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Raggiunto, forse, l’accordo sul nuovo sistema elettorale

Al voto, al voto, ma come e per cosa?
di Roberto Mostarda

I prossimi giorni parlamentari ci diranno se l’accordo raggiunto, forse, tra Pd, Forza Italia, 5Stelle e Lega su un sistema elettorale simil tedesco, reggerà al confronto e al tentativo un po’ di tutti di introdurre correttivi ulteriori.
La prassi è sempre la stessa, si raggiunge un’intesa, si ribadiscono i punti fermi, poi una volta in aula esce un provvedimento diverso, modificato, a volte snaturato! Per il bene della nostra democrazia e per quello dei milioni di cittadini che saranno chiamati ad esprimere la propria volontà, sarebbe auspicabile che questa volta le decisioni condivise lo siano davvero sino all’ultimo e che pur con limiti e aspetti perfettibili, il sistema elettorale che sembra avviarsi sia chiaro agli italiani che ne sono destinatari.
Lo sforzo di riunire in una condivisione ampia sui dati fondamentali del sistema democratico è certamente una buona cosa della quale va dato atto agli attori politici che ne sono artefici.
Tuttavia sarebbe miope far finta di non vedere in filigrana quanto di non detto e di egoistico vi è nelle posizioni di ognuno di essi. Come anche sarebbe scorretto e incoerente con la prevalenza proporzionale del nuovo metodo fare in modo che da esso vengano tenuti fuori con sbarramenti artificiosi e bizantini, interi settori della società: ci riferiamo al 20 per cento ed oltre di quanti in Parlamento hanno criticato e criticano l’accordo. I centristi che rischiano di rimanere fuori dalle Camere, la sinistra fuoriuscita dal Pd e il vecchio spezzone di Sinistra e libertà, ma anche Fratelli d’Italia. Tutte posizioni minoritarie certo, ma che proprio per questo banale elemento hanno il diritto di vedersi rappresentate in Parlamento come nel Paese in modo adeguato. Un proporzionale corretto con un’alta soglia di sbarramento è certamente una scelta incoerente e sbagliata anche se in nome di governabilità presunte. Farà pulizia, per così dire, ma non scioglierà il nodo più importante: la rappresentatività della società politica nazionale, il cui unico dato certo da decenni continua ad essere quello meno augurabile: l’aumento dell’astensione sintomo del distacco dalla politica e dalle scelte ad essa conseguenti!
Certo, va anche detto, il rischio paventato all’inizio di uno snaturamento, è anch’esso da considerare ma non lo si può certo limitare con atti sostanzialmente liberticidi o che inducono ad innaturali ammucchiate pur di superare le soglie con ciò innescando ulteriori elementi di futura confusione ed ingovernabilità.
Gli italiani, nella loro maggioranza, non hanno ancora capito per quali motivi il nuovo sistema alla tedesca ma italianizzato, il tedeschellum, avrebbe in sé gli elementi per equilibrare la situazione nazionale e portare a Camere rappresentative, impedendo cambi di casacca e dando risposte chiare ed immediate alla governabilità e alle scelte ineludibili da compiere in economia e in direzione dello sviluppo, e questo mentre le riforme istituzionali al palo stentano a ripartire con danno per tutti, compresi coloro che le hanno ostacolate!
Ma, citando Pirandello, potremmo dire “così è... se vi pare... il gioco delle parti”! Solo che le parti in questione non sono rappresentazioni teatrali dei vizi e delle complessità sociali ma dovrebbero essere i difensori e i rappresentanti della democrazia italiana nella sua piena espressione!
Sorge allora spontanea, anzi subitanea, una domanda, considerando gli attori della vicenda, lasciati solo tecnicamente da parte quelli che rischiano di più: si parla sempre più insistentemente di voto anticipato a settembre, forse a ottobre, perché no anche a novembre e se volessimo essere tutti più buoni a dicembre, con il Natale! Più probabile un “improbabile “ottembre. Ma con due punti interrogativi: come e per cosa! Anticipare di sei mesi rispetto alla normale scadenza mentre nel paese si consumano tragiche ristrutturazioni e si rischiano asset strutturali e strategici (pensiamo all’Ilva e ad Alitalia, in primis) con il conseguente costo ed onere, appare un po’ superficiale ancorché frutto di un privilegio della democrazia diretta. Considerando poi che se la sfida della governabilità dovesse apparire persa (al di là di patti veri, presunti o fittizi) si aprirebbe un gioco di equilibri politici, di possibili varianti di alleanze e affini tali da farci perdere mesi e mesi, arrivando all’assurdo della necessità di votare di nuovo e comunque con un governo per gli affari correnti che potrebbe vedersi prorogata la propria azione oltre i limiti dello stesso dettato costituzionale se fosse possibile. E sì, perché un esecutivo ci dovrà comunque essere, sia esso legittimo, tecnico o di salute pubblica: il paese non può affrontare i mesi a venire anche dopo il voto senza una guida non solo amministrativa ma politica seria!
Ecco allora che abbiamo due punti su cui riflettere.
Il “come” intanto. Ammesso che l’accordo regga e arrivi in porto, andremo a votare quando sarà - presto o tardi - ma senza alcuna sicurezza sul risultato. Ossia sulla governabilità e su chi, con chi, contro chi e perché!
E il secondo “per cosa”. Tutto l’agitarsi di questi mesi, scontri, polemiche invettive, ostracismi del tipo mai con loro, mai con quelli lì, quale sbocco avrà. Lo sapremo solo vivendo, potremmo dire o insieme con Rossella O’Hara sospirare “domani... è un altro giorno..!”  ma questo non ci aiuta certo a delineare un futuro di equilibrio e di stabilità per un’Italia che da troppo tempo attende un ritorno alla normalità per così dire, di gesti e scelte dove le cose corrispondono alle volontà espresse, alle esigenze e alle aspettative, senza uomini della provvidenza, senza figure carismatiche prive di carisma ma fortemente autoreferenziali, ma con la sensazione invece di persone che sappiano finalmente dare un orientamento che non sia galleggiare in cerca dell’onda giusta. Il mondo non ci aspetta e il paese continua a perdere o rischia di perdere pezzi importanti del suo tessuto umano, produttivo, strategico che nessuno ci restituirà o se sarà possibile a prezzo di perdite inaccettabili e perciò stesso colpevoli!

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