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Renzi torna e irrita Grillo e Salvini e i suoi ex compagni di partito

Il gioco dei quattro cantoni
di Roberto Mostarda

I quattro cantoni è un gioco da bambini tradizionale; lo si gioca in genere all'aperto o in una stanza abbastanza grande, e bisogna essere almeno in cinque. Un giocatore, scelto in genere a caso, "sta nel mezzo". Mentre gli altri stanno nei quattro cantoni o angoli dello spazio di gioco che è più o meno un quadrato. Lo scopo del gioco è scambiarsi di posto occupando il cantone libero senza farsi anticipare da chi sta nel mezzo. Chi rimane senza angolo sta nel mezzo. Se i giocatori sono molti sono possibili varianti aumentando il numero dei cantoni e anche quanti stanno nel mezzo.
Una breve digressione ludica, per così dire, per tentare una fotografia della situazione politica italiana, dopo e durante, le primarie del Pd!
L’analisi dotta di politologi e commentatori, qualcuno visibilmente interdetto per gli avvenimenti, ha sottolineato come l’appuntamento precongressuale del partito indichi una disaffezione al voto, conta i numeri che mancano alle mitiche primarie del passato, con l’evidente intento di delimitare, confinare, sminuire quanto è avvenuto! Ogni analisi parte da un assunto comprensibile, coglie i dati e poi arriva a conclusioni che ogni soggetto pensante può valutare a suo modo. Il dato storico, per così dire, è che considerando la scissione di qualche mese fa, il sistema pd abbia retto contro detrattori e critici. Abbiamo più volte sottolineato come la leadership di Renzi e della sua maggioranza abbia a volte travalicato i confini del corretto svolgersi dei rapporti interni, ma è altrettanto evidente come tali rapporti per qualcuno siano stati concepiti solamente come preludio alla cacciata del leader-nemico. Ora, i conti si faranno sul dato emerso dalle urne: gli iscritti al partito sono intorno al mezzo milione, i voti espressi per i candidati sono stati quattro volte tanto, con un coinvolgimento dunque di persone che non sono organiche al partito, ma che appartengono alla società nel suo insieme. Quelli che sono mancati sono quelli ammaliati dalle sirene scissioniste in minima parte, ma soprattutto da quell’area dell’ex sinistra comunista che continua sempre ad immaginare di riprendere la guida della classe operaia, immaginando un paese e una classe lavoratrice che non c’è più e non da oggi, con l’inevitabile difficoltà di rappresentarne idee, valori, aspettative.
Ma torniamo all’assunto principale, quello del gioco dei quattro cantoni. Come dice la spiegazione iniziale occorre essere almeno cinque o comunque multipli dispari. Il senso è logico e percepibile icto oculi anche per chi non abbia mai partecipato a questi trastulli di una volta: qualcuno deve necessariamente rimanere nel mezzo allontanato dal suo posto sicuro dalla velocità e maestria degli altri contendenti.
La fotografia della nostra realtà politica, mentre il capo dello Stato continua a richiamare alla necessità di completare il quadro delle riforme e soprattutto quello della legge elettorale, chiamando a valori alti e di tutti e non a convenienze particolari, è quello del gioco in questione.
I cantoni (grosso modo tradizionali anche in senso numerico) sono cinque: il Pd, gli scissionisti, Forza Italia, la Lega e il movimento cinquestelle. Le evoluzioni in corso da mesi e che, in occasione delle primarie pd, hanno fatto mostra di sé sono apparse esattamente intese come il tentativo dell’uno verso l’altro di lasciare il nemico-avversario con il “cerino in mano” come si usa dire o nel mezzo dello spazio tra i cantoni.
Così abbiamo assistito a Grillo che irrideva a Renzi e alle primarie flirtando indirettamente con gli scissionisti sperando in un flop, a Salvini che nella sua deriva lepenista immagina scenari con tutti fuori e la Lega al governo di un’Italia fuori dall’euro e forse dall’Unione in amorosi sensi con la Brexit, al vecchio ex cavaliere in cerca di una nuova stagione che assicura Renzi per un’eventuale gross coalition in caso di affermazione cinquestelle e di “governo di salute pubblica” e al tempo stesso si immagina alla guida di un centrodestra vincente che marginalizza e depotenzia il leader leghista. Intanto gli scissionisti che, quali novelli bolscevichi, immaginano di rovesciare il regime dello czar (vocabolo slavo che deriva dal cesare latino) Renzi alleandosi anche con il diavolo se necessario, o vagheggiando sinistre immaginifiche con Pisapia e ad altri esponenti in cerca di partito! Intanto, l’ex premier e di nuovo segretario del pd che tesse la sua tela per rendere inoffensivi oppositori di sinistra esterni ed interni. Ancora, non vanno dimenticati i battitori liberi centristi o di varia estrazione che lesti più di ogni altro corrono continuamente di cantone in cantone per occuparne uno anche per poco in contrapposizione, interposizione a qualcun altro dei contendenti! Insomma, una realizzazione perfetta e plastica del vecchio gioco di cortile del tempo che fu! Una gran confusione ammantata di presunte idee risolutrici dove più che concezioni e pensieri per il Paese prevalgono le bizze quotidiane di ogni leader, alle prese anche con le contraddizioni del proprio ambito che spesso si cerca di esorcizzare in outsourcing per così dire, cioè buttandole nell’agone in modo da scompigliare le carte e le posizioni degli altri e lasciare detriti sul campo che rendono tutto più difficile!
Complesso, in questo quadro confuso e velleitario, pensare ad un’azione di governo coerente, decisa e chiara (non per questo che veda tutti soddisfatti) che affronti i nodi che affliggono il nostro paese oggi e qui, non ieri e non domani. L’ennesima e forse conclusiva crisi di una compagnia aerea una volta grande ed apprezzata come l’Alitalia sarà palcoscenico privilegiato sulla capacità di impedire l’ennesimo scempio dei nostri beni comuni, sulla pelle di chi lavora, e riallineare l’Italia al ruolo che le spetta in Europa, quello di fondatrice e protagonista e non di osservato speciale, perenne e comodo capro espiatorio per gli altri! Un po’ di dignità non guasterebbe!

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