Fonte: Patrizia Molinari

Racconti epici e divinità induiste immortalati da Patrizia Molinari

Mostra fotografica: Angkor 2015
di Giuseppe Bellavia

Per noi occidentali la cultura asiatica rappresenta molto spesso un mistero. Attraverso l’arte millenaria, certi misteri prendono forma e vengono svelati e preservati. In tal modo il tempio di Angkor Wat in Cambogia custodisce gelosamente e tramanda le leggende induiste contenute nei testi sacri Ramayana e Mahābhārata.
L’imponente edificio sacro, voluto dal re Suryavarman II, che lo dedicò a Vishnu, e risalente al 1113-1150 d.C., presenta una singolare strabiliante architettura attorniata dalla maestosa vegetazione che vi aggiunge un fascino unico, tipico del sud-est asiatico.
Il mistico scenario descritto diviene ambientazione di bassorilievi di incredibile fattura, capaci di esprimere il movimento delle figure e la grandezza del passato di un Paese oggi devastato dalla guerra e dalla povertà. L’artista Patrizia Molinari, folgorata dall’incredibile bellezza di simili opere, ha raccolto attentamente i tratti maggiormente significativi ed emozionanti di uno sterminato avvicendarsi di storie rappresentate sulla pietra.
S’intrecciano così storie di divinità e guerrieri, amori e distruzioni, potenti ed oppressi. Sviluppando così una narrazione educativa per il devoto ed estremamente affascinante per l’osservatore laico. Le figure rappresentate sembrano scalpitare per emergere dalle fotografie scattate dall’artista e paiono soffrire l’immobilità lapidaria cui sono state condannate dagli antichi autori.
Patrizia Molinari è nata a Senigallia nel 1948, vive e lavora a Roma ed è professore emerito di storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, Napoli e Roma.
Da sempre compie una ricerca sul Bianco e sul Monocromo, studia le interazioni con la Luce per arrivare a lavorare sulla luce come sostanza a se stante. In scultura lavora con vetro di Murano, vetro industriale, acciaio e pietre illuminate da fibre ottiche, ha realizzato grandi opere pubbliche tra cui l’obelisco di acciaio e gun light “Verso lo spazio” per il quartiere di Tor Bella Monaca a Roma, una scultura di pietra e luce “Venere” per il Parco Archeologico di Crotone; “Colonne e Capitelli” per Delfi e “Arturo” a Senigallia.
Attualmente usa la fotografia per indagare gli stessi concetti di luce, acqua e bianco sempre riferiti a temi della natura e delle origini. Ha collaborato con la Casa Editrice La Mausette di Bruxelles per Rehab. Nel 2013 è stata invitata ad Arte Fiera di Genova, all’Art Athina Internetional Contemporary di Atene, al Present’Art Festival di Shanghai, a Tabula Rasa al Museo del Paesaggio di Torre del Mosto, a Cartaria Studio Arte Fuori Centro e a Photissima Art Fair di Torino. Ha partecipato alle Biennali di Venezia, Emirati Arabi, Bangladesh e tenuto conferenze di Storia dell’Arte Contemporanea in Italia, Inghilterra, Grecia, Emirati Arabi, Bangladesh e Oman. Le sue opere sono presenti in musei italiani e importanti collezioni private in Europa e negli Stati Uniti.
L’artista ha dichiarato: “Straziata dalla povertà della Cambogia, indignata per la distruzione operata dai Khmer Rossi nell'assordante silenzio dell'Occidente, tanto più la bellezza dei monumenti è diventata per me, un’emozione insuperabile.”
La mostra, curata da Manuela De Leonardis, presso la libreria Acta International (in via Panisperna, 82 a Roma), dal 22 aprile al 22 maggio 2015, permette di immergersi, attraverso gli occhi dell’autrice, in una realtà epica distante dai canoni cui siamo abituati, riuscendo a cogliere la raffinatezza di una storia lunga un millennio, con scatti scientemente selezionati da occhi particolarmente sensibili alla bellezza.

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