Nigeria. Ancora sangue
di Giorgio Castore

La settimana nella Nigeria del Nord-Est è trascorsa all’insegna del sangue versato e della “comunicazione”. Sul versante militare fonti anonime hanno raccontato l’attacco della setta Boko Haram alla località di Njaba, nel martoriato stato nigeriano di Borno, ed il successivo raggruppamento delle bande a Gwoza, vicino al confine col Camerun.
Un ammassamento delle forze deciso in base a due fattori principali: l’ultimatum del Presidente del Chad, Idriss Déby, nei confronti di Abubakar Shekau, leader della setta, e le informazioni che gli adepti infiltrati nelle popolazioni locali forniscono agli insurgents sui movimenti del contingente multinazionale di contrasto.
Conseguente all’attacco a Njaba, il territorio nigeriano, dopo una giornata di fuoco di preparazione, è stato penetrato dalle truppe alleate con un dispiego di mezzi impressionante. Fonti anonime di cittadini in fuga dai villaggi a rischio hanno dichiarato di aver assistito al passaggio di più di 200 mezzi ed armi pesanti, compresa la logistica. Altre fonti hanno riferito di bombardamenti aerei precedenti all’offensiva.
A conclusione dell’attacco delle truppe multinazionali, le località di Malam Fatouri e di Damasak sono state strappate al controllo degli insurgents. Le perdite, (anche queste non confermate da fonti ufficiali) sono state di 10 morti e 20 feriti, mentre 300 sono stati i morti tra gli affiliati di BH.
Sul versante della “comunicazione” il passato fine settimana ha segnato la dichiarazione con la quale BH si impegna ad una alleanza con l’Is. Dichiarazione subito passata al vaglio di analisti e studiosi, per valutarne significato e motivazioni.
Il carattere unilaterale dell’impegno e la mancanza di una richiesta da parte dell’Is sono subito state sottolineate dai commentatori.
Altre considerazioni sono state svolte sulla diversità dei soggetti, come ad esempio sulla data della nascita delle due organizzazioni, molto anteriore quella di BH, rispetto all’Is, ed i rispettivi ambiti operativi: tra questi modalità di finanziamento, obiettivi e metodi non perfettamente coincidenti.
Alcuni studiosi si sono soffermati anche sulle vie di approvvigionamento delle armi: sostanzialmente bloccata o, quanto meno di difficile utilizzo quella orientale, più agevole per BH quella occidentale che dalla Libia porta alla Nigeria.
Un’ultima considerazione riguarda la Nigeria. Sempre più vicino il 28 marzo, data alla quale sono state rinviate le elezioni presidenziali e legislative, a causa della difficoltà di garantirne lo svolgimento in sicurezza, la consegna che sembra sia stata data alle forze militari è quella del silenzio, sul quale campeggia l’impegno del Presidente uscente e candidato al rinnovo dell’incarico, Jonathan Goodluck a smantellare la setta.
Una buona parte della popolazione nigeriana non crede più alle sue promesse, troppe volte disattese. A tali comportamenti potrebbero ascriversi sia la recentissima visita ricevuta la scorsa settimana dall’ex ministro della difesa Theophilus Danjuma, dichiarata visita privata, forse perché priva di comunicato finale, sia la notizia dello scorso gennaio, con cui il MENDE, Movimento per l’Emancipazione del Niger Delta, organizzazione paramilitare, avrebbe sostenuto la campagna elettorale del rivale di Jonathan, Muhammadu Buhari, generale in pensione, già Capo di Stato in un precedente governo dittatoriale.

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