Libia: mappa dei poteri. Elaborazione italiani.net

In attesa del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

LIBIA: contrastata avanzata dello stato islamico
di Diego Grazioli

La bandiera nera dello Stato Islamico garrisce a meno di 300 chilometri dalle nostre coste. Dallo scorso fine settimana gli uomini dell'autoproclamato califfato hanno conquistato la città di Sirte e diversi quartieri della capitale Tripoli.
Una minaccia gravissima, che ha obbligato il governo italiano a disporre l'immediato rimpatrio del personale diplomatico e di tutti i cittadini italiani presenti nel paese. Al momento in Libia rimangono meno di 100 nostri connazionali, mentre un'intensa attività di intelligence sta creando le condizioni per un intervento militare che possa frenare l'avanzata dei miliziani islamici.
Un'opzione che sta prendendo sempre più piede nelle cancellerie occidentali, consapevoli che una volta conquistata la Libia, per l'Europa meridionale ci sarebbe il rischio di un'invasione o di un'aggressione con armi non convenzionali prelevate dall'arsenale di Gheddafi.
Che la situazione nel paese culla della rivoluzione verde fosse disperata era chiaro da tempo, ma i successi ottenuti dallo Stato Islamico negli efferati scontri dell'ultimo mese, hanno fatto salire il livello di guardia ad un punto tale da ipotizzare un intervento armato sotto l'egida delle Nazioni Unite.
Questa volta non si tratterebbe di un'operazione di peace keeping, tanto cara alla vulgata occidentale degli ultimi anni, ma di una vera e propria offensiva militare con la presenza di truppe a controllo del territorio. Un sentiero insidioso perché il dislocamento di eserciti occidentali in una nazione musulmana, potrebbe incendiare ancor di più gli animi della galassia jihadista. Per fronteggiare questo rischio, si sta facendo largo l'ipotesi di appaltare il lavoro sporco contro il califfato libico agli uomini del generale Al-Sisi, che dall'Egitto avanzerebbero verso la Libia prendendo il controllo del territorio.
Dall'inizio della settimana infatti caccia bombardieri egiziani stanno martellando le avanguardie dei miliziani islamici, preludio di un'operazione con forze di terra su vasta scala. L'accelerazione della crisi libica è dovuta anche alla partita per il controllo dei pozzi petroliferi di cui il paese è ricchissimo. Le forniture libiche di oro nero provenienti dalla Libia al momento ammontano al 6/7% del fabbisogno italiano, mentre prima della defenestrazione di Gheddafi arrivavano alla quota del 30%, con le nostre multinazionali dell'energia presenti sul campo sia nelle operazioni di estrazione che in quelle di raffinazione.
La crisi ucraina, con i conseguenti pessimi rapporti con il gigante energetico russo, sta spingendo affinché perlomeno in Libia non si arrivi alla completa cessazione delle attività di produzione e fornitura. Un fattore basilare che sta contribuendo non poco alla presa in considerazione di un intervento militare. Altra questione di drammatica attualità all'attenzione dei governi europei e delle Nazioni Unite, è la continua partenza dalle coste libiche di imbarcazioni cariche di migranti dirette verso le coste dell'Europa meridionale e spesso inghiottite dai flutti del mare. Un'emergenza umanitaria che da sola vale il prezzo di un impegno concreto contro i trafficanti di morte che stanno lucrando sulla vita di migliaia di disperati.

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