Siria (fonte foto tpi.it Credit: Mezzaluna Rossa Kurdistan)

La guerra civile siriana continua a mietere vittima e distruzione

Siria: l'ultima roccaforte
di Diego Grazioli
Quasi scomparsa dai radar dei grandi media internazionali, la guerra civile siriana continua a mietere vittime e distruzione. Nelle ultime ore gli scontri più violenti si registrano nella parte nord-occidentale del paese, soprattutto nell'area compresa tra le città di Idlib e Hama, controllata dai miliziani islamici che si oppongono al governo di Damasco.
 
Una sacca di resistenza che sta mettendo a dura prova l'offensiva dell'esercito regolare supportato dai soldati inviati da Mosca che nella regione hanno due importanti basi logistiche. Secondo le notizie fornite da organizzazioni umanitarie che operano sul campo, nello scorso weekend sarebbero state uccise almeno 35 persone, soprattutto civili che si sono trovati sotto il tiro incrociato dei colpi di mortaio sparati dalle due fazioni in lotta. La regione di Idlib e' strategicamente di fondamentale importanza, trovandosi a pochi chilometri dal confine turco e la cosiddetta Rojava, controllata dalle milizie curde dell'YPG. Queste ultime sono state le vere artefici della sconfitta sul terreno dello Stato Islamico, i cui ultimi superstiti sarebbero confluiti proprio nell'area nord-occidentale del paese.
 
Tra di loro, secondo fonti dell'intelligence, ci sarebbe anche il califfo Abu Bakr Al Baghdadi, dato diverse volte per morto e invece riapparso in un video diffuso dai canali legati all'ISIS lo scorso aprile, nel quale invitava i propri miliziani ad attaccare i "crociati occidentali" con azioni suicide sul modello degli attentati terroristici che hanno devastato lo Sri Lanka la domenica di Pasqua. Un appello che nasconde l'estrema debolezza dello Stato Islamico, il cui controllo territoriale sia in Siria sia in Iraq è del tutto scomparso dopo feroci combattimenti.
 
Diversa invece la sorte dei migliaia di jihadisti confluiti nei due paesi in questi ultimi anni. Dopo peregrinazioni nel deserto infatti gli ultimi reduci si sarebbero rifugiati nell'area compresa tra Hama ed Idlib. Per questo l'offensiva di questo inizio estate, condotta dall'esercito regolare di Damasco e dai suoi alleati, assume un valore particolarmente importante. La riconquista della regione infatti significherebbe la cancellazione definitiva della presenza islamista in Siria. Una vittoria definitiva per il Presidente Assad che così potrebbe coronare il sogno di un paese riunificato dopo otto anni di guerra civile. Un progetto osteggiato dal suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, da sempre grande sostenitore delle milizie islamiche ed ora messo alle strette dall'opinione pubblica del gigante anatolico, come dimostra l'esito delle recenti elezioni amministrative svoltesi in diverse città turche che hanno visto l'affermazione dei partiti d'opposizione; soprattutto nelle grandi metropoli come Ankara ed Istanbul, anche se una commissione elettorale speciale ha disposto l'annullamento della consultazione nella città sul Bosforo, indicendo nuove elezioni previste il prossimo 23 giugno.
 
Se anche in questo ritorno alle urne il candidato del partito del Presidente, l'AKP, dovesse non farcela, si tratterebbe di una sconfitta pesantissima per il Sultano di Ankara che vedrebbe così infrangere il suo sogno egemonico di controllare il paese negli anni a venire. 
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