Saint-Martin. Tipica immagine di un aereo in atterraggio all'aeroporto Principessa Giuliana. Pubblico dominio

La parabola di Emmanuel Macron

Popolarità in declino?
di Giorgio Castore

La recente visita del presidente Macron a Saint-Martin, l’isola franco olandese delle Antille, sconvolta l’anno scorso dall’uragano Irma, ha probabilmente influenzato la revisione della linea di condotta del leader d’oltralpe.

Partiamo dal discorso sui cambiamenti climatici tenuto da Macron all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (New York, 19 settembre 2017), un discorso da Leader gravido di significati che giunge in un periodo in cui accadono molte cose importanti e, fra queste, il divorzio dalla politica degli Stati Uniti.

L’impressione che alcuni di noi hanno avuto è stata e, forse, lo è ancora quella di un avvio di candidatura a svolgere un ruolo più incisivo a livello internazionale, soprattutto valorizzando gli strumenti ereditati nella leadership del suo Paese, dentro e fuori l’Europa.

Neanche una settimana dopo le sue elezioni, il neo presidente era già al secondo viaggio nel Sahel, alla ricerca dei fondi finanziari necessari per ridurre i rischi derivanti dalla vulnerabilità della società ancora oggi sottomessa in molti casi a regimi semitotalitari o in conflitto con i governati. Sullo sfondo i giacimenti di uranio nigerini vitali per la produzione di energia della Francia, un Paese lasciato orfano dalla strategia di Donald Trump all’assemblea di Parigi sul clima. Ma come conciliare la leadership assunta a Parigi dal buco nero sul clima lasciato da Donald Trump? Semplicemente ognuno per sé e Dio per tutti.

Ad oggi, è molto difficile tentare previsioni in un quadro complessivo ondeggiante con teatri di crisi pronti alla prossima mossa per smembrare uno stato come la Siria (o quel che ne resta), raccogliendo soltanto quel che resta di un popolo con antiche tradizioni e profonda cultura.

Alla Russia non basta certamente aver conquistato un porto per le proprie navi nel Mediterraneo, fino a ieri sottomesso senza sbocco alle forche caudine del Bosforo: il banchetto in Siria non è ancora concluso. Ad ogni passo in cui ciascuno dei commensali guadagna il riconoscimento degli altri, non è arduo comprendere che sedere alla mensa dei big rimane un privilegio riservato a pochi commensali e tra questi ai Paesi che siedono al Consiglio di sicurezza dell’ONU, Francia compresa.

L’insistenza dimostrata dalla Francia nella contrapposizione al sostegno dato alle vicende che travagliano la Libia fornendo copertura alle milizie del generale Haftar punta essenzialmente alla medesima strategia: il riconoscimento del suo ruolo di “parte” là dove esistono fonti di energia vitali.

Ma qualcosa non funziona! Ed ecco, tra i tanti, il sostegno di “Le Monde” con un articolo a firma Virginia Malingre, fra gli altri, pubblicato il 30 settembre scorso, dal titolo “Emmanuel Macron fa il suo mea culpa” così sintetizzato: “Divenuto arrogante agli occhi dei francesi e impopolare, il presidente ha deciso di cambiare”, vedendo la sua popolarità crollare al 30%.

Negli ultimi mesi, secondo Le Monde, molti vicini al potere si sono rammaricati per la solitudine e l'isolamento di un presidente che ha deciso tutto, convinto di avere ragione. Uno dei suoi visitatori serali gli consigliò di essere più collettivo, di aprirsi e raggiungere il corpo intermedio, tenuto a bada dall'inizio del quinquennio.

Ansioso di riconnettersi con l'opinione pubblica, il presidente “affronterà i francesi” nei prossimi giorni o in poche settimane. Vedremo allora se il presidente sarà cambiato.

 

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