Brasília - Conselho de Ética rejeita processo contra o deputado Jair Bolsonaro, por elogiar Brilhante Ustra (Fabio Rodrigues Pozzebom/Agência Brasil)

Jair Bolsonaro è il nuovo Capo di Stato brasiliano

Brasile: la destra al potere
di Diego Grazioli

Come era prevedibile, dopo il trionfante risultato ottenuto al primo turno delle elezioni presidenziali, Jair Bolsonaro è il nuovo Capo di Stato brasiliano. Il 63enne, candidato del Partito Social-Liberale, formazione di estrema destra, ha ampiamente sconfitto al ballottaggio l’alfiere del Partito dei Lavoratori Fernando Haddad, che aveva tentato di coagulare intorno al suo nome un fronte repubblicano che potesse contrastare l’ascesa al potere dell’ex ufficiale dell’esercito.

Un’operazione miseramente fallita secondo i dati diffusi dalla commissione elettorale brasiliana, che ha sancito la vittoria di Bolsonaro con il 55,13% dei voti dei cittadini chiamati alle urne, contro il 44,87% ottenuto dal suo sfidante. Una svolta a destra destinata ad incidere profondamente sugli equilibri politici ed economici dell’America Latina.

Era dal 1985, anno che ha visto la fine della lunga parentesi delle giunte militari alla guida del paese, che il Brasile non si affidava ad un rappresentante dell’establishment ultra-conservatore, le cui parole d’ordine sono state in campana elettorale “Patria, Dio e Famiglia”. Prese di posizione che ormai riecheggiano in diverse nazioni, a cominciare dagli Stati Uniti di Donald Trump, passando alla Russia di Vladimir Putin ed all’India di Narendra Modi, fino ad arrivare al governo giallo-verde italiano. Un’ondata populista che sta riplasmando gli equilibri mondiali, in risposta alla globalizzazione cominciata all’inizio del nuovo millennio e che, dopo i primi anni di euforia, ha determinato l’impoverimento della classe media, privandola delle certezze e delle prospettive di benessere che i cittadini del mondo industrializzato avevano dato per scontate.

Tornando alla vittoria di Bolsonaro, la spinta decisiva che lo ha portato a rivestire la massima carica brasiliana, anche se l’insediamento ufficiale avverrà il primo gennaio 2019, è stata l’ondata di criminalità diffusasi endemicamente nelle principali città del paese. Un sentimento d’insicurezza che ha premiato la propaganda del candidato dell’estrema destra in materia di ordine pubblico. Nel suo programma infatti sono previsti massicci investimenti alle forze dell’ordine, l’abbassamento dell’età di responsabilità penale da 18 a 17 anni e la riforma della legge conosciuta come “statuto del disarmamento”, che dal 2003 aveva limitato la possibilità di detenere armi.

Ma è sul fronte della tutela dei diritti civili che la vittoria e la messa in pratica delle sue promesse elettorali, desta le preoccupazioni delle fasce progressiste del paese. Oltre a volere una maggiore diffusione dei valori cristiani nei programmi scolastici, il futuro Presidente ha annunciato l’entrata in vigore di leggi che limitino la possibilità per le donne di ricorrere all’aborto ed un drastico ritorno al concetto di famiglia tradizionale, abolendo la possibilità per le persone dello stesso sesso di contrarre il matrimonio.

Per quanto riguarda la politica economica, il futuro Presidente si è detto favorevole a maggiori privatizzazioni e a una riduzione dei diritti dei lavoratori in materia di  contestazioni e scioperi. Nel suo programma sono inoltre previste la riduzione delle tasse d’importazione e la stipula di contratti bilaterali che possano rilanciare l’economia del paese, dopo gli ultimi anni contraddistinti da stagnazione ed aumento dei prezzi al consumo. Un programma ultra-liberista che i mercati metteranno alla prova, ma saranno soprattutto i cittadini brasiliani a verificare sulla propria pelle la veridicità della rivoluzione conservatrice auspicata da Bolsonaro.

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