Elly Schlein

Lotta all’elusione fiscale, immigrazione ed elezioni europee

Elly Schlein: un punto di vista europeo
di Massimo Predieri

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Abbiamo incontrato l’eurodeputata Elly Schlein a Roma per una intervista sulla sua visione da Bruxelles dell’attualità politica.

it: Finanza, manovra, deficit, debito e spread sono in primo piano. Lei si è impegnata nel Parlamento europeo contro l’evasione e l’elusione fiscale, che tolgono risorse allo stato. Può spiegare ai lettori di Italiani che differenza c’è tra evasione ed elusione? Che risultati si sono ottenuti in questi anni?

Elly Schlein: Quella dell’elusione e dell’evasione fiscale, soprattutto delle multinazionali e dei grandi gruppi, è una vera e propria piaga a livello europeo. La distinzione è che l’elusione non viola delle specifiche normative. Sono degli articolati schemi elusivi che a livello europeo derivano dalla possibilità per le multinazionali di approfittare delle differenze che sussistono tra 28 sistemi fiscali ancora troppo diversi tra loro. Non c’è nemmeno bisogno di violare la legge per fare dell’elusione fiscale.

Le stime del professor Richard Murphy parlano per l’Europa di 1000 miliardi di euro persi ogni anno tra evasione ed elusione fiscale. Una cifra pari a tre volte i piani di investimenti Juncker di cui si è parlato in questi anni. Sarebbe innanzitutto importante recuperare parte di quella cifra. Ci sentiamo spesso dire che le risorse per i servizi ai cittadini non ci sono, quindi tagli al welfare eccetera, invece le risorse ci sarebbero con politiche adeguate e strumenti europei e nazionali di contrasto a questi fenomeni.

Uno dei tanti modi con cui si fa elusione fiscale a livello europeo è con i cosiddetti accordi di tassazione anticipata (tax rulings). Qualche anno fa è emerso uno scandalo, il cosiddetto LuxLeacks, che ha dimostrato come moltissime multinazionali, oltre 200, hanno fatto degli accordi (per pagare pochissime tasse), in questo caso con il governo del Lussemburgo. Sono molti i governi europei che giocano a questa spietata concorrenza fiscale che ci vede tutti perdenti perché si arriva a delle aliquote che, come nel caso del Lussemburgo, sono al di sotto del 1% dell’aliquota societaria, si arriva quasi a non pagare le tasse.

Un altro esempio è stato quello del Double Irish. Ha fatto molto discutere la decisione della commissione europea di chiedere all’Irlanda di recuperare 13 miliardi di euro di tasse non versate dalla Apple al fisco irlandese. Precisiamo che i 13 miliardi non sono soltanto tasse non versate in Irlanda, ma tasse non versate in tutti gli altri paesi della comunità europea. Un altro esempio: una multinazionale può depositare i diritti di proprietà intellettuale in un paese, dove ha ottenuto un’aliquota agevolata, e in questo modo evita di pagare le tasse nei paesi vengono effettivamente incassati i profitti. Lo strumento per sconfiggere l’elusione fiscale è la trasparenza.

Abbiamo fatto diversi passi avanti su questo tema al Parlamento europeo, anche per effetto della pressione pubblica dopo questi scandali. Oltre i LuxLeaks ci sono stati anche i Panama Papers e i Paradise Papers, dopo i quali abbiamo istituito apposite commissioni di inchiesta all’interno del Parlamento europeo. Chiediamo trasparenza, chiediamo scambio automatico di informazioni fiscali perché è assurdo che in Europa ancora non vi sia uno scambio automatico delle informazioni fiscali tra le autorità competenti nei vari stati membri. Chiediamo la rendicontazione pubblica stato per stato, che chieda a tutte le multinazionali di dire quanti profitti fanno, quante tasse pagano, e una serie di altre informazioni rilevanti in tutti i paesi in cui operano, dentro e fuori dall’Europa. Non dimentichiamo che i paesi che pagano più caro il prezzo dell’evasione e elusione fiscale sono i paesi in via di sviluppo e quindi i paesi più poveri del pianeta.​

it: C’è il rischio che la sinistra progressista sia percepita come difensore degli immigrati, mentre la destra populista si ritaglia con successo il ruolo di difensore dei cittadini italiani ed europei?

Elly Schlein: A questo rischio si risponde chiaramente mettendo al centro del tema vero l’unico noi e loro, che non è dato dal colore della pelle o della nazionalità, ma è dato dalle diseguaglianze che sono terribilmente aumentata attraverso questa crisi. Questo è un tema che tocca tutta la società trasversalmente, e che merita risposte adeguate. Questa guerra tra poveri è facilmente alimentata da una retorica che vuole puntare il dito contro l’ultimo arrivato come causa di tutti mali sociali. E’ ovviamente una lettura sbagliata e semplicistica.

Il fenomeno dell’immigrazione va affrontato con politiche che siano lungimiranti ed efficaci a tutti i livelli, quello locale quello nazionale e quello europeo. La sinistra ha delle proposte molto concrete, ne abbiamo avanzata una a livello europeo che abbiamo fatto approvare da due terzi del Parlamento Europeo: la revisione del regolamento di Dublino, quello che ha le maggiori responsabilità sull’accoglienza, sui paesi ai confini caldi dell’unione, chiedendo di superare questo criterio ipocrita del primo paese di accesso e di sostituirlo con una redistribuzione equa delle responsabilità dell’accoglienza di tutti i richiedenti asilo che arrivano nelle Unione Europea. Chiedere insomma a tutti governi di fare la propria parte, questa è una battaglia che abbiamo fatto e che abbiamo vinto nel Parlamento Europeo con una forte maggioranza.

A livello nazionale e locale deve valere la stessa questione: un’accoglienza diffusa sul territorio, una accoglienza come quella che purtroppo il decreto (sicurezza) appena approvato sta attaccando alla radice, è l’unica accoglienza che permette l’inserimento sociale e può portare, come ha già fatto in tanti comuni italiani, delle opportunità importanti anche per i giovani locali. Non è solo la storia di Riace, di cui si è molto parlato, ma anche il resto della rete dei comuni solidali, dei comuni #Welcome dove una buona gestione dell’accoglienza, con coinvolgimento degli enti locali, con adeguati controlli, con l’esperienza sulla rendicontazione, ha permesso anche di creare opportunità per le persone locali che hanno trovato impiego nella gestione di una accoglienza fatta bene.

Questa è una storia italiana di cui si sente parlare molto poco, purtroppo, perché fa più rumore chi fa le barricate per non ospitare 10 o 15 minori non accompagnati. Favoriamo questo tipo di esperienze e risposte concrete, che rifiutano la lettura del noi e loro contro lo straniero, ma che danno risposte a tutti sul territorio cercando di ridurre quelle disuguaglianze sociali profonde che sono aumentate con le crisi.

it: Yanis Varoufakis, professore di economia ed ex ministro delle finanze nel governo greco, ha fondato un partito pan-europeo DiEM25e e propone che alle elezioni europee i cittadini di tutti gli stati votino le stesse liste di candidati. Utopia o visione di una futura democrazia europea?

Elly Schlein: L’intuizione è giusta. Anche noi al parlamento europeo abbiamo provato a far passare l’idea delle liste transnazionali. Purtroppo il parlamento non ha approvato per una ragione molto politica: sullo sfondo c’era lo scontro tra Macron e Merkel. Il parlamento ha perso un’occasione storica per far passare quello che servirebbe davvero.

Gli egoismi nazionali sono aumentati nel corso di questi anni di crisi, e hanno impedito di mettere in campo quelle soluzioni europee comuni che servono davanti alle sfide ormai tutte europee e globali: quella migratoria e di quella fiscale, ma c’è anche quella climatica, c’è anche quella della dimensione sociale e della politica estera. Su tutti questi grandi temi necessitiamo di risposte più europee per sfidare gli egoismi nazionali. L’unico modo è avere partiti più europei, piazze più europee, che facciano queste battaglie al giusto livello per poterle vincere.

L’abbiamo visto per esempio con la battaglia delle donne polacche contro una legge medievale che stava per passare in quel paese: è diventata una vera battaglia europea e siamo riusciti a fermare quella legge. Così come con tante altre grandi tematiche, penso per esempio al commercio internazionale.

L’europeizzazione del dibattito è sicuramente un passaggio necessario, per riuscire insieme a costruire quelle risposte, che in questi anni sono mancate, ma che saranno decisive soprattutto per quello che ricordavo prima: la lotta alle disuguaglianze non riguarda solo il nostro paese, riguarda tutta l’Europa, purtroppo, perché i dati della disoccupazione giovanile sono troppo alti in tutta Europa. Con grandi strumenti di contrasto alla povertà e alla disuguaglianza di marca europea noi già potremmo fare molto.

Onorevole Elly Schlein, grazie per questa intervista.

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