Sistema Cantareiras. Foto Agência Brasil

Brasile: crisi idrica a San Paolo

Non piove? Colpa di San Pietro
di Eduardo Fiora

Traduzione di Giuliana Giannessi
San Paolo (Brasile). La città principale in Brasile, San Paolo, vive giorni di grande preoccupazione. Quello che nel 2014 si presentava come una grande scomodità, quest'anno persiste e sta già cominciando a prendere la forma di un grande incubo. Stiamo parlando dello scenario di scarse precipitazioni che praticamente ha prosciugato il sistema Cantareira, uno dei principali serbatoi di acqua di una città in cui vivono più di 12 milioni di persone.
In Brasile, i politici, nell'essere criticati per gli effetti disastrosi di fenomeni quali inondazioni o lunghi periodi senza pioggia, subito si giustificano dicendo che tali fenomeni sono opera della natura il cui temperamento non si può controllare. Siccome il detto popolare associa i cambiamenti a San Pietro - dopo tutto è lui che possiede le chiavi del cielo da dove cade o meno la pioggia - tutta la colpa per tali situazioni è accreditata a Pietro. È il modo più semplice che i leader politici trovano per sfuggire alle critiche in relazione alla mancanza di opere e lavori necessari per affrontare le avversità climatiche.
Sul piano reale, la situazione attuale è molto delicata. Proiezioni del Centro Nazionale per il Monitoraggio e Allerta di Disastri Naturali (Cemaden) mostrano che, se le piogge della regione del sistema Cantareira continuano 50% al di sotto della media e la captazione si mantiene ai livelli attuali, questa fonte potrà seccarsi in quattro mesi, ai primi di giugno. Data questa situazione, il governo di San Paolo sta già cominciando a preparare piani di razionamento, anticipando l'erogazione di acqua alle famiglie, alle industrie ed al commercio nel modo seguente: 4 giorni senza fornitura e 2 due giorni con fornitura.
Il Cemadem, vincolato al Ministero della Scienza, Tecnologia e Innovazione, ha delineato modelli basati su diversi scenari di precipitazioni e di captazione. Per la proiezione, è stata analizzata la rete di 33 pluviometri automatici installati nel bacino di captazione della Cantareira.
Secondo Adriana Cuartas, specialista in idrologia e ricercatrice del Cemaden, sono stati stabiliti cinque panorami, tenendo conto del possibile impatto della pioggia. I ricercatori hanno confrontato i risultati con le serie storiche di precipitazioni, fin dal 2004, messi a disposizione dalla Compagnia Sanitaria Basica dello Stato di San Paolo (SABESP).
Secondo la Cuartas, nel trimestre formato da ottobre, novembre e dicembre è piovuto il 60% della media storica. In uno scenario ottimistico, di precipitazioni all'interno della media storica, il volume morto del Cantareira non si prosciugherebbe, ma resterebbe a livelli critici. "Il sistema non è riuscito a tornare al volume di lavoro", chiarisce. In questo caso, la sorgente dipenderebbe dalla prossima stagione piovosa per recuperarsi, a partire dal 30 settembre.
Uno studio fatto da Micheli Kowalczuk Machado, master e dottorato in Ecologia Applicata dell'Università di Agricoltura, Luiz de Queiroz, ha permesso di stabilire che la situazione attuale del sistema Cantareira è un problema di gestione, accentuata da questioni climatiche e dalla sua realtà socio-ambientale. Anche la mancanza di coordinamento e di dialogo hanno contribuito al collasso del sistema. Il Cantareira è uno dei più grandi sistemi idrici del Paese e la loro realtà socio-ambientale è coinvolta in questioni come la gestione delle risorse idriche, conflitto di uso, conservazione dell'ambiente e disponibilità di acqua. "Diverse organizzazioni e istituzioni che operano nel Cantareira, pur avendo obiettivi comuni, non interagiscono tra di loro", afferma Micheli. "Secondo il ricercatore," se i cambiamenti non vengono fatti nel modo in cui le risorse idriche sono gestite, avremo solo misure palliative che daranno risultati per un breve periodo di tempo, oltre a nuovi episodi di scarsità, forse anche peggio e tutto ciò influenzerà l'economia, la qualità di vita e dell'ambiente ", aggiunge la ricercatrice.

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