Nuovo Sistema Elettorale. Denominazione del nuovo sistema elettorale “fake system”

La legge elettorale latita nell’indistinto e nel confuso

Se votassimo con l’ircocervo?
di Roberto Mostarda

Le settimane della politica si susseguono con sussulti, piccoli passi avanti, stasi improvvise e incomprensibili, mentre tutti accusano tutti di voler andare alle elezioni anticipate, tutti rintuzzano a tutti l’accusa di essere dei fomentatori e mentre continua inesorabile il gioco al piattello, al rimpallo e a rimpiattino sui risvolti giudiziari di questo o quel personaggio, questo o quell’esponente politico di maggioranza soprattutto, al fine di motivare una crisi che nessuno vuole, naturalmente, ma che tuttavia sarebbe gradita a molti, tranne ovviamente al premier Gentiloni alle prese con gli affari correnti e con molti importanti appuntamenti internazionali.
Viviamo ormai nella stucchevole condizione di avvertire ogni giorno un fondo di dichiarazioni di guerra, accuse apodittiche, minacce verbali e non, richiami alla giustizia, all’anticorruzione, a volte persino al Papa, con la altrettanto sgradevole sensazione di essere in un teatrino dei pupi che si agitano sul proscenio. Solo che a ben guardare, e a differenza del passato, non possiamo stabilire con certezza chi è il puparo, chi tiene le fila, chi muove i burattini!
Forse per l’ovvia considerazione che non c’è, oppure per la meno simpatica considerazione che sono in troppi a ritenersi tali e tutti sono parti in commedia, ma una commedia via via più tragica per il paese.
Quel che colpisce, dopo decenni di commissioni bicamerali, di confronti sulle riforme istituzionali, di scontri furibondi sfociati nel referendum semi tombale del 4 dicembre, è che nulla si muove realmente. Dire che tra le poche cose che i cittadini in questi anni hanno chiesto vi è certamente la necessità di governi che governino, sappiano incidere sulle cose e non solo sulle tasse, di istituzioni efficienti che vanifichino il malaffare, la corruzione nell’unico modo possibile, la vigilanza continua, la rapidità di intervento, l’assenza di ogni forma di consociativismo o di logiche del tipo: “non tocchiamo lì perché se no ci succede questo o quest’altro”!
Ogni giorno si sente parlare delle necessità di riformare questo o quel settore, di intraprendere la strada di una radicale modifica di assetti, logiche, organizzazioni, di sciogliere infine i nodi che da sempre attanagliano ogni tentativo di fare passi in avanti nella direzione di un paese moderno. È preoccupante che si sentano idee e progetti che riportano a nodi irrisolti di venti, trenta, quarant’anni fa! Certo, si dice, oggi nella società 2.0, 3.0 e ancora 4.0 e via così, il momento è topico per poter procedere e cambiare. Nulla di più inverosimile.
Siamo il paese nel quale ogni strumento moderno, informatico, tecnico per espletare la sua funzione deve ancora passare nelle maglie di una burocrazia semi ottocentesca nelle sue prassi, nei suoi ritardi, nella sua stessa modalità organizzativa. Difficile conciliare le necessità a livello globale di imprese e imprenditori lanciati nella web society, nel mondo in rete, mentre i nostri uffici ancora combattono con registri e archivi non digitalizzati. Come ben sa chi ha a che fare con questa realtà, spesso ci si trova in terra incognita, a sperimentare strade non percorse, sistemi tutti da verificare, ma che consentono di bypassare meccanismi altrimenti devastanti, salvo poi ritrovarsi alle prese con la burocrazia, in un domani in cui l’idea, l’impresa ha magari sfondato all’estero e da noi rischia di venire rallentata e bloccata!
È evidente che un paese così non riesca a stare al passo con gli altri più grandi se non a prezzo di sforzi immani e frutto spesso di volontà e generosità varie.
Questo paese, dove le riforme languono, dove la popolazione appare al tempo stesso confusa e consapevole di voler cambiare pur avendo a disposizione partiti e movimenti che non rappresentano esattamente quel che si vorrebbe, si trova tuttora, come otto mesi fa sul limitare di una necessità istituzionale sottolineata più volte da presidente Mattarella: costruire una legge elettorale coerente per le due camere, che sappia coniugare al massimo grado possibile la governabilità con la rappresentanza delle diverse anime politiche e sociali presenti.
Tra minacce di crisi, tra novene di qualcuno e scongiuri di qualcun altro, e rassicurazioni di stabilità si continuano a sentire voci confuse e scoordinate. Si balla dal sistema proporzionale a quello corretto in senso maggioritario, al turno unico, ai due turni, al ballottaggio. Alla tedesca, no alla francese, perché no alla spagnola!
Ogni tanto esce fuori un coniglio dal cappello con una mirabolante proposta di mediazione che potrebbe mettere tutti d’accordo, poi tutto si vanifica e si continua a blaterare senza costrutto. Le bozze di riforma e quelle di accordo portano i nomi dei più sconosciuti esponenti di questo o quel partito, vittime sacrificali del gioco al massacro e facilmente dimenticati quando a parlare sono i big; ma la nebbia non si dirada.
Ecco allora, ci sia consentita una digressione scherzosa ma non troppo. Perché stante la situazione di confusione e di non accordo, non si decide in modo coraggioso di andare a votare con il sistema che potremmo definire “ircocervo”? Come ci dice il dizionario con questa parola si fa riferimento al nome d’un animale favoloso, che partecipa della natura del capro e del cervo. Un termine usato per lo più, già in latino, in senso figurato con riferimento a cosa assurda, inesistente, chimerica e simili!
Nulla di più aderente alla nostra attuale situazione istituzionale e politica! Dove convivono logiche contrarie, contrastanti e inconciliabili. Dove ognuno vuole andare da qualche parte ma senza riuscire a renderlo chiaro in assoluto al cittadino e all’elettore!
Dunque se confusione deve essere, se assurdità deve essere, se chimera deve essere, perché non proviamo l’ircocervo? Cosa sia è evidente, non è chiaro ad alcuno, magari scopriamo che abbiamo trovato il modello giusto? Quale modello, dirà chi ci legge?
Ma ovviamente nessuno è in grado di dirlo!

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