Elezioni India 2019 (fonte foto Tpi.it - SAM PANTHAKY/AFP)

La sfida elettorale

India: il gigante democratico
di Diego Grazioli

Bisognerà attendere questo fine settimana per sapere l'esito della maratona elettorale cominciata lo scorso 11 aprile che dovrà definire il prossimo governo indiano. La sfida per guidare la più grande democrazia del mondo, con circa 900 milioni di elettori, sarà una contesa tra il Bahratiya Janata Party, la formazione conservatrice guidata dal carismatico leader Narendra Modi e l'Indian National Congress, il Partito del Congresso, da sempre creatura legata alla famiglia Gandhi che, in questa tornata, affida le sue chance di vittoria a Rahul, figlio e successore politico della madre Sonia.

Difficilmente pero' i due leader potranno contare su una maggioranza assoluta, dovendo dunque, una volta definiti i 543 seggi parlamentari, stringere alleanze con i partiti minori che in India sono particolarmente radicati in alcuni Stati. Se il BJP di Narendra Modi, dato in vantaggio nelle intenzioni di voto, dovesse farcela, si tratterà di una riconferma, dopo il successo elettorale del 2014 ed i successivi cinque anni di governo. Una legislatura a luci ed ombre che ha visto l'economia indiana crescere di oltre il 6% l'anno, un risultato buono ma non all'altezza delle grandi potenzialità del paese.

Il partito di Modi da sempre espressione delle frange più radicali del nazionalismo indù, può contare a livello geopolitico sul sentimento di contrapposizione con il vicino Pakistan, come hanno dimostrato i venti di guerra che solo qualche settimana fa hanno visto affrontarsi i militari dei due paesi. Una crisi regionale che in questo caso potrebbe avvantaggiare il suo rivale Rahul Gandhi, che ha apertamente accusato il Premier di non essere riuscito a calmierare la situazione nello Stato settentrionale del Jammu Kashmir, una escalation di tensione costata la vita a diversi soldati indiani. Proprio sulla crisi pakistana, i toni di questa campagna elettorale si sono fatti più che mai esasperati, con accuse reciproche che hanno sfiorato lo scontro personale.

Altrettanto sentita e' la questione dell'emersione dalla povertà per milioni di cittadini, soprattutto della casta dei dalit, i cosiddetti intoccabili, che hanno visto negli ultimi anni peggiorare le proprie già miserabili condizioni di vita e che dunque potrebbero riversare il loro voto sul Partito del Congresso. Quest'ultima formazione dovrebbe attirare anche le simpatie della maggioranza femminile del paese, a causa dei sempre più frequenti casi di violenze a sfondo sessuale ed in virtù del feeling che la sorella di Rahul Gandhi Priyanka, attivissima nel corso della campagna elettorale, ha saputo instaurare con le donne del paese.

Il tallone d'Achille dei Gandhi pero' potrebbe essere il legame che da sempre lega la dinastia ai potentati economici, anche se nelle scorse elezioni i più importanti tycoon indiani come i Tata e gli Ambani, la famiglia più ricca d'Asia, hanno appoggiato la candidatura di Narendra Modi. Un voto storico dunque che avrà ripercussioni in tutto l'Oriente, vista anche la rivalità tra l'India e la Cina per l'egemonia nella regione, da sempre tema rovente al centro del dibattito elettorale. 

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