Matteo Renzi tiene un comizio nella festa dell'Unità di Bosco Albergati in sostegno alla sua candidatura come segretario del PD (CC BY-SA 4.0)

L’esplosione del Pd e i rischi per la stabilità e il governo

La scissione? Sì, no, forse
di Roberto Mostarda

Tanto tuonò che .... piovve! L’antico detto ci aiuta a cominciare questa analisi degli accadimenti della politica nazionale all’indomani del gran passo di alcuni esponenti del partito democratico verso la separazione e per la creazione di un nuovo “soggetto politico” della sinistra. Se non fosse questa un’espressione consueta di questa area politica, potremmo dire di essere dinanzi ad un grande cambiamento. Con buona pace dei suoi artefici, però, non è affatto così. Per vari ordini di motivi. Il paese non è più quello di 20 anni fa, la società italiana non è più quella di venti anni fa, i problemi sociali ed economici non sono più quelli! L’unica cosa che gli scissionisti “de sinistra” del Pd non capiscono è proprio questa: la società si è parcellizzata, la fine dei partiti di massa, la crisi endemica e di rappresentanza dei sindacati dovuta alla sfiducia dei cittadini dinanzi a un sistema squilibrato e fatto anche di zone d’ombra, ha rovesciato prospettive ed analisi.
Chi come D’Alema, Bersani e i dirimpettai di Sinistra Italiana pensa che si possa tornare al buon tempo antico delle bandiere rosse che garriscono al vento, condite con gli slogan classici della lotta di classe del secolo scorso, inventandosi il necessario nemico di classe contro il quale scatenare la macchina da guerra, sia detto con metafora non ha capito un “acca”! Oltre a tutto mostra chiaramente come quel personale politico scaturito dalla fine del Pci e graziato dalle inchieste giudiziarie, non abbia mai voluto realmente capire i cambiamenti avvenuti nel paese, il distacco dalla politica, la sfiducia nei politici, la ricerca spasmodica di una nuova forma di rappresentanza sociale e di interessi leciti. Come ai tempi del comitato centrale - cui, ricordando la battuta, D’Alema si iscrisse direttamente senza passare per le sezioni!! - tutto andava fatto ma sempre per salvare quella che Bersani ha definito la”ditta”.
Ecco il punto cruciale: la sinistra non solo italiana, ma questo è il nostro caso, non ha mai voluto realmente rappresentare il paese nella sua interezza e complessità, ma ha sempre e solo cercato di farlo essere di sinistra, per così dire. Agli occhi di costoro un paese per essere giusto “deve” essere di sinistra. Che una collettività ampia come quella nazionale frutto di tanti secoli di storia sia fatta di altre radici, di altri percorsi, di altre storie sociali e politiche, non ha mai costituito un territorio di analisi: tutto doveva e deve essere inserito nelle categorie “marxiane” che non prevedono la dialettica tra idee diverse, ma soltanto la eliminazione delle idee diverse in nome della sola idea “possibile”! Una visione ideologica devastante sia ai tempi delle rivoluzioni ottocentesche (dove forse qualche elemento di positività vi era) che per tutto il secolo breve dove la logica rivoluzionaria di sinistra ha prodotto - per il suo massimalismo e la sua connotazione “escatologica” -  la reazione più spaventosa che si potesse immaginare partendo proprio dalle impostazioni “socialiste” coniugate poi in dittatura non del proletariato ma di un singolo uomo!
Ecco allora che si capisce che cosa vogliono fare gli scissionisti ed è riportare indietro l’orologio della storia, a quelle categorie confortanti che riscaldavano i cuori ma che non hanno mai permesso di costruire un paese nuovo. Un conto è stare all’opposizione perenne, un conto analizzare e comprendere un paese articolato come il nostro e governarlo. Ecco un altro punto: in realtà costoro non sanno come governare il paese e cercano sempre di piegarlo alla loro visione miope e sconfitta dalla storia!
E’ anche evidente che lo zibaldone costituito dal “nuovo” che avanza dopo la rivoluzione renziana nel Pd, rappresenta esso stesso più un problema che una soluzione. La maggioranza di chi resta è essa stessa in fibrillazione perché non tutti i “vecchi” leader se ne vogliono andare. E pur tuttavia, è quella visione che ha permesso di ampliare i consensi e di governare il paese e provare a cambiarlo in direzione più moderna ed efficiente. Un dato evidente ma che secondo gli scissionisti ha “tradito” l’idea! Peccato che nel Pd di idee ve ne fossero almeno due e non volendo confondersi con l’altra meglio andarsene!
La scelta fatta di spezzare gli ormeggi, unita all’ennesima scissioncina in Sinistra Italiana e alla spaccatura nella Cgil, non è una buona notizia per l’Italia e per la stessa sinistra italiana. E’ un passo indietro, una dichiarazione di impotenza e una rinuncia ad essere determinanti dall’interno. Singolare infatti l’affermazione che con il Pd si continuerà a dialogare (naturalmente quando Renzi sarà un ricordo). Ed è una sconfitta per tutti, per il Pd, per gli scissionisti, per il centrodestra tradizionale, per l’area moderata del paese senza più rappresentanza. L’unico a sorridere è Grillo che pensa di raccogliere i frutti di tutto questo sulla base del suo non partito, con il suo non programma, nel rifiuto di ogni forma di politica, ma senza proporre alcunché di comprensibile e coerente per il paese al quale  lo stesso guru annunciava e augurava la “decrescita felice”, ossia una sorta di suicidio assistito, come dimostra il suo appoggio alla sindaca di Roma il cui fine sembra non essere quello di far rinascere la città, ma quello di farla lentamente spegnere! Una bella prospettiva anche questa come quella dei reduci usciti dal Pd!
Sembrano lontani milioni di anni i discorsi veltroniani (all’assemblea del Pd è apparso e ha fatto salire la temperatura dei cuori per qualche momento) in cui partendo dalle proprie posizioni si voleva comprendere l’altro, il famoso “ma anche” inclusivo e politicamente vincente senza preludere a confusioni dannose!
Ora, più prosaicamente, siamo ai tempi del “ma non” dei pentastellati. Della serie le Olimpiadi no ma lo stadio della Roma sì, oppure l’ormai evidente refrain: sono indagato? Sì, “ma non” mi dimetto. Oppure l’appoggio ai tassisti in rivolta senza mai delineare una politica chiara e coerente per il trasporto pubblico o in concessione come agli Ncc o a sistemi come Uber , oppure per la circolazione cittadina, le strade, i rifiuti, e via dicendo! “Ma non” il ritornello, purtroppo devastante per la città e in prospettiva nazionale per il paese!

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