Secretary Kerry and Advisers Meet With Russian Foreign Minister Lavrov on Sidelines of Iranian Nuclear Negotiations in Switzerland. 29-3-2015. Credit: U.S. Gov.

"Il disarmo parte da me"

Senzatomica
di Fabrizio Cerri

Bombe antiuomo, a mano, antisommergibili, batteriologiche… Bombe anticarro, dirompenti, illuminanti, incendiarie, perforanti… Bombe a grappoli, al napalm, molotov… Bombe – e siamo arrivati al …top del potere dirompente, quello nucleare - all’uranio, al plutonio…
“Da quando – citiamo Albert Einstein che in materia certo se ne intendeva - è stata approntata la prima bomba atomica, nessun tentativo è stato fatto per rendere il mondo più sicuro dalla guerra, mentre molto è stato fatto per aumentare la capacità distruttrice della guerra stessa”.
Se le bombe tout court fanno sempre un po’ paura, la bomba atomica dovrebbe farne ben di più, atteso che i danni – alle persone, alle cose, alla natura - sono talmente gravi da non poterli quantificare se non in linea drammaticamente teorica. La prima bomba atomica fu sganciata nel giugno del 1945 su Hiroshima, con conseguenze devastanti per la popolazione nipponica non solo per l’immediato, visto che le radiazioni hanno minato per anni le generazioni che ne sono venute a contatto, anche per interposta persona, per così dire.
La lontananza, nel tempo e nello spazio, di quel drammatico “bumbum” ha fatto allentare la pressione, e in parte forse anche la paura, che la bomba atomica continua invece a esercitare sulle nostre vicende sociali e politiche. A livello internazionale queste si reggono, in buona sostanza, sull’equilibrio della reciproca paura, ancorché questa, come abbiamo accennato, appare superata nel sentire comune della collettività, che sembra dimenticare, o forse ignora, o forse tiene in non cale, che nel mondo sono ancor oggi custodite testate nucleari in numero tale (una stima fa ascendere il loro totale a oltre 16mila) da poter cancellare, in caso di impiego, ogni forma di vita in pochi attimi. È possibile un’inversione di tendenza? È possibile superare il concetto del si vis pacem para bellum sul quale sembrano poggiarsi le attuali, sempre fragili, speranze di pace nel mondo?
Albert Einstein. Credit: Library of Congress Washington D.C.E’ proprio questo uno degli obiettivi della mostra multimediale itinerante in corso in Italia, “Senzatomica”, che sta riscuotendo buon concorso di pubblico e di consensi (a Roma dai primi di marzo al 26 aprile: tra le altre sedi Firenze, Pesaro, Bologna, Milano, Cagliari) per illustrare la realtà d’oggi con interviste, filmati, pannelli, effetti sonori, avendo come obiettivo sottinteso quello di coinvolgere le coscienze individuali. "Il disarmo parte da me", viene infatti ripetuto come un mantra, nei totem e sui volantini che supportano l'iniziativa. E non è un caso che l'evento sia stato organizzato dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che considera la vita come il bene più prezioso, secondo i dettami dell’insegnamento buddista. Tema trainante della mostra è che bisogna arrivare ad una presa di coscienza interiore, a partire da ogni singolo individuo, per trasformare il mondo circostante.

Per saperne di più
"Senzatomica": dove e quando - A Roma la mostra multimediale sul disarmo nucleare è visitabile fino al 26 aprile nello spazio Factory dell’ex Mattatoio, a Testaccio (piazza Orazio Giustiniani, 4). L’ingresso è gratuito, con il seguente orario: lunedì 9.00 – 13.30; da martedì a domenica 9.00 – 21.30. Info su www.senzatomica.it
Test nucleare: è un'esplosione nucleare condotta principalmente a scopi militari, per verificare la potenza di un ordigno in fase di progettazione o per verificare l'efficienza di un ordigno presente in un arsenale. Sono dieci gli Stati che fino ad oggi hanno condotto esperimenti nucleari: Stati Uniti d'America, URSS/Federazione Russa, Regno Unito, Francia, Cina, India, Sudafrica, Israele, Pakistan e Corea del Nord.
Si vis pacem para bellum: celebre detto latino il cui uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, fine del IV secolo.

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