Gli attacchi di Boko Haran nel 2015 alla frontiera nord-est della Nigeria. Rielaborazione “italiani” su immagine commons.wikimedia.org/wiki

Nel silenzio di parte della grande stampa italiana

Nigeria: confini a rischio
di Giorgio Castore

Bosso, cittadina del Niger, al confine tra Niger e Nigeria (stato di Borno), a meno di cento kilometri dal confine tra Nigeria e Chad, nello scorso 7 febbraio è stata teatro del primo attacco della setta di Boko Haram in Niger.
Secondo fonti dell’esercito nigerino l’attacco, portato alle prime luci del giorno con armi pesanti, ha costretto la popolazione inerme alla fuga verso il lago Chad, ma è stato respinto e più di cento combattenti della setta sono rimasti uccisi.
Altre fonti dell’intelligence USA indicano in 6mila unità il numero degli insurgents che hanno partecipato all’attacco.
Ed ora, mentre si aspettano le scorrerie di Boko Haram ai confini col Camerun, si valutano le conseguenze.
I rifugiati nigeriani in Chad, secondo l’UNHCR, hanno raggiunto il numero di 17mila (14mila dei quali sono soltanto quelli giunti dalla città di Baga, dopo l’attacco del 3 gennaio). Il Presidente francese François Hollande, strettamente legato al Chad, il paese che ha contribuito in modo determinante a respingere gli ultimi attacchi alla frontiera nigeriana dal lato del Chad, ha alzato la voce: non sopporta che la Francia debba essere l’unico paese occidentale a sopportare il peso della lotta in soccorso della Nigeria.
Gli USA, infatti, continuano a negare che la setta islamista rientri nello stesso quadro geopolitico dell’Is e, pertanto, non intendono in alcun modo procedere ad armare i nigeriani. Inoltre, mentre hanno insistito per lo svolgimento pacifico delle prossime elezioni legislative e presidenziali previste per il prossimo 14 febbraio, si sono trovati difronte alla decisione della Nigeria di rinviarle per 6 settimane, a causa del protrarsi della situazione di conflitto in atto negli stati del Nord-Est, in particolare, Borno, Yobe e Adamawa. Nel comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato rilasciato il 6 febbraio, infatti, si legge che “Il governo USA assicura un supporto diretto alla Commissione Elettorale Indipendente della Nigeria per ricercare una condotta credibile ed elezioni pacifiche. In tal modo gli Usa continueranno a supportare gli sforzi del Presidente della Commissione Attahiru Jega per ottenere quel risultato.” In realtà si tratta più di una minaccia che di un comunicato di appoggio. E per non rischiare di essere fraintesi, l’ONU non ha ancora evaso la richiesta avanzata dall’Unione Africana per un contributo finanziario alla forza militare di 7.500 uomini di Nigeria Benin, Niger, Chad e Cameroon di contrasto a Boko Haram, in difesa dei confini della Nigeria.
A rendere la situazione nigeriana ancora più complicata ci pensa poi l’esercito stesso, che, dopo aver lamentato a più riprese l’insufficiente armamento, ora non nasconde le preoccupazioni di avere dentro i confini del paese eserciti dei paesi vicini.

 


“The U.S. government has provided direct support to Nigeria’s Independent National Electoral Commission (INEC) as it seeks to conduct credible and peaceful elections, and we will continue to support the efforts of INEC Chairman Attahiru Jega to bring about this result”

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