A ricordo dell’Obelisco di Aksum. Model commemorating the Obelisk of Aksum's return to Ethiopia, which shows the date of its departure and return according to the Ethiopian calenda - By A. Davey from Where I Live Now: Pacific Northwest - Celebrate The Return of Axum Obelisk (Detail)Uploaded by Elitre, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=21920238

I rapporti tra i due Paesi verso la normalizzazione

Eritrea-Etiopia: la pace possibile
di Diego Grazioli

Una svolta storica, che potrebbe cambiare le sorti del Corno d’Africa. L’incontro avvenuto lo scorso 8 luglio ad Asmara tra il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed ed il Presidente eritreo Isaias Afwerki, rappresenta un passo decisivo per la stabilizzazione di una regione devastata per oltre 20 anni da guerre e repressioni tra le più brutali dell’intero Continente Nero. I due leader hanno firmato una dichiarazione che di fatto sancisce la fine del contenzioso tra i due paesi, cominciato nel 1998 a causa della reciproca rivendicazione territoriale della località di Badme, una cittadina di frontiera invasa dalle truppe etiopi cinque anni dopo la proclamazione dell’indipendenza dell’Eritrea nel 1993.

Un conflitto durato due anni, che ha causato la morte di oltre 80mila persone e obbligato intere comunità ad una fuga disperata, le cui tragiche conseguenze ancora ingrossano i fiumi migratori verso l’Europa. Questa guerra di confine, formalmente conclusasi con un cessate il fuoco provvisorio, firmato nel 2000 ad Algeri, infatti è stata usata come pretesto dal Presidente eritreo Afwerki per accentrare sotto il suo controllo tutti i poteri dello Stato, azzerando ogni voce dissenziente ed incarcerando migliaia di oppositori nei famigerati campi di lavoro del regime. L’ex leader rivoluzionario, che ha condotto la guerriglia per l’indipendenza del paese dall’Etiopia, prima si è liberato dei suoi compagni della prima ora, poi ha imposto una dittatura dove vige il monopartitismo e non si sono mai svolte libere elezioni, con la popolazione obbligata ad un servizio militare permanente.

Per non parlare delle confische ai danni di imprenditori, soprattutto italiani, che avevano fatto dell’Eritrea la seconda nazione più industrializzata dell’intera Africa. Emblematico il caso dell’esprorio degli stabilimenti e delle proprietà della famiglia Melotti che, grazie ai guadagni provenienti dalle vendite della loro marca di birra, si era fatta costruire negli anni ‘60, la splendida Villa Cyprea a Massawa, località portuale sul Mar Rosso. Un atto di prepotenza seguito dallo scempio della distruzione della stessa villa, rasa al suolo per far posto ad una serie di anonime case a schiera. Tornando agli ultimi avvenimenti, tecnicamente è stato il Premier di Addis Abeba il vero artefice della svolta. Abiy Ahmed ha deciso unilateralmente di ritirare i propri soldati dalla zona di confine, come gesto di buona volontà per favorire la definitiva normalizzazione dei rapporti tra le due nazioni, come testimonia anche la riapertura della rotta aerea diretta tra le due capitali.

Il giovane leader etiope, salito al potere nell’aprile di quest’anno, appartiene all’etnia Oromo, maggioritaria nel paese ma da sempre emarginata dal governo centrale. È lui l’uomo nuovo di questa cruciale regione dell’Africa, un leader carismatico che ha deciso la liberazione di centinaia di oppositori politici e messo fine allo stato d’emergenza che durava da anni. Questa la cornice che farà da sfondo alla visita ad Addis Abeba del nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, programmata per il prossimo 11 ottobre, a cui seguirà un incontro con il leader eritreo ad Asmara. Un tour che potrebbe portare nuovamente l’Italia al centro dei grandi cambiamenti che stanno avvenendo in questa regione, decisiva per il futuro dell’intera Africa.

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