Libia truppe Khalifa Haftar (Afp)

Una nazione indelebilmente sfregiata da un decennio di anarchia

Libia: la resa dei conti
di Diego Grazioli

La resa dei conti tra gli uomini forti che controllano la maggior parte del territorio libico è cominciata. Dallo scorso fine settimana la Lybian National Army, guidata dal generale Khalifa Haftar sta avanzando con una colonna di mezzi corazzati verso Tripoli, con l’obiettivo d’impadronirsi dell’intero paese e farla definitivamente finita con il Governo di Accordo Nazionale del Premier Fayez al-Serraj.

Un’offensiva inaspettata, che ha rotto gli equilibri instauratisi dopo la rivoluzione del 2011 che ha portato alla caduta di Gheddafi. Da allora di fatto la Libia è stata suddivisa in aree d’influenza: la Tripolitania gestita dal governo centrale vicino alla Fratellanza Musulmana ed aiutata da Turchia e Qatar, la Cirenaica dalle forze del generale Haftar sponsorizzate dall’Egitto e dall’Arabia Saudita mentre i deserti meridionali erano territorio delle milizie Tuareg.

Anche alcuni paesi occidentali hanno supportato in questi anni i rispettivi fronti con l’intento di tutelare i propri interessi nazionali, cioè gli immensi giacimenti di petrolio di cui la Libia è ricchissima. La Francia, con le sue multinazionali d’idrocarburi, ha ottenuto concessioni nell’area della Cirenaica, mentre l’Italia tramite l’ENI, è attiva nell’attività d’estrazione nella parte Ovest del paese. Un intreccio economico-militare che l’offensiva cominciata lo scorso fine settimana rischia di compromettere.

Non a caso il Premier al-Serraj ha convocato l’ambasciatrice francese in Libia Beatrice du Hellen, accusando esplicitamente la Francia di aver di dato il via libera all’avanzata dell’esercito della Cirenaica. Un’interferenza gravissima che sta mandando in fibrillazione la Farnesina da sempre sospettosa riguardo l’atteggiamento dei vicini transalpini negli affari libici, a cominciare dalla caduta di Gheddafi orchestrata dall’ex Presidente Nicolas Sarkozy.

Sul fronte strettamente militare, gli ultimi furiosi scontri hanno causato la morte di almeno 50 persone oltre ad uno svariato numero di feriti. Dopo l’iniziale impasse le truppe di al-Serraj alleate con le milizie di Misurata, hanno lanciato una controffensiva contro la colonna proveniente da est con un’operazione denominata “Vulcano di Rabbia” alla quale hanno preso parte anche centinaia di immigrati detenuti nei centri di detenzione, soprattutto combattenti sudanesi ed eritrei, abituati a sostenere conflitti nei propri paesi d’origine.

Anche il contingente americano presente nel paese è stato temporaneamente evacuato, mentre la Casa Bianca ha ammonito il generale Haftar di fermare immediatamente l’offensiva che rischia di generare ulteriore caos e devastazione in una nazione già indelebilmente sfregiata da quasi un decennio di anarchia.

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