declino delle Nazioni Unite.

Anche qui, si può osservare che la crisi del multilateralismo e il ritorno al nazionalismo è un fenomeno generale. Non solo gli Stati Uniti, ma la Cina, l’India, il Giappone, le Filippine, il Myanmar, la Tailandia, per non parlare di numerosi Paesi europei, fra cui l’Italia, stanno riscoprendo le vecchie trappole: in nome di Dio, in nome della Nazione (ed ora in nome del Denaro), per usare il nazionalismo, la xenofobia e il populismo, per cancellare il progetto europeo.

E’ ragionevole osservare che quelli che mancano sono i Kofi Annan, che antepongono valori ed ideali a interessi personali, alla conservazione della poltrona, perché in questa epoca di sonnambulismo i cittadini vengano chiamati ad un dibattito di idee, da chi ha il coraggio di resistere al potere che si profila?

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