Il retroscena storico del programma nucleare iraniano

Prosegue lo scardinamento del multilateralismo

Le sanzioni statunitensi all’Iran
di Maurizio Simoncelli

“L'uso della forza e i droni armati” è il titolo del numero 6 del mese di ottobre del periodico mensile di IRIAD Review, con contributi di Francesca Flamini su La corsa agli armamenti, L'uso della forza e i droni armati e il rapporto Italia-NATO. Sullo stesso numero interviene Alessandro Pascolini con “Cronaca di una morte annunciata: il ritiro americano dal trattato INF”mentre il Focus, affidato a Maurizio SimoncelliVice Presidente dell’Istituto, affronta “Le sanzioni statunitensi all’Iran”.

Invitiamo i nostri lettori a leggere il Focus, pubblicato di seguito, e ad approfondire gli altri temi su IRIAD Review.

La denuncia statunitense dell’accordo internazionale stipulato in sede Onu in merito al nucleare iraniano e la conseguente attivazione delle sanzioni da parte della Casa Bianca merita una particolare attenzione.

Nel 2015 tale accordo condiviso dall’amministrazione Obama, dagli altri membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dall’UE e dall’Iran prevedeva una serie di impegni da parte di Teheran per lo smantellamento parziale delle sue capacità nucleari al fine di limitarne l’uso a scopi civili, come garantito dallo stesso Trattato di Non Proliferazione.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica nel maggio 2018, oltre a ricordare che l’Iran è sottoposto al regime di verifica più stringente al mondo, ne ha confermato il pieno rispetto. L’attuale amministrazione della Casa Bianca ha fatto proprie le ostilità all’accordo avanzate sin dall’inizio da parte israeliana e, dopo averlo denunciato, ha avviato un programma di sanzioni diretto non solo contro l’Iran, ma anche contro tutti i paesi e le aziende che hanno rapporti commerciali con Teheran.

Questo atto unilaterale appare particolarmente grave perché va a colpire non solo gli altri membri del Consiglio di Sicurezza (compresi Russia e Cina, con cui Trump ha già contenziosi aperti), ma anche gli alleati della Nato e dell’Ue, che invece hanno mostrato piena fiducia nella validità del Piano globale d’azione comune (JCPOA), cioè l’accordo con l’Iran. Quindi tutte le aziende, le banche e le imprese che hanno rapporti con l’Iran saranno colpite dalle nuove sanzioni statunitensi che si applicano negli ambiti di energia, finanza e commerci marittimi.

Alcuni paesi (tra cui Italia, Turchia, India, Giappone, Sud Corea, Iraq) potrebbero peraltro usufruire di una deroga per un periodo limitato di tempo. Comunque resta alto il dissenso tra Europa e Washington, al punto che nel settembre scorso, al termine di una riunione all’Onu, l’Alto rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, aveva già annunciato che gli stati membri dell’Ue avrebbero istituito un’entità legale per facilitare transazioni finanziarie legittime con l’Iran. Per l’Italia i rapporti commerciali con l’Iran sono stimati tra i 18 e i 30 miliardi, anche se molte aziende hanno da tempo adottato comportamenti prudenti alla luce delle intenzioni subito annunciate da Trump.

Al di là dell’aspetto economico, emerge la persistenza dell’unilateralismo di Washington che si muove al di fuori di ogni quadro multilaterale (Onu, Nato ecc.), scardinando accordi, alleanze ed organismi internazionali faticosamente costruiti.

Il cosiddetto sovranismo adottato dalla Casa Bianca (e non solo) in realtà è la riedizione dell’antico nazionalismo otto/novecentesco che tanti lutti e tanta distruzione ha provocato nei paesi che lo hanno praticato, coinvolgendo anche l’intero pianeta. La storia del XX secolo con le sue due guerre mondiali e le decine di milioni di morti ne è la più chiara testimonianza, ma il motto latino “historia magistra vitae” appare quanto più fallace che mai. I governi e i popoli non sembrano aver appreso la lezione. Quel che appare ancor più preoccupante è che le democrazie occidentali che si reputano spesso superiori ad altre forme di governo non sembrano ad oggi esprimere gli anticorpi necessari al “cupio dissolvi”.

 

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