Manifesti elettorali in piazza del Duomo a Milano per le elezioni del 19 maggio 1968 (Fonte: Almanacco storia illustrata 1968)

Legge elettorale, chi sceglie, chi attende, chi spera

E il balletto continua
di Roberto Mostarda

Nella tarda primavera di quasi cinquant’anni fa, nel mitico per molte generazioni, 1968, uno slogan ebbe fortuna e catturò l’attenzione di simpatizzanti e detrattori: l’immaginazione al potere! Come un mantra si pensò che fosse il grimaldello per scompaginare il vecchio sistema, avviare il mondo almeno occidentale verso nuovi destini più propizi, una volta sanate le ferite del secondo conflitto mondiale e dell’orrore che aveva prodotto nell’intero pianeta. O per converso, l’inizio della fine del sistema di valori occidentali, la vittoria della spinta rivoluzionaria delle nuove generazioni, disancorata da tutto ciò che era stato! Come è andata lo sappiamo bene, è divenuta storia ormai e di quello slogan si conserva soprattutto il valore immaginifico, più che il caos concreto che un’azione senza finalità ma solo grandi idealità confuse e poco concrete, portava con sé, insieme alle strategie per contenerne gli effetti in quel mondo ancora bipolare in cui questo avveniva.
Lungi dal volersi addentrare in un’analisi storica e sociologica di quegli anni lontani, il riferimento calza però a pennello alla situazione in cui versa il nostro paese sia in politica che in altri campi, formativi, economici, sociali e via dicendo.
Restando per così dire all’essenziale, a quel livello politico o presunto tale, sul quale proviamo a fare sempre qualche riflessione, potremmo dire agevolmente che il confronto-scontro in atto tra le forze politiche sul tema della legge elettorale, intesa come madre di tutte le possibili evoluzioni del paese, mostri sempre più le caratteristiche specifiche di quel mantra, l’immaginazione al potere, dunque. Nella speranza che al potere però non arrivi essa ma qualcosa di più chiaro e comprensibile!
Basta guardarsi attorno, in un giorno qualsiasi e porre l’attenzione a quanto viene dal dibattito politico, per rendersi conto che non tanto l’immaginazione ma piuttosto la confusione rischi di agire sul proscenio. Proviamo a descrivere. Proporzionale, maggioritario, proporzionale corretto con elementi maggioritari, maggioritario addolcito con elementi proporzionali, modello tedesco, modello francese, modello spagnolo, turno unico, doppio turno, mattarellum uno e mattarellum due, consultellum, legalicum, rosatellum! Ancora, capilista bloccati, capilista liberi, liste aperte, liste chiuse. Anche chi conserva qualche elemento di posatezza mentale e prova a capire si imbatte subito in un mare magnum di confusione e in un affastellarsi senza senso degno di una vendita all’incanto in un mercatino occasionale, con il banditore che continua a ripetere di tanto in tanto il mitico richiamo “me ne .... vadoooo!”
Si parla, si minaccia, si immagina, il ricorso alle urne ora in estate, ora in autunno, forse la prossima primavera, alla scadenza naturale della legislatura come richiede il capo dello stato, si delineano possibili accordi pre e post elettorali, strategie di grandi alleanze, di conventio ad excludemdum, ma nessuno dice chiaramente cosa pensa e perché. Il cittadino comune non sa quando potrà esprimersi, sulla base di quale sistema e con quali risultati una volta espresso il proprio voto. Non c’è che dire: se immaginazione è, essa è al tempo stesso sicuramente frutto per così dire dell’assunzione di sostanze psicotrope come si afferma in presenza di allucinazioni. Sostanze fatte di autoreferenzialità, di incapacità di dialogo costruttivo, di ostracismi, di negazioni, di mancanza soprattutto di un terreno comune che consenta di delineare un tessuto connettivo unificante dove le diverse posizioni possano esprimersi ed essere valutate chiaramente. Nessuno sa più perché chiedere il voto ai cittadini, ma ci si arrovella per prevederlo e agire di conseguenza: una follia quotidiana dove è difficile scorgere il dato identificativo di un politico: idee chiare, scopi definiti, grande capacità di conciliare valori irrinunciabili con contemperamenti necessari.
La fotografia politica ci indica un solo apparente monolite tetragono e anecoico rispetto al contorno: il movimento cinquestelle. Solo che è monolitico perché chi lo guida ammette soltanto le proprie visioni. Tetragono solo in apparenza se si pensa a quanti pezzi sono caduti nella lunga marcia e anecoico perché sempre più chi prende il posto dei grillini della prima ora pur confusi, manifesta un vuoto totale proprio sul piano di quelle convinzioni certo irrituali e immaginifiche con le quali i due guru originari infiammavano le folle! Ben poco resta anche di quella rutilante stagione. Al punto che qualche ragionamento su possibili collaborazioni si affaccia pur se subito tacciato di abominio per la purezza originaria che tuttavia non c’è più!
Sul fronte della sinistra sembra avvitarsi il meccanismo che ha disfatto prima il labour britannico e il Psoe spagnolo e poi i socialisti francesi e nessun Macron per ora appare chiaramente. C’è chi immagina un nuovo centrosinistra come Pisapia che flirta con gli scissionisti del Pd senza rendersi conto dei numeri in campo e di chi rappresenta cosa (l’arancione del primo nulla ha a che fare con il rude operaismo dei secondi, in una società senza operai) e immagina di condizionare il Pd. In questo ambito la leadership di Renzi succeduto a se stesso, non sarà e non potrà più essere la stessa del fu rottamatore. E pur tuttavia le primarie e i sondaggi dicono che il Pd resta l’unico partito vero sul proscenio con il quale fare i conti.
Il centrodestra, al netto della svolta animalista di Berlusconi, non sembra ancora prendere corpo e neppure se esisterà o cosa farà da grande. L’ex cavaliere non molla la leadership e ritiene di essere l’unico in grado di garantire il dialogo futuro da posizioni non populiste e non euroscettiche. Una posizione che sembra apparire sullo sfondo dell’azione leghista di Salvini che non dismette gli slogan duri e puri ma tenta di lanciare una Lega italiana e non solo nordista, per contrastare l’azione di Forza Italia o di ciò che la seguirà!
Restano poi gli innumerevoli cespugli di centro che sono come i polli di azzeccagarbugli e che pur di fronte all’irrilevanza elettorale in caso di alti sbarramenti percentuali, non riescono e non vogliono unire le forze (sindrome assai simile a quella di Bersani, D’Alema e sinistra italiana) e cercano ognun per sé approdi sicuri da qualche parte!
Nessuno sta fermo, tutti si agitano, pronti a circonvoluzioni degne del circo barnum, per prevenire o rendere nulli attacchi altrui, ognuno è in un posto e al tempo stesso in un altro in un caleidoscopio sfavillante ma non coinvolgente. Chi guarda ha la sensazione netta che è in atto un “balletto” dai contorni confusi e, soprattutto, che a dispetto di alte dichiarazioni, di volontà di chiarezza per gli elettori, per ora il balletto .... continua! Attenzione dunque agli iceberg, anche se ci avviciniamo all’estate!

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