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Visioni politiche opposte e parziali. E l’interesse del Paese?

Idee confuse, fatti concreti
di Roberto Mostarda

Quel  che appare sempre più evidente, guardando con occhio libero e distaccato, la situazione politica nazionale, è una distanza sempre più percepibile tra le parole, le indicazioni, gli slogan dei leader e degli esponenti delle forze politiche e la reale condizione nella quale il paese si trova e gli interventi che sarebbero necessari per rimetterlo in condizioni di crescere e riavviare lo sviluppo!
Ogni forza politica sembra persa dietro le proprie particolari visioni senza un reale collegamento con la realtà o al contrario avvolta dalla propria visione “aumentata” della realtà anch’essa scollegata. Le analisi e le proposte non presentano alcuna coerenza e neppure una qualche parvenza di completezza che tenga conto dell’insieme degli equilibri del sistema nazionale! Si va avanti per approssimazioni, per emergenze reali o presunte, per reazioni irrazionali, per parole d’ordine tanto vaghe e irruente quanto lontane dal reale!
Insomma le idee non ci sono e, se ci sono, sono confuse, mentre i fatti e le esigenze del Paese sono estremamente concreti. L’Italia avrebbe bisogno di una semplice e ampia idea di sviluppo, fatta di modernizzazione dei sistemi, di eliminazione di strettoie burocratiche, di efficienza ed insieme, necessariamente e come corollario ineliminabile, di onestà e correttezza. Invece si ritrova con procedure di un secolo fa ma rilette alla luce dei vari criteri 2.0, 3.0, quando anche non 4.0, con le inevitabili complessità e farraginosità. Con una burocrazia che più si cerca di snellire e più “inventa” adempimenti successivi che complicano. Risultato onestà e competenza rischiano sempre di cedere il passo a disonestà e corruzione.
In una tale condizione, sarebbe fondamentale il ruolo della politica, la capacità di una visione di insieme dove regolare un settore non può prescindere dal collegamento con gli altri. E invece, si procede per aggiustamenti, mezze misure, interventi parziali e spesso incoerenti con il risultato opposto alle premesse e alle necessità.
La distanza si misura su tutto l’arco politico e non risparmia né partiti tradizionali né movimenti o sigle temporanee. Nessuna di esse e nessun leader è capace di parlare al Paese nel suo insieme e quel che è più grave nessuno riesce a rappresentare realmente interessi, idee, aspettative, ma soltanto grumi di interessi specifici, sprazzi di esigenze e via via sempre in maggiore confusione. Unico assente in questo quadro, l’interesse del Paese, l’interesse nazionale.
Una breve analisi per spiegare meglio queste premesse. Il partito democratico dopo il referendum perso da Renzi e la miniscissione di Bersani e D’Alema è alla ricerca di un nuovo equilibrio. Le primarie che si svolgeranno tra poche settimane indicheranno una leadership, probabilmente quella dello stesso Renzi, ma non una politica. Anche perché in modo soft Orlando e in modo molto più dirompente Emiliano, i suoi competitor continueranno a contrastarlo anche dopo il risultato, in ossequio alla deriva tipica della sinistra per la quale “io sono “assai più migliore” di te” (ci si perdoni l’aberrazione lessicale). Sino a che le diverse anime del partito non imboccheranno la via della conciliazione tra diversi e inseguiranno la prevalenza di un’ortodossia qualsivoglia, sarà difficile che il partito possa mantenere una leadership nazionale capace di coagulare consensi e rappresentanza e di sostegno stabile al governo. Una debolezza che incrina anche le possibilità di una politica seria e coerente per il paese. Gli autori della diaspora e quanti hanno da questo versante sostenuto il no al referendum del loro stesso allora partito, possono essere soddisfatti, hanno rinnovato l’antica tradizione trasformista nazionale e riportato indietro l’orologio della politica.
Per il centrodestra più che di diaspora si sarebbe dovuto parlare di implosione. Le divisioni restano evidenti malgrado il consenso all’insieme delle sue forze potrebbe essere prevalente sugli altri. E’ assai difficile tuttavia che dalle sparate di Salvini (l’ultima la denuncia di premier, governo e comandi militari per traffico di migranti, sic) possa emergere una coerente azione e visione nazionale e che se mai vi fosse, possa coniugarsi con il liberalismo residuo di Forza Italia e con la visione di leadership di Berlusconi. L’unico possibile fronte di alleanza potrebbe essere quello con la destra che fu di An, ma non appare semplice coniugare la visione italiana e sovranista di Meloni e compagni con la retorica nordista (pur se con opportunistiche pennellature sudiste) del leader della Lega. E come possa questo mosaico ricomporre una sorta di casa dei moderati che recuperi anche la parte governativa di Alfano e alleati, appare assolutamente incomprensibile oltreché improbabile allo stato attuale. Ma la prospettiva di governo potrebbe produrre qualche cambiamento!
Confusione di leadership e soprattutto difficoltà locali, sono invece il pane quotidiano per i cinquestelle, ancorché indicati dall’Italia arrabbiata e delusa dalla politica tradizionale, come possibili vincitori di un paese equamente diviso in tre parti quasi eguali. La leadership di Grillo non sembra in discussione ma è tanto più vacua quanto più appare altisonante con le parole d’ordine di sempre, gli ukase, le epurazioni e le espulsioni richieste al web sulla base delle sue indicazioni le cui motivazioni sono naturalmente riservate e solo da lui conosciute. Ancora del tutto inconoscibile il senso della leadership di Davide Casaleggio, per ora protetta dalla mitica piattaforma Rousseau il cui valore sembra essere molto simile alla famosa araba fenice. Intanto perde pezzi e vive di scontri interni sempre più forti la rappresentanza locale del movimento mentre i leader nazionali per così dire, sembrano interessati solamente allo loro magnifiche sorti e progressive per ora sostenute dai sondaggi elettorali.
Da qualsiasi angolo si guardi, in attesa delle prossime elezioni politiche e delle prossime amministrative ancorché parziali dalle quali potrebbe arrivare qualche indicazione, lo scenario non appare confortante!

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