Veicolo corazzato prodotto dalla INKAS® società canadese con sede a Toranto. Immagine tratta dal sito https://inkasarmored.com/inkas-huron-apc/

Gli stati di Yobe e Adamawa ripresi agli insorti

Nigeria: successi dei governativi
di Giorgio Castore

Settimana cruciale, quella appena trascorsa, per i ribelli di Boko Haram che devono registrare la perdita del controllo degli stati di Adamawa e Yobe, conservando soltanto il dominio sullo stato di Borno, non si sa per quanto tempo e sempre che le informazioni ufficiali nigeriane vengano confermate.
La pronta accettazione da parte dell’Is all’offerta di Boko Haram, formulata la scorsa settimana come un’alleanza agli ordini dell’Is, aveva movimentato gli analisti dei conflitti suscitando differenti reazioni.
Nell’immediato la prima concorde valutazione aveva riguardato la coincidenza temporale, per entrambe le formazioni rivoltose, di una battuta d’arresto dei rispettivi successi che ora si trasforma per BH in una vera disfatta.
Rimane, comunque, una diffusa convinzione che BH miri ad ottenere un corridoio aperto per gli approvvigionamenti di armi ed uomini dalla Libia, al quale dovrebbero contribuire le forze dell’Is in Libia.
I problemi, comunque, non riguardano soltanto le forze jiadhiste. Anche i loro oppositori stanno affrontando preoccupazioni ed, in alcuni casi, scontri sia pure solo diplomatici. E’ il caso del ricorso da parte della Nigeria, nel conflitto in corso contro BH, a mercenari: forze che non godono di particolari simpatie, soprattutto in Sud Africa, dove ne ricordano l’impiego durante l’Apartheid. Il Sud Africa, poi, non gradisce l’insidia della Nigeria che ne contende il ruolo di Paese leader nell’Africa a sud del Sahara.
L’attuale ministro della Difesa sudafricano, Signora Nosiviwe Mapisa-Nqakula, ha dichiarato senza mezzi termini che qualsiasi cittadino sudafricano che desideri partecipare a conflitti bellici al di fuori dei territori del suo Paese, può farlo soltanto con un permesso rilasciato dal suo dicastero. Il problema del ricorso da parte della Nigeria a formazioni di mercenari è sorto dopo la morte di un “bianco” a Maiduguri, capitale dello stato del Borno nella Nigeria nord orientale in occasione degli ultimi scontri tra truppe della coalizione ed i ribelli di BH.
Pronta la smentita della Nigeria: i cosiddetti mercenari sono soltanto dei consulenti tecnici destinati alla formazione ed all’istruzione sull’uso di nuovi armamenti acquistati di recente per combattere la guerra del terrore.
Movimenti si registrano anche sulla dislocazione di unità da combattimento che a diverso titolo sono di stanza in differenti aree del centro e dell’ovest dell’Africa. E’ il caso della conclusione della missione ONU nella Repubblica Centro Africana e del suo abbandono del territorio protetto, contestata da una parte della popolazione che vede venir meno alcune garanzie di terzietà. Anche parti del contingente di truppe francesi di stanza nel Mali si starebbero spostando all’interno del Paese, per coprire un altro fronte.
Altro capitolo di questo conflitto è quello del business delle armi, nel quale recentemente si sono infilate a capofitto imprese canadesi, secondo quanto afferma www.theglobeandmail.com, mentre gli USA avevano cancellato la vendita degli elicotteri da combattimento Cobra alla Nigeria, preoccupati delle violazioni dei diritti umani perpetrate in Nigeria. Il business ora entra a pieno titolo anche nella campagna elettorale nigeriana.
Secondo fonti giornalistiche, in un comunicato stampa rilasciato lo scorso anno dalla INKAS, società produttrice di veicoli corazzati con sede a Toronto, in Canada, un suo veicolo che trasportava a Kaduna, 200 km a nord di Abuja, capitale della Nigeria, il generale Buhari fu oggetto di un assalto, che lasciò indenne il generale, attuale sfidante del capo di stato nigeriano alle prossime elezioni.
Un mercato, dunque, sempre più fiorente ed incontrastato.
A tal proposito vi proponiamo, in altra parte del giornale, la lettura del Comunicato stampa rilasciato da “Archivio Disarmo” a commento dei dati rilasciati dal SIPRI, lo “Stockholm International Peace Research Institute”, dal titolo “Armi come business”.

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