Nigeria e Regno Unito: collaborazione
di Giorgio Castore

Dopo la pubblicazione, nella settimana scorsa, delle notizie sugli attentati effettuati ad Abuja, capitale della Nigeria, ed attribuiti alla setta islamica di Boko Haram, oggi commentiamo la notizia, giunta lo scorso 7 ottobre, dell’attentato suicida nella martoriata città di Damaturu, capitale dello Stato di Yobe in Nigeria.
Il fatto: tre attentati suicidi. Il bilancio: quattordici di morti. I luoghi: quelli tipici degli attentati suicidi, affollati – un grande magazzino, una moschea in zona residenziale ed il terzo nei sobborghi ma in una zona affollata abitata dall’etnia Fulani. La rivendicazione: assente, ma concordemente attribuita alla setta islamica BH.
Contestualmente al diffondersi della notizia, una dichiarazione del portavoce dell’esercito nigeriano comunicava il successo dell’iniziativa militare a Goniri (60 km a sud di Damaturu) dove un battaglione dell’esercito di 120 unità avrebbe inflitto pesanti perdite ai terroristi con un centinaio di morti a fronte di 7 unità perdute dai militari.
Fin qui, i fatti, almeno quelli dichiarati.
Senza farvi esplicito riferimento, lo scorso lunedì 12 ottobre, il The Guardian nigeriano, una testata giornalistica tra le più accreditate in Nigeria, pubblica un editoriale dal titolo significativo: “Conversando con Boko Haram”, che apre con un apprezzamento nei confronti del presidente nigeriano Mogammadu Buhari, seguito poi da una serie di critiche più o meno velate.
Secondo The Guardian è lodevole che nel contrasto agli islamisti sia stata lasciata una porta aperta alla trattativa per la liberazione delle 200 ragazze rapite dalla setta a Chibok ma è anche opportuno, a distanza di ben 500 giorni dal rapimento, che se trattativa debba esserci per la loro liberazione ciò avvenga da una posizione di forza da parte dell’autorità di governo.
Ciò che sta accadendo, invece, è un progressivo deterioramento della situazione: il numero delle ragazze di cui si sono perse le tracce continua a crescere, senza sapere se siano ancora in vita; il rischio che le condizioni di vita di quelle che sono riuscite a sopravvivere siano sempre peggiori cresce; alcuni genitori sono deceduti senza sapere se la propria figlia sia ancora in vita o no.
Una situazione di incertezza, sottolinea il The Guardian, che non sembra limitata alle famiglie della ragazze rapite, ma che riguarda tutta la Nigeria e che può essere limitata se il rafforzamento dei militari, promesso dal presidente, diventi ben più consistente e sia orientato anche a perseguire non solo la ribellione della setta islamica, ma anche tutti gli altri reati non adeguatamente contrastati.
Un editoriale di pieno appoggio, dunque, al comunicato rilasciato qualche giorno prima dal portavoce del presidente Buhari in occasione dell’incontro presidenziale con il Capo di stato maggiore della Difesa inglese il generale Sir Nicholas Houghton, nel quale il presidente aveva sottolineato l’esigenza di consentire al milione e mezzo di profughi, che hanno lasciato le proprie terre a causa dei rischi degli attacchi di Boko Haram, di ritornare nelle proprie case.

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