Aeroporto di Sinferopoli, Crimea, foto di Mykola Swarnyk, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0

Cresce la tensione tra Russia e Ucraina nell’area della Crimea

La crisi del Mar d’Azov
di Diego Grazioli

A Mariupol il tempo si è fermato. Nella città portuale ucraina affacciata sul Mar d’Azov, i passanti attraversano velocemente i grandi viali di epoca sovietica, alla ricerca di generi alimentari nei pochi negozi rimasti aperti, dopo l’ennesimo capitolo della crisi con la Russia cominciato domenica 25 novembre. Da quel giorno, quando gli equipaggi di tre imbarcazioni della marina ucraina, accusati di aver sconfinato in acque territoriali russe, sono trattenuti nella città di Sinferopoli, anche se le ultime notizie parlano del trasferimento di alcuni di loro in un carcere di Mosca, la tensione tra i due paesi è salita in maniera preoccupante.

Una contesa detonata nel 2014, quando il Presidente Putin ha ordinato l’annessione della penisola di Crimea e successivamente la costruzione del ponte sullo stretto di Kerch, scatenando la reazione di Kiev e la risposta dei separatisti filorussi, che hanno proclamato due Repubbliche indipendenti nella regione orientale del paese denominata Donbass.

Un conflitto a “bassa intensità” che ha causato la morte di oltre 10mila persone e l’esodo di altre centinaia di migliaia. Ora, con i recenti fatti del Mar d’Azov, la situazione è addirittura peggiorata. Il Presidente ucraino Poroshenko ha dichiarato lo Stato di Guerra e proclamato la legge marziale, impedendo l’ingresso nel paese ai cittadini russi di età compresa tra i 16 e i 60 anni, mentre Mosca ha deciso l’installazione in Crimea di una serie di batterie anti-aeree di ultima generazione e rafforzato il dispiegamento di truppe lungo i confini occidentali.

Un’escalation, secondo l’uomo forte del Cremlino, decisa a tavolino dal suo omologo di Kiev, per risalire nei sondaggi in vista delle prossime elezioni presidenziali in programma il prossimo marzo, che vedono Poroshenko arrancare nelle intenzioni di voto. Anche le dichiarazioni di tre dei marinai arrestati, tra cui un ufficiale, avvalorerebbero questa ricostruzione. Una tesi prontamente smettila da Kiev, che ha parlato invece di pressioni indicibili esercitate dagli inquirenti russi sugli equipaggi trattenuti.

Fatto sta che questa crisi rafforza i sentimenti nazionalisti nei due paesi, destando al contempo un’ondata d’ansia nella comunità internazionale. Come prima reazione c’è stata la cancellazione dell’incontro bilaterale tra Putin e Trump, previsto a margine del G20 che si è svolto recentemente a Buenos Aires.

Ma è dall’Unione Europea che arrivano le preoccupazioni maggiori. Il freddo inverno è arrivato e le forniture di gas russo, indispensabili soprattutto per i paesi del nord dell’Europa, potrebbero essere usate come arma di pressione da parte di Mosca. Per questo la Cancelliera Angela Merkel ha prontamente chiamato i due leader, invitandoli alla massima prudenza e a trovare una soluzione di compromesso.

Secondo la Merkel, un’ulteriore escalation del braccio di ferro nel Mar d’Azov, danneggerebbe l’economia globale, creando una recessione che pagherebbero i cittadini di tutte le nazioni coinvolte, in primis l’Italia. Secondo le stime della Coldiretti il nostro paese dall’inizio del conflitto russo-ucraino e delle conseguenti sanzioni imposte a Mosca, ha perso in media 3 miliardi di euro l’anno. Un’occasione per il governo giallo-verde per far sentire la propria voce, magari offrendosi come mediatore tra i due contendenti.

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